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di Paolo Cecco
Riportiamo Salieri a casa
  "Riposa in pace! Non coperta di polvere l'eternità ti è riservata.
Riposa in pace! In eterne armonie si è dissolto il tuo spirito.
Egli ha espresso se stesso in note incantevoli ora è salpato verso l'eterna
bellezza". Questa è l'epigrafe, impressa sulla tomba di Antonio Salieri,
sgorgata dal cuore di Joseph Weigl, suo allievo e successore nella direzione
dell'Opera di Vienna. Una scritta indelebile, un omaggio alla memoria di uno 
degli artisti più importanti del Settecento che non è letta dai suoi
concittadini semplicemente per il fatto che il feretro del musicista legnaghese
si trova in "terra straniera", come si sarebbe detto qualche decennio fa: più
precisamente a Vienna, in quella elegante città di quell'impero Austro Ungarico
che per un paio di secoli riuscì  ad imitare la Firenze rinascimentale, una 
incantevole Samarcanda, un comodo salotto dello spirito e dell'intelletto  dove
si offriva ospitalità agli artisti, scienziati ed agli uomini illustri della
viva società civile dell'epoca.  Ebbene, confesso fin d'ora che voglio porre
termine al sonno pacifico, troppo spesso dimenticato il più delle volte
snobbato, nel quale abbiamo consegnato il Nostro più illustre compaesano:
voglio destare il Legnaghese e richiamarlo in Patria; nella terra dei suoi
Padri, in quella sperduta pianura veneta che ancora oggi attende,
pazientemente, il ritorno a casa del figliol prodigo. E qui mi ricollego al
fervente appello lanciato dal Maestro di pianoforte, Vittorio Vedovato, dove in
occasione del "Salieri Opera Festival"dello scorso mese, ha manifestato il suo
desiderio di rivedere le sacre spoglie del Musicista in terra veronese:"..In
attesa che il vento soffi in direzione di Legnago per accogliere le Sue
preziose ceneri", così si concludeva il saluto del versatile pianista. E voglio
far mio questo ancorato appello e scuotere le istituzioni, gli enti e le
imprese, ma soprattutto i miei concittadini per omaggiare il Nostro territorio
di quelle ceneri, di quei resti che troppo a lungo, ingiustamente, sono state
conservate troppo distanti da noi. Il rispetto della Storia non può esserci fin
tanto che essa viene misurata sugli interessi di singole persone. La Storia
richiede passione per l'uomo e amore per la Verità. È giunto il sacrale momento
nel quale la comunità legnaghese si rimpossessi di un brandello indelebile
della sua Storia ed identità musicale, culturale nonché spirituale. Nel pieno
del Settecento, Antonio Salieri con il suo genio e la sua arte, immortalò una
piccola cittadina di provincia nei libri di Storia . È giusto che a far da
balia ed a vegliare sul sonno eterno del compositore sia quella stessa
collettività che ha partorito e svezzato un suo figlio, già a quindici anni
enfant prodige della musica.  Forse ci manca quella genuina gelosia della
nostra terra, della nostra identità, della nostra cultura? Perchè, me lo si
permetta, è da incoscienti non provare una sensazione di desolazione, non
avvertire un vuoto girovagando tra i nostri rioni e le nostre eleganti vie
cittadine. Quel vuoto è rappresentato dall'assenza delle spoglie, dove riposano
in pace i Nostri cari, del più grande legnaghese di sempre.  Del Salieri non si
contano i riconoscimenti: il Cavalierato della Legion d'Onore, la decorazione
con la Civil- Ehrenmedaille d'oro, la nomina a membro  dell'Académie Royale des
Beaux Arts, fu socio di innumerevoli istituzioni musicali francesi e tedesche.
Contribuì alla fondazione del Conservatorio di Vienna. Ma una cosa, su tutte
manca: quella cristiana e sommessa vicinanza agli ultimi resti terreni del
Maestro. Quelle carezze sopra una bara che esprimono tacitamente profonda
gratitudine e nel contempo orgoglio della distrinta cittadina legnaghese. Senza
Salieri siamo naviganti senza nocchiero! Riportare in terra madre il
compositore di "Europa Riconosciuta" è un'opera pia soprattutto per noi.
Occorre ricordare chi siamo, qual'è la nostra origine, da dove veniamo è un
saggio esercizio per capire dove stiamo andando e gettare un'ancora di certezza
e solidità concettuale nella vacuità odierna. Solo con Il Salieri nel Cimitero
Cittadino, Legnago potrà, per la prima volta, guardare il proprio passato
dritto negli occhi. Salieri per noi, rappresenta quello che Vespasiano Gonzaga
è stato per Sabbioneta: una luce, una bussola, un ideale. Compito Nostro,
dunque, è essere severi custodi di quei resti, di quelle spoglie che non
ammuffiscono mai! Poiché la musica, come la bellezza non muore mai!Concludo
riprendendo quella massiccia considerazione del Foscolo che avevo inserito in
un mio articolo proprio sulle celebrazioni della nascita dell'illustre
compaesano:"Le tombe dei forti"- sosteneva Foscolo-"rendono bella la terra e
spingono a grandi opere". Ecco, voglio vedere la mia terra, la Mia Legnago più
bella, più forte! Per la Nostra comunità quelle mute spoglie porteranno, ne
sono convinto, più luce e più splendore nella Bassa Veronese perchè attraverso
la loro commemorazione ed il loro ricordo suscitano quei valori immortali,
eterni, divini che hanno ammagliato i grandi uomini, come Antonio, e devono
essere il faro d'Alessandria dei nostri centri e delle nostre realtà.
Legnaghesi, destiamoci! Riportiamo Salieri a casa!riportiamo la Sacre spoglie
nella terra natia! È un dovere morale, umano per noi e per Salieri!

(21 novembre 2010)