Home » Cinema
stampa
 
 

 

Irene Dionisio è la giovane regista torinese al suo esordio a Venezia con "Le ultime cose", film ambientato in un Banco dei pegni.

Irene Dionisio: "Al Banco dei pegni vive l'economia della speranza".

 

Venezia73 - Intervista a Irene Dionisio
Venezia73 - Intervista a Irene Dionisio
Il suo film, di cui ha scritto anche la sceneggiatura, era compreso nel programma del concorso alla 31^ Settimana della Critica e arriverà nelle sale dal 29 settembre.

A Torino una moltitudine dolceamara porta in pegno i propri averi, in attesa del riscatto o dell'asta finale. Tra i mille volti che raccontano l'inventario umano della crisi, tre storie si intrecciano inconsapevolmente sulla sottile linea del debito morale. Sandra (Christina Rosamilia), giovane trans, per sfuggire al passato porta in vendita la sua pelliccia. Il suo sguardo incrocerà quello di Stefano (Fabrizio Falco), novellino appena entrato al banco, spingendola verso una tenera ossessione. Michele (Alfonso Santagata), ex facchino in pensione, chiede un prestito ad un parente (Salvatore Cantalupo), ma questo si rivelerà fatalmente la persona sbagliata.

 

Come è stato il passaggio dal documentario al film?

"Inizialmente volevo fare un documentario ma per problemi legati alla privacy dell'ambientazione non mi è stato possibile. Invece sviluppando un film di finzione ho raccontato storie che mi hanno permesso di entrare con la cinepresa".

Cosa le interessava del Banco dei pegni tanto da scrivere anche la sceneggiatura.?

"Mi sono sempre chiesta quanto ci condizionino i problemi economici di ogni giorno, quanto il lavoro ci tenga in scacco per ottenere quali risultati. In sostanza ho voluto affrontare le dinamiche economiche che ci creiamo e che poi diventano un problema, una colpa. Il debito è diventato un sistema di cui ci troviamo coinvolti e travolti."

C'è un libro importante su questi argomenti, il "Debito" di David Graeber e sul cinema di osservazione di Frederick Wiseman. Li aveva presenti?

"Innanzitutto provengo da studi di Filosofia sociale e avevo già compiuto ricerche sul campo. Sì, ho letto alcuni saggi riguardanti l'argomento del mio film. Ad esempio quello di Graeber è il più illuminante. Il suo pensiero afferma che la nozione di debito si è estesa alla religione come cifra delle relazioni morali e domina i rapporti umani, definendo libertà e asservimento. Nella crisi attuale Graeber sostiene la superiorità morale dei cittadini rispetto a creditori senza scrupoli."

Perchè ha scelto il Banco dei pegni per intrecciare le tre storie del film?

"Mi sembrava il posto più adatto ad esprimere una economia della speranza, uno spazio dove confluiscono i vari personaggi che mi interessavano: gli impiegati, i clienti, gli sciacalli, l'interno e l'esterno. Sembra un luogo così lontano dalla vita quotidiana e invece è così vicino nella realtà".

Ho notato che ha un modo particolare di girare sui personaggi. Li riprende spesso in primo piano con una angolazione sulle loro reazioni, volto, occhi, camminata, stupore, angoscia!

"E' vero, all'interno del Banco dei pegni ho usato una angolazione che fosse uguale alla dimensione dello sportello dove vengono portati gli oggetti. E' una ritrattistica della amarezza e della speranza".

I personaggi coinvolti sono molti, il casting è stato faticoso?

"Il casting è stato lunghissimo, e trovare gli attori, sia i protagonisti che i personaggi minori, è stato difficile".

Alla fine che messaggio vuole lasciare allo spettatore? C'è un filo di speranza?

"Lascio aperto ad oguno di noi di rifiutare il compromesso, di dire di no, ma nel film non apro a nessuna consolazione. Infatti il personaggio più emblematico di questa storia che è Stefano, prima sembra non appoggiare le dinamiche del Banco, ma lungo il percorso anch'egli decide di accettare le regole perché ha un debito morale verso la sua famiglia".

"Mi incuriosisce chiederle: ha fatto leggere la sceneggiatura al Banco?

"Certamente, l'hanno letta e accettata"

(intervista di Roberto Tirapelle)

Le ultime cose è una produzione tempesta / Carlo Cresto-Dina con Rai Cinema, in coproduzione con Amka Films Productions (CH) e Ad Vitam Production (F), in coproduzione con RSI Radiotelevisione svizzera, con il sostegno di Ufficio federale della cultura (DFI), Svizzera, in collaborazione con Istituto Luce - Cinecittà. Film riconosciuto di interesse culturale con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale Cinema, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte. Distribuzione: Istituto Luce - Cinecittà.

 

Interpreti: Fabrizio Falco (Stefano), Roberto De Francesco (Sergio), Christina Rosamilia (Sandra), Alfonso Santagata (Michele), Salvatore Cantalupo (Angelo), Anna Ferruzzo (Anna), Nicole De Leo (Marilù), Maria Eugenia D'Aquino (Rosa), Margherita Coldesina (Simonetta), Matteo Polidoro (Gabriele)

 

Irene Dionisio è nata nel 1986. Laureata in filosofia estetica e sociale all'Università di Torino, ha frequentato il Master in documentarismo diretto da Daniele Segre e Marco Bellocchio, e il Master IED diretto da Alina Marazzi. Attraverso l'associazione Fluxlab, di cui è socia fondatrice, cura progetti culturali e artistici su tematiche quali l'integrazione, le politiche culturali e le questioni di genere. La sua produzione artistica include videoinstallazioni e documentari, fra cui Sponde. Nel sicuro sole del nord (2015) e La fabbrica è piena. Tragicommedia in otto atti (2011). Le ultime cose è il suo primo lungometraggio di finzione.

 



(11 settembre 2016)