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Di Silvia Zanardi
Vi racconto la malattia con il mio "Diario Piccolo"
Vi racconto la malattia con il mio

Polpette, polenta, risotto, pane, dolci, profumi. Una mamma in grembiule dietro ai fornelli. Un tavolo, voci, risate: sogni. E poi gli amici, due capitomboli, qualche presa in giro. Tutto dal basso di pochi centimetri di altezza, quelli che ti salvano dalla rassegnazione quando sei solo un bambino.
Forse, da qualche parte, esiste un posto dove si rifugiano i bambini che siamo stati. Chi, se non loro, potrebbe restituirci gli occhiali dello stupore quando proprio non sappiamo più dove cercarli. Rosa Noci ha fatto di più: della bambina che è stata ha preso anche gli occhi e si è trasformata. Ci si chiede perché, sfogliando le pagine del suo Diario Piccolo, una donna di 47 anni che da 3 lotta per sconfiggere un tumore al seno, faccia venir voglia di mangiare, di gustare un piatto casalingo, di mettersi in cucina a fare esperimenti. Rosa non lo sa. Ha preso in mano una penna ed ha iniziato a scrivere tutto: vita, ricordi, odori, sapori. Quelli di quando era piccola, gli stessi che adesso la ricongiungono alla sua storia.
"Quando mi hanno diagnosticato il tumore -racconta- sono sprofondata nella depressione, ho perso 12 chili. Ma mi sono fatta aiutare dalle persone giuste e, poco a poco, ho iniziato a riprendermi." Giornate in cui non si sarebbe mai più alzata dal letto sono diventate ore che non bastano mai, per sconfiggere la paura della morte con le parole. E oggi, nel suo Diario Piccolo ne leggiamo i primi frutti. Primi, perché un altro libro è già in cantiere.
Il diario parla semplicemente della vita quotidiana di un bambino che assorbe come una spugna il calore di una famiglia che lo ama. Attraverso le piccole cose: un piatto caldo, una carezza, un gioco con la sorella un po' dispettosa. "Quel bambino sono un po' io, sono un po' le mie figlie, e un po' anche mio fratello, che morì a soli 5 anni." Non è un romanzo autobiografico ma un racconto che accompagna le tappe dell'infanzia di Rosa fino alla prova finale: la perdita di sua madre, mancata solo pochi anni fa a causa della stessa malattia di cui oggi soffre lei. "Non c'era altro modo, per me, di iniziare ad avere un rapporto con il mio male, se non ripartire da mia madre." Il bambino di Diario Piccolo vede che la nonna inizia stare a male: un po' capisce e un po' no. La guarda, vede che il suo braccio si gonfia, ascolta i commenti dei "grandi", sente qualche pianto. Ma è un bambino, e quando la nonna chiude gli occhi la immagina volare in Paradiso accompagnata da due cavalli bianchi. La vede lui e, così, Rosa immagina sua madre ora che non c'è più.
Dai momenti in cui il cibo smette di dare consolazione, in cui corpo vuole solo lasciarsi andare sono nate delle pagine che trasmettono un'allegria ingenua, naturale. "Ci affanniamo tanto, nella vita- dice Rosa- per cose che non sono poi così importanti. E ce ne rendiamo conto solo in questi momenti." Lo ammette: "è un testamento". "Quando ho saputo della malattia mi sono detta: cosa lascio alle mie figlie? E la risposta si è trovata da sola: i ricordi più belli, la loro nonna, le grandi mangiate in famiglia, le sensazioni." Un diario che, oggi, è l'arma più bella per far vedere ad Elena e Sofia, le sue figlie, quanto sia grande il coraggio quando ti insegna a guardare oltre te stesso.
E sarà per questo che la sua forza sta arrivando un po' dappertutto. Rosa gira l'Italia con il suo libro, lo porta ovunque possa comunicare che la paura si sconfigge solo con l'amore per la vita. Quella che abbiamo avuto, quella che avremo, quella che gli altri ci hanno donato. "Io e la mamma eravamo spesso in contrasto- dice Rosa- i rapporti non sempre sono stati facili ma il nostro è un legame forte, che adesso mi rassicura più di sempre." Diario Piccolo è la prima tappa dell'esperienza di Rosa Noci nella scrittura. Dopo il bambino arriveranno la donna, l'odore del disinfettante, gli esami all'ospedale, il freddo delle pareti. Rosa sta già lavorando a questo secondo libro: più reale, anche più crudo. Che, però, non potrebbe avere vita propria senza il supporto del primo.
Vita, solo e semplicemente vita. Quella che conosci quando esci da te stesso per vederti con quello che ti gira intorno. Da piccolo, e da grande.


 

 

 

 

 

 

(28 marzo 2009)