Home » Legnago e dintorni » Territorio
stampa
 
 
di Emanuele Sarria
"Vigo non vuole diventare un dormitorio"

Molti potrebbero chiedersi cosa spinga la gente di Vigo a battersi per non far chiudere la scuola del proprio paese. Per trovare la risposta bastava leggere uno striscione che faceva da sfondo alla cornice di infreddolite persone che manifestavano di fronte alla scuola primaria "Gianni Rodari" lunedì 8 Marzo. "Vigo non vuole diventare un dormitorio" recitava, infatti, lo slogan coniato per l'occasione.

I problemi per gli abitanti della frazione legnaghese sono nati con il nuovo decreto legge Gelmini, il cui testo sancisce l'impossibilità di far iniziare l'anno scolastico a classi che non superano i quindici alunni. Numeri alla mano, l'anno prossimo a Vigo sono iscritti nove bambini, non abbastanza per far partire una prima.

La manifestazione svoltasi il giorno della festa della donna, gestita da un coinvolto Silvio Gandini, che già aveva preso a cuore la causa durante il suo mandato di Sindaco, era per dire no all'applicazione inflessibile della legge del ministro dell'istruzione che impedirebbe la costituzione della classe prima e quindi, secondo gli abitanti del luogo, porterebbe lentamente alla chiusura della scuola.

Oltre all'ex sindaco di Legnago, hanno preso parte anche altri politici tra cui Massimo Giorgetti e Raffaele Bazzoni del Pdl, Franco Bonfante e Roberto Uboldi del Pd e Vittorino Cenci della Lega. Tutti i politici, in piena campagna elettorale, sono scesi in piazza spendendo parole a favore della situazione della piccola scuola della periferia legnaghese, ottenendo applausi dai presenti che ora si aspettano qualcosa di concreto.

Nonostante le parole di speranza espresse dai politici intervenuti, ad abbassare un po' l'entusiasmo ci ha pensato il dirigente del Primo Circolo Oriano Modenini che, nonostante abbia sottolineato che la scuola non verrà chiusa, ha aggiunto: "Con solo nove bambini la prima non potrà partire".

I numeri dei pochi alunni della scuola fanno pensare a Vigo come a un piccolo centro destinato ad essere inglobato dalle realtà vicine. Ma la gente non ci sta e, per far capire che non si sente parte di una comunità morente, è scesa in piazza. C'erano i genitori, gli insegnanti, gli stessi alunni e i vari gruppi attivi sul territorio come la compagnia teatrale i Salvadeghi, il coro parrocchiale e la cooperativa Emmanuel. Tutti gli abitanti erano lì a chiedere che un simbolo di vita e di futuro come la scuola non venga chiuso, avviando verso un inevitabile declino una comunità che vuole esistere e che si sente attiva.

Le cifre, però, parlano chiaro. Con nove alunni non si può fare una classe. Tuttavia lo stesso decreto Gelmini prevede che la dirigenza scolastica in accordo con il Consiglio Comunale possa salvare una scuola apparentemente già condannata. Per gli abitanti di Vigo c'è quindi ancora qualche speranza a cui aggrapparsi e per cui val la pena di battersi.

 

(23 marzo 2010)