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di Roberto Tirapelle

Il soprano Tiziana Fabbricini a Verona: opinioni incrociate sulla vocalitą e spunti polemici
Il soprano Tiziana Fabbricini a Verona: opinioni incrociate sulla vocalitą e spunti polemici

Abbiamo incontrato il soprano Tiziana Fabbricini a Verona per l'esecuzione de "La Voix humaine" di Francis Poulenc nell'ambito del dodicesimo concerto della stagione sinfonica del Filarmonico che comprende anche il "Coriolano" di L. van Beethoven e l'op. 82 e l'op.89 di J. Brahms per coro e orchestra.

Tiziana Fabbricini per la prima volta nella nostra città e a vent'anni dal suo debutto alla "Scala" - precisamente il 21 aprile del '90 con "La Traviata" nell'edizione storica di Muti -.

Dal Coro del Teatro Regio di Torino al concorso di Alessandria con "Lucia di Lammermoor", all'audizione con Muti, il passo è stato brevissimo, per alcuni forse troppo breve.

Iniziamo, quindi, da quel debutto alla "Scala".

Normalmente quel Teatro è un punto di arrivo non un trampolino di lancio.?

"Muti ebbe la grande idea di fare una "Traviata" con giovani sconosciuti. Debuttanti con un successo inaspettato. Abbiamo avuto l'onore di fare una edizione di "Traviata", come sa, a 27 anni da quella della Freni e a 35 anni da quella della Callas. Alla Scala non volevano farla e Muti ha rotto l'incantesimo, un'idea coraggiosissima, un trionfo."

A questa prima fase seguì inoltre l'edizione discografica uguale a quella teatrale (Muti, Cavani, Fabbricini).

Quali i vantaggi del successo scaligero?

"Molti i vantaggi e gli svantaggi. Nell'ambito favorevole, quasi 150 recite di Violetta in tutto il mondo. Ho incontrato, tuttavia, diverse circostanze sfavorevoli. Numerosi addetti ai lavori non hanno visto di buon occhio il fatto che sia arrivata alla Scala quale cantante 'non' affermata. Da qui, la loro serrata intransigenza nei miei confronti. Quando, invece, in altre circostanze di fronte a cantanti di chiara fama lo sono stati molto meno."

"Altra caratteristica di contrasto, la mia voce. Io non possiedo quella che si può definire una voce meravigliosa. Io non canto per mostrare la mia voce. Io canto per interpretare, per misurarmi con le difficoltà tecniche del ruolo."

Altra tappa miliare la "Lucia di Lammermoor" con Gavazzeni.

"E' stato un momento delicato della mia carriera. In realtà quella Lucia non la feci con Gavazzeni, bensì con Ranzani (a Verona il 16 e 18 aprile scorsi, ndr), che debuttava alla Scala. Ho diviso le recite con Mariella Devia. In quella occasione ho avuto dei detrattori. Del resto la mia vocalità, come ho detto prima, era diversa da quella del "belcanto". Il pubblico, ieri come oggi, va all'opera per sentire delle 'belle voci'. Sono molto amica di Renata Scotto che, per imporsi ha avuto, a suo tempo, delle difficoltà. Io, per dirla brutalmente, trovandomi senza sostegni, sono stata lasciata al mio destino."

Nel periodo della maturità artistica, ha voluto affrontare il '900 dove ha riscosso molti apprezzamenti.

"Si, con questo repertorio ho trovato la mia strada. Ho fatto "Il Giro di vite" di Britten, "La Medium" di Menotti a Cremona con il circuito lombardo."

Ora si presenta a Verona per la prima volta con "La voce umana". Predilige i compositori francesi?

"Amo molto la lingua francese e l'ho eseguita diverse volte. E' un repertorio che mi offre la possibilità di cantare-recitare, una passione che mi ha coinvolto fin da ragazza. Il recitar-cantando è un fenomeno indissolubile secondo me ma oggi non è molto praticabile. Per poter esprimere la propria anima occorre libertà tecnica. Mi rendo conto che in Italia questo contesto possa essere difficile.

"A Verona ho ritrovato il maestro Beltrami con cui ho lavorato l'anno scorso e mi sono trovata benissimo. Anche l'Orchestra è di altissima qualità."

"La voce umana" è una lirica impegnativa?

"E' un lavoro estremamente faticoso, sono 45 minuti tutti d'un fiato interpretativi. Si è soli, bisogna sviscerare i propri sentimenti, con sincerità."

Non ha mai pensato di esibirsi in Arena?

"Le confesso che non amo cantare all'aperto, l'ho fatto pochissimo nella mia carriera."

Prossimi impegni.?

"Pochi. La prossima estate inaugurerò il Festival di Martina Franca con una scelta che mi interessa particolarmente: la "Napoli Milionaria" di Eduardo, musicata da Nino Rota (di cui il prossimo anno cade l'anniversario, ndr), rappresentata solo nel 1977 a Spoleto. Quindi si tratta di una rivisitazione assoluta. Sarà al mio fianco Alfonso Antoniozzi e dirigerà il maestro Grazioli." "Mi piacerebbe ritornare ad opere come "Cavalleria", "Adriana Lecouvreur", debuttare in un "Andrea Chenier", fare un "Tabarro" o una "Fedora". Purtroppo negli ultimi venti anni si tende ad incasellare i cantanti in ruoli fissi. Lo trovo molto riduttivo."

(03 maggio 2010)