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A cura di Carla Faccio
Carpe Diem: consuntivo di fine estate 2008
Carpe Diem: consuntivo di fine estate 2008

Nel numero  6 della nostra rivista  la collega Mariapia lanciava un creativo e  libero appello a cogliere l'occasione dell'estate e delle ferie  imminenti per riscoprire  passioni e hobby rinunciando una volta tanto alla velocità, alla competizione, al consumo e al mostrarsi solo esteriormente. Il tutto a favore di  quella ricerca della propria  vera essenza interiore che  spinge a fare ciò che piace e fa star bene perché funzionale all'espressione dei  nostri sentimenti più profondi e al rasserenamento degli animi. Sulla  strada del  fare escursioni, viaggiare, dipingere, scattare fotografie, suonare, leggere, scrivere, fare del bricolage ... De  Carli, - nel suo caso autorealizzata ed autoespressiva al massimo  quando scrive e dipinge -  ha lanciato allora un sasso così prezioso nello stagno delle  abitudini  consolidate e produttrici di stress e alienazione in favore del " Carpe diem,  che adesso in conclusione  di stagione  non me ne vorrà se io colgo al balzo la palla da lei lanciata per dire la mia  su una così  stimolante tematica. 

La scoperta del valore ludico e pacificatore della natura con i suoi fiumi, fossati, laghi, siepi, boschi, vette e spiagge  è sempre stata soprattutto appannaggio  dell'infanzia e della maturità. Su questi due differenti strati di età e prospettive di vita la grande letteratura e il cinema mondiali  di ogni tempo e latitudine si sono alimentati di pagine e sequenze memorabili, negli ultimi anni decisamente in calo nei nuovi libri e film ambientati nelle conurbations, le grandi concentrazioni urbane con l'orizzonte definito da alti palazzi di  vetro e cemento abitate da cittadini  in appartamenti lindi e ordinati, abituati genere ad uscirne per ricrearsi solo in determinati giorni e ore e con tuta rigorosamente colorata  e scarpe delle solite reclamizzate marche e fogge. Conseguenza: la natura genuina e spontanea è ridotta ai minimi termini nei libri e nelle pellicole di oggi, sia per gratificare la voglia di gossip di un pubblico fatuo e diseducato,  che la brama di guadagno degli autori seriali che senza descrizioni e digressioni ritengono così la quasi certezza matematica di diventare anche sceneggiatori delle eventuali  trasposizioni cinematografiche delle loro opere. Come stupirsi quindi se anche nella vita reale, in vacanza, l'esplorazione di luoghi intoccati o quasi dal cemento e dal traffico per alcuni diventa, più che un ragionevole e sereno esercizio del corpo e dello spirito,  terreno di sfida, azzardo e competizione con le punte di dramma constatate  questa estate lungo i versanti delle più alte e belle catene montuose del  mondo, funestate dalle cadute e dagli infortuni degli scalatori delle ferie e del fine settimana, improvvisatisi  per moda atleti con pericolo per se stessi, i colleghi e i  soccorritori. Idee altrettanto confuse e poco chiare  hanno evidenziato anche i frequentatori di spiagge alla moda squassate dai decibel di troppe discoteche, dove tra un motivo e  un ballo e l'altro sono stati serviti intrugli nocivi alla salute sino, nei casi peggiori, a morirne. E che dire dei  pseudo-alternativi frequentatori  di rave parties -  letteralmente  feste del delirio - con musica  assordante ed ipnotica, libera assunzione di sostanze e danze, sintomo - purtroppo - di stati di malessere esistenziale  che ben altro richiederebbero per essere alleviati?  Di fronte a tali stravolgimenti di pensiero, meglio le gesta, se vogliamo un tantino risapute, di tanti scout ai rituali campi estivi,   e i pellegrinaggi  dei Papa-boys,   quest'anno a Sidney tra raduni eucaristici ed escursioni nell'outback  degli aborigeni . 

Anche la musica - parlo di quella attiva più che del semplice ascolto -  continua a ritenere il suo valore di strumento di ricreazione, soprattutto collettiva. Le vacanze con chitarra , flauto o altro strumento portatile  da trascinare con sé in viaggio in riva al mare come sulla più alta vetta  hanno  aiutato e continuano ad agevolare la comunicazione spensierata, soprattutto tra giovani, e l'apertura di nuovi orizzonti incominciati sull'onda di serate indimenticabili a strimpellare, cantare e adattare testi per sfociare in nuovi amori, amicizie e complessi musicali.

Le esperienze della scrittura, della pittura e della fotografia, valorizzate dall'approccio collettivo al momento della fruizione, nella loro fase produttiva rimangono ancora fatti prevalentemente individuali, in cui gli autori sembrano quasi svuotarsi e trasfigurarsi per dare il meglio della loro interiorità -  magari su uno sfondo naturale interessante. Come quello di  alcune storiche fotografie questa estate  riprese e riprodotte dai giornali in occasione della morte dello scrittore e grande intellettuale  Solgenitsin,  in cui l'insigne autore russo è ritratto a scrivere o all'interno della  sua dacia di campagna, seduto al proprio tavolo di lavoro con immancabile  finestra spalancata al sole e ai colori della bella stagione  russa,   che all'esterno, sempre seduto a scrivere, stavolta su una rustica  panca, con braccio appoggiato su altrettanto rustico tavolaccio nello spazio aperto, con sfondo di  tipiche ed argentee betulle. Perché i veri poeti ed artisti  spesso rivelano strade che i comuni mortali da soli talvolta non notano e non trovano ... come quella mia  professoressa  che a me ragazzina, nata e vissuta in campagna, durante una bella estate di inizio anni '60  rivelò  che lo studio  non era, come credevo io,  solo occupazione confinata e solitaria da fare solo all'interno  di casa propria,  ma anche bagno di luce, sole, vento  e silenzi rotti da canti d'uccellini sotto una pergola, magari, ricca d'uva,  verso cui allungare di tanto in tanto mani e bocca. (carla faccio)

(21 ottobre 2008)