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di Emanuele Sarria
"5° Palio dell'Oca della Cittą di Legnago"

Si è svolto Domenica 8 Novembre 2009 il quinto palio dell'oca della città  di Legnago, cui hanno partecipato dieci squadre in rappresentanza delle frazioni e dei quartieri del capoluogo della bassa veronese. Erano quindi presenti al Teatro Salus, dove è stata spostata la manifestazione a causa del maltempo, i rappresentanti di Vangadizza, Vigo, Casette, Terranegra, Torretta, Canove, Porto, San Vito, San Pietro e Legnago centro, i quali, sotto gli occhi del delegato del comune Ester Bonfante, si sono sfidati per portare a casa il palio dell'oca, che nelle precedenti edizioni era andato a Canove, primo vincitore, a Porto, a Casette e l'anno scorso a Legnago centro.

Il palio dell'oca ricorda un animale da sempre presente nelle campagne venete, che per vari motivi viene associato al periodo di metà Novembre e allo stesso San Martino che si festeggia il giorno undici.

Il periodo di San Martino per tradizione segna la chiusura dell'anno agrario che si festeggiava mangiando il maiale, ma anche l'oca considerata il maiale dei poveri. La leggenda, però, che più di tutte lega San Martino all'oca è quella che racconta di quando il Santo, per sfuggire all'elezione di vescovo di Tours, si nascose in un canneto fra le oche che con il loro starnazzare lo fecero scoprire.

Il palio dell'oca, organizzato dal comune di Legnago, nasce proprio con l'intento di recuperare le tradizioni, le leggende e le abitudini legate al territorio. Dieci squadre si sfidano a colpi di fortuna nel tabellone, ambientato per l'occasione tra i monumenti e i luoghi di Legnago, in un gioco che rappresenta il concetto del bene (le oche) e del male (le avversità e gli ostacoli).

La frazione di Vangadizza è uscita indenne da tutte le difficoltà del percorso, arrivando per prima alla casella 63 e dimostrando più fortuna degli altri nel portare via il palio a Legnago centro, l'ultimo vincitore. Al contrario della gara delle scuole primarie, vinta senza discussioni da Porto, il gioco dei grandi si è concluso con le polemiche. Una norma non precisata nel regolamento avrebbe creato alcune recriminazioni da parte della squadra di Canove che, al terzo turno di lanci, ottenuto nove dalla somma dei dadi, avrebbe raggiunto la casella ventisette dell'oca che dà diritto al raddoppio del punteggio. Quindi, per una coincidenza fortuita, inanellati altri tre raddoppi, sarebbe dovuta arrivare direttamente alla casella 63, quella che le avrebbe consegnato la vittoria del gioco. A bloccare i festeggiamenti è intervenuto però il notaio, il quale ha sottolineato che il raddoppio dell'oca è possibile solo una volta, rendendo però incomprensibile come il turno precedente la squadra di Vigo avesse potuto raddoppiare due volte.

Gli organizzatori hanno affermato che è consuetudine non poter duplicare all'infinito e, per evitare proteste future, hanno definito in modo chiaro e inequivocabile questa norma anche nel regolamento scritto.

Tradizioni e leggende del territorio sono state recuperate grazie al palio dell'oca. Il gioco, però, è sempre gioco e nel limite della sportività, che tutti hanno dimostrato, nessuno vorrebbe perdere, soprattutto per via di una regola non ben codificata.

(18 novembre 2009)