Arturo Chacon-Cruz, il fascino messicano di un tenore all'italiana

    Chacon-Cruz: "Cantare in Arena è come un fulmine, un colpo al cuore e all'anima. Sono fiero della mia origine. La bellezza del mariachi e delle sue serenate".

 

 

95 Opera Festival Arena di Verona
95 Opera Festival Arena di Verona

 

       17 anni con Placido Domingo, 80 Traviate, 50 Rigoletto, 90 Bohème, 40 Butterfly, più tenore emergente di così.

Lo abbiamo incontrato dopo la lunga e bellissima notte de "La Zarzuela" dove in una Arena esauritissima si sono esibiti Placido Domingo, il soprano Ana Maria Martinez, la Compania Antonio Gades e, appunto, Arturo Chacon-Cruz. Il tenore messicano, ha dimostrato, come nelle recite precedenti in "Rigoletto" nel ruolo del Duca, voce robusta e suadente, dal tipico timbro italiano.

 (nella foto Chacon-Cruz nel ruolo di Rodolfo, La Bohème)        

Maestro lei è nato a Sonora. E' una città, una location che evoca i mitici film western messicani. Non ha mai pensato che proviene da un terra di uomini forti, avventurosi, di frontiera?

"Siamo in realtà delle persone un po' avventurose e non solo perché legati all'immaginario del cinema. Il territorio di Sonora è una regione molto inospitale, però siamo riusciti a creare una bella comunità. E' vero, puoi incontrare dei serpenti per strada, oppure anch'io, quando ero giovane, giocavo con le tarantole. José Vasconcelos, uno dei poeti e scrittori più importanti del Messico, dichiarava che "a Sonora finisce la cultura e comincia la carne alla griglia". Io non sono mai stato d'accordo con questo concetto. Dobbiamo essere fieri di una società che ama la famiglia, che ama cantare tutti i giorni, che ama il mariachi. Siamo dei romantici, facciamo le serenate per chiedere in moglie la persona che amiano. Anche per mia moglie è stato così. Tradizione e cultura."

 

I suoi successi la stanno portando nei teatri di tutto il mondo. In più ha avuto due sostenitori molto importanti come il Maestro Domingo e il Maestro Ramon Vargas. Che cosa ha potuto imparare dall'uno piuttosto che dall'altro?

 

"Quando ho conosciuto il Maestro Domingo cantavo da baritono. Poi dietro i suggerimenti del Maestro ho studiato brani di opera da tenore e sono ritornato a trovarlo. Prima in onore di un suo compleanno a Washington ho cantato col mariachi. Ho vinto una borsa di studio Domingo e mi sono trasferito a Boston per studiare senza nessuna distrazione. Ho vinto quindi i concorsi a San Francisco, a Houston e al Metropolitan. A questo punto ero pronto per affrontare Operalia (2005) che vinco e che mi ha cambiato la vita. A Ramon Vargas devo la morbidezza e la poetica del canto, da Placido Domingo ho imparato il coraggio, la passione. Da entrambi cogli meraviglie, è un miracolo studiare con loro. Ho adattato il mio corpo e la voce ai loro insegnamenti, pur conservando la mia libertà."

 

         Ho notato che lei, oltre ad avere un grande repertorio, ha un filo rosso dedicato soprattutto a Verdi. E' il compositore che le ha dato finora maggiori soddisfazioni per la voce?

 

"Si è vero, perché Verdi è un grandissimo maestro di canto. Avevo la tendenza di fare il tenore spinto e invece Domingo mi incoraggiò a fare solo il tenore lirico. Prima di Verdi però è utile, a mio parere, cantare Puccini. E così ho fatto, soprattutto "La Bohème" e "Madama Butterfly". Ho partecipato a 21 produzioni di "Bohème" e a 40 recite di "Butterfly". Ho cercato di pianificare la mia successione di opere verdiane in base al mio studio e alle difficoltà. Ho fatto 17 produzioni di "Traviata" che equivalgono praticamente ad una ottantina di recite; quindi una cinquantina di "Rigoletto", poi il "Simon Boccanegra". Vorrei fare "Luisa Miller", "Don Carlos", il "Ballo in maschera". Fra venti anni forse "Otello"."

