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Conferenza all'Istituto Giuseppe Medici di Legnago
L’AGRICOLTURA: UNA RISORSA PER IL FUTURO E UN POSTO DI LAVORO PER I GIOVANI

 

L'agricoltura, secondo Paolo Bruni presidente della COGECA-Confederazione Generale delle Cooperative Agricole dell'Ue, nei prossimi anni potrebbe essere una risorsa importante in un panorama mondiale che vedrà aumentare di molto la propria popolazione e quindi coloro che mangeranno e consumeranno prodotti che direttamente o indirettamente arriveranno dalla coltivazione della terra. Questa rivalutazione potrebbe dare nuove possibilità di lavoro ai giovani.

Di questo e di altro si è dibattuto nel corso della conferenza dal titolo "Politiche giovanili nell'agricoltura" che si è tenuta martedì 31 gennaio all'Istituto Professionale di Stato Giuseppe Medici organizzata dalla stessa scuola insieme all'associazione l'Ippogrifo alla ricerca del territorio perduto e dall'associazione il Basso Adige.

Si è cercato di capire che significato possa avere l'agricoltura oggi e nel futuro prossimo e quale ruolo possano avere i giovani in questo ambito.

Nel suo intervento Paolo Bruni, a sostegno della sua tesi, ha portato alcuni dati. Nel 2045, secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), saremo circa nove miliardi di persone, ovvero due in più di adesso, che avranno bisogno del 70% della produzione agricola in più di quella odierna. L'agricoltura quindi nei prossimi anni diventerà un'importante risorsa soprattutto, come ha voluto sottolineare Bruni, per quei paesi in via di sviluppo, come Cina Brasile e India, dove il Pil cresce ancora a due cifre. Nei prossimi anni queste nazioni si arricchiranno molto e aumenteranno la popolazione che mangerà di più e meglio in seguito al raggiungimento di uno stato di maggior benessere generale.

In questo contesto l'Italia deve introdursi allargando i propri mercati verso quei paesi lontani. Questo richiede un ingente impiego di capitale, di risorse e di persone, una scommessa che il nostro paese può e deve vincere partendo dal fatto che il made in Italy alimentare è riconosciuto in tutto il modo come garanzia di qualità.

Nel difficile compito di conquistare mercati lontani serve l'aiuto e l'apporto di tutti, per questo, com'è stato sottolineato dallo stesso Bruni, ma anche da Giovanni Aldegheri, Direttore della Confcooperative Verona, e da Piergiorgio Agostino che rappresentava la Crediveneto, intervenuti alla conferenza, serve l'aggregazione fra le diverse realtà agricole sia del territorio sia a livello nazionale per raggiungere degli obiettivi importanti.

L'aggregazione e la conquista dei mercati lontani sono passi importanti per un recupero della competitività del settore agricolo italiano. Importante è anche la presenza dei giovani che per natura sono più dinamici e maggiormente in grado di adattarsi a un mercato in continuo movimento. In Italia invece la prospettiva di un lavoro agricolo non attrae ancora le nuove generazioni che cercano un guadagno più sicuro. Gli imprenditori del settore agricolo, infatti, sono per il 45% over 65 che portano con sé un notevole bagaglio di esperienza in anni passati a lavorare, ma che allo stesso tempo, una volta lasciato il loro posto, nel delicato momento del cambio generazionale, non avranno elementi cui lasciare la loro eredità. E quello della mancanza di giovani è un problema forte per un settore, come quello agricolo, che oggi in Italia, contando il mercato dei prodotti che arrivano direttamente o indirettamente dalla terra, è al secondo posto per percentuale Pil generato.

Ed è qui che si vede l'importanza della scuola che, come detto dalla vicepreside dell'Istituto Medici Maria Pia Fortuna, "promuove un confronto necessario con il mondo del lavoro". La scuola deve diventare una base importante per poi far approdare nella realtà lavorativa dei giovani preparati e in grado di adattarsi ai mutamenti di un mercato in continuo movimento.

Durante la mattinata del 31 gennaio si è parlato anche del ruolo sociale che può avere l'agricoltura, come quello che si prefigge il progetto Capoverde presentato dal professor Marchetti e sostenuto dall'Istituto Medici e dall'associazione Il Basso Adige. Il progetto ha come nobile obiettivo quello di insegnare alla popolazione delle isole di fronte al Senegal a lavorare la terra per produrre il proprio sostentamento. Le isole capoverdiane, che hanno ottenuto l'indipendenza dal Portogallo nel 1975, sono state da poco scoperte dal turismo internazionale che però non ha portato guadagni nelle tasche degli abitanti. Questo percorso formativo agricolo potrebbe essere la strada per l'indipendenza economica di questo paese.

Quello che è arrivato ai presenti nell'aula magna dell'Istituto Medici è Il punto di vista ottimistico di Paolo Bruni. Fiducia la sua condivisa da alcuni dei presenti nel pubblico, mentre altri hanno ribadito che i giovani fuggono dal mondo dell'agricoltura per un lavoro più sicuro e dei guadagni più certi. Secondo Bruni, però, che ha portato la sua esperienza maturata nel girare l'Europa, innovazione, ricerca e dedizione possono far emergere le opportunità sulle difficoltà e possono portare l'agricoltura a essere un'importante risorsa per il nostro paese creando diversi posti di lavoro per i giovani.

Emanuele Sarria

(10 febbraio 2012)