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Da "NAUFRAGI NOTTURNI" di Marco Trestini

Una zatteria di poesia

Ho letto il libro "Naufragi Notturni" di Marco Trestini ed è stato come imbattermi nella zattera di un novello Crusoe che porta in salvo pagine di giovinezza addensate in magnifici brandelli di poesia. A galleggiare sul mare ho avvistato poi il suo cuore, messo in una bottiglia, con la speranza di un recupero sulla battigia lontana dell'approdo, seguendo il faro della mente, tra gli scogli battuti dai verdi marosi dei suoi ventidue anni. E' oggi sugli scaffali delle librerie questa prima raccolta di Marco, figlio della nostra terra veronese, anche se egli si dichiara inquilino di un mondo esattore, che pretende la pigione. Una pigione che lui paga con la sua fine intelligenza e la sua sensibilità artistica che fanno diventare straordinario, l'ordinario /Uno squarcio di luna/ zingari evasi/ dagl'occhi/ti rubano l'universo/ ... Piega Marco i suoi pensieri come fili metallici, dove non manca, nelle volute improvvise, il brillio folgorante di un pensiero, di un'immagine toccata con gli occhi e sciolta nel non definito, che è luogo colmo di meraviglie, ove felicemente la parola scolora. Quello che colpisce i timpani è la voce chiara della sincerità, che isola intime pene nell'efficacia di una confessione senza sconti (allacciare le bocche/ per rubarsi il fiato), in cui non si vuole pagare la penitenza, ma che si presta a non falsificare lacrime e sorrisi, con versi scanditi come un tamburellare di nocche delle dita sulla pelle tesa dell'anima (stranamente straniati/ morsi dalla luce/ avvoltoi in picchiata/ sull'anima in fasce/.

Misteriosi problemi si palesano senza segni di interpunzione, per non interrompere lo scorrere di un magma perpendicolare di versi brevi, la cui lettura suggerisce una sete di vino secco e pregiato, dentro una caraffa di cristallo.

A volte sembra tenere i suoi pensieri dietro la schiena per esploderli improvvisamente come in un'imboscata o per tendere una pania di raffinata evanescenza, dove sentire pulsare il cuore della preda.

Nella sua poesia non si entra di corsa, ma muniti di una cesoia per cogliere una rosa arsa da mettere all'occhiello e addentrarsi nel crescente incanto delle sue intuizioni alla cerca di un ausilio volto a districare le nostre, magari da porre con intimo pudore in canestri di silenzio.

Ed è con l'invidia dei miei anni giunti a riva, che ascolto da Marco la sua lezione di giovinezza, con i miei sensi più vivi tra gli spruzzi salmastri della sua poesia.

Luciana Gatti

Incipit

Finalmente torno a perdere tempo.

Come strappare

tutte le funi di questo mondo

perché poi alla mattina

puntuali si domina il ritardo

l'ordine

quando sbadigli

pressappoco credi di volare.

Odio chi fruga nei miei cassetti

rubandomi lo spillo

per bucarmi la coscienza.

La notte non conosce distanze.

 

(M. Trestini, NOTTURNI NAUFRAGI, BooK Sprint Edizioni, 2010 - Euro 10,90)

(06 gennaio 2011)