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A cura di Silvia Zanardi
Addio pizza, mandolino e "O sole mio"? Dal NYT un ritratto allarmante della nostra amata Italia
Addio pizza, mandolino e

Siamo italiani, e ciò dice molto. Ora, però, è giunto il momento di capire che cosa siamo agli occhi di chi, un tempo, ci sorrideva con un pizzico di invidia e oggi, invece, mescola l'apprezzamento con la commiserazione. Potrebbe essere questa, un'idea di lettura dell'articolo pubblicato dal New York Times il 13 dicembre. Il quotidiano Usa è stato infatti veloce e audace nell'offrire a tutto il mondo una sintesi sommaria del "malessere" che impigrisce ed affatica il nostro "fu" Bel Paese. Cosa sta succedendo? Dove sono finiti gli autori dell'arte di vivere? Abbiamo ancora voglia di rincorrere la felicità? "L'Italia sembra non amarsi più," scrive il New York Times, e "non avere più fiducia nel futuro"- ha detto Walter Veltroni "c' è più paura che speranza." Ma l'Italia è davvero così disponibile ad essere presa di mira nelle sue debolezze? Questo, forse, il vero allarme lanciato dall'articolo ed un invito a fare di più e meglio per un paese che per millenni è stato un incrollabile punto di riferimento per il mondo.

Inutile nasconderlo: la crisi c'è, e si sente. La sentono i giovani nel lavoro e nella società; la sentono anche i più "maturi," rendendosi, loro malgrado, spettatori di un presente statico ed inquietante nel suo non disporre di alternative credibili. I problemi ormai si conoscono: pensioni, immigrazione, debito pubblico, elevatissimi costi del governo, e il tutto in un panorama che muta in continuazione: globalizzazione e competitività, Cina e India (o "Cindia") sono le nuove potenti protagoniste della realtà internazionale. E l'Italia deve correre, reagire alle minacce, rendersi più forte per non farsi schiacciare, ed essere competitiva sul mercato. Uno stimolo non da poco per gli italiani, eppure la maggioranza dei laureati lascia il paese per cercare fortuna altrove e, a quanto pare, la trova. Perchè? Come afferma Ian Fisher, corrispondente da Roma per il NYT, ciò che aggrava inesorabilmente la situazione italiana è lo stato d'animo dei cittadini, che anziché trovare la forza di lottare per favorire il cambiamento, si limitano a passare il tempo leggendo libri come "La Casta" o "Gomorra" ed ergendo a modello personaggi come il comico Beppe Grillo. Tuttavia, ciò che appare paradossale è parlare di disinteresse e depressione degli italiani a fronte del grande successo di questi libri e dell' ascesa del famoso comico. E' un dato di fatto certo che l'Italia non è più quella dei Fellini, dei Rossellini e della Loren ma non ci si può certo far prendere dalla nostalgia e fermarsi a rievocare i bei tempi passati. I best sellers dell'estate e giornate come il V-Day sono l'appello di una realtà stanca che implora a tutti i suoi partecipanti di fare qualcosa. Idoli e bellezze a parte, si dovrebbe partire da qui per capire cosa non funziona, perché, che lo si voglia o no, sono queste le testimonianze attuali del malessere che investe il nostro paese.

L'articolo di Ian Fisher è stato coraggioso, anche se a tratti riduttivo e sfumato da un passatismo eccessivo. Se la nostra penisola è un tassello importante dell'Europa Unita e, come tale, deve mantenere adeguatamente il suo posto nel mosaico europeo, è ora di amarla di più e non abbandonarla ad un destino di solitudine. Se questo richiede alla nazione un cambiamento di identità ed una revisione di obiettivi non è certamente cosa grave, purché il cambiamento avvenga, e in fretta.

 

(22 dicembre 2007)