 (nella foto sopra, Arturo Chacon-Cruz, Rigoletto, Arena di Verona 2017, Foto Ennevi)

 Ci può raccontare della sua esperienza in Arena e di altri spazi all'aperto.

 

"Cantare in Arena è come un fulmine, grazie a Dio che sono qui, è un colpo al cuore e all'anima, è stata una esperienza energizzante. Essere presente in Arena è anche un luogo che mi commuove pensando alla memoria di tutti gli artisti che sono passati da questo palcoscenico. All'aperto ho cantato a Macerata, a Houston e molti concerti in Messico perché in provincia ci sono pochi teatri. E a questo punto devo ricordare il famoso concerto proprio a Sonora con Domingo, Maria Martinez con 20.000 persone nello stadio del Baseball. Il programma prevedeva una parte dedicata alla Zarzuela e un'altra a canzoni messicane di un mio disco registrato con la stessa orchestra. Infine ho cantato sempre all'aperto col mariachi. Da questa enorme serata a Sonora è nata l'idea di fare "La Zarzuela" a Verona che, comunque, il maestro Domingo aveva già organizzato in altre situazioni."

 Mi interessa chiederle della sua partecipazione a "La Traviata" a Roma di quest'anno, per la regia di Sofia Coppola, con la collaborazione dello Studio di Valentino. Mi è sembrata una edizione nuova e molto coinvolgente anche per i cantanti.

 "Sofia è una regista che non ha mai fatto teatro d'opera e in questa occasione non voleva fare brutta figura. Pertanto non ha creato un allestimento moderno, scioccante ma si è focalizzata sulle relazioni tra i personaggi. E' riuscita, a mio parere, a fare una messa in scena semplice, elegante, rispettosa, dolce. Voleva che gli artisti si comportassero in modo naturale, toccando situazioni umane. Io mi sono trovato molto bene e ho imparato molto. Infatti sapendo che avevo già interpretato molte produzioni dell'opera mi ha chiesto di contenere le mie modalità di tenore, di essere più intimo. Aveva ragione, e parecchi miei fans lo hanno capito."

 

Lei sa che il Sovrintendente dell'Opera di Roma è anche il nostro Commissario in Fondazione Arena e aveva annunciato alla prima della "Traviata" che sarebbe stata una edizione da esportare perché già richiesta da molti teatri. Tra l'altro prossimamente verrà replicata di nuovo a Roma. Lei vedrebbe bene questo allestimento romano anche a Verona.

 

 (nella foto Chacon-Cruz in La Traviata, Roma, 2016)

     "La Traviata" di Roma funzionerebbe benissimo a Verona, in Arena, perché ha un set che può essere collocato su questo palcoscenico. Inoltre "La Traviata" è un'opera tra le più conosciute anche in Arena e pertanto è sempre una carta vincente."

 Che opera sta studiando in questo momento, fuori del repertorio?

 "Sto studiando "Luisa Miller" e in questi giorni che mi fermo a Verona, continuerò la preparazione."

 Un'ultima curiosità, nell'antologia de "La Zarzuela" di ieri lei ha cantato un piccolo capolavoro "Te quiero, morena" di José Serrano.

 "Certamente, è bellissima. Non era nel mio repertorio ma il maestro Domingo ha insistito che la cantassi e, come per tutte le altre volte, aveva ragione. E' una piccola romanza, noi la chiamiamo una "Jota". La canzone è semplice, tu le vuoi bene, la ami in tutte le versioni, è così piccola e così completa. Ha il pregio di essere talmente orecchiabile che entra subito in sintonia emotiva col pubblico."

 Allora maestro, ci ricanta gentilmente le prime note così continuiamo a ricordarci di questa notte romantica de "La Zarzuela"

 intervista di Roberto Tirapelle

 (Si ringrazia l'Ufficio Stampa della Fondazione Arena di Verona)

 

 

(25 luglio 2017)