Home » Attualità
stampa
 
 
A cura di Carla Faccio
Il Veneto, il bisogno e l'extraprofitto
Il Veneto, il bisogno e l'extraprofitto

Prima fase autunnale tra i giorni che si accorciano, le notti che si allungano e il freddo che incomincia a farsi sentire.  Si cerca rifugio nelle proprie case - belle o brutte, nuove o vecchie, comode o disagiate nel contesto di questo nostro paesaggio veneto di oggi , fatto di ex-cittadine diventate città e di ex-paesetti di campagna tramutatisi, nel giro dell'ultimo quarto di  secolo periferie delle suddette città. Anche i nostri amministratori locali, di centro-destra o di centro-sinistra non importa, di ritorno agli usati uffici - un occhio alle ultime foto autunnali che li ritraggono sorridenti e freschi di parrucchiere a tagliare nastri  di centri commerciali e fiere varie, e un altro alla leggera patina bianca di foschia  che avvolge la striscia di paesaggio visibile dalle finestre delle loro enclave -  presi dall'ansia per i lenti e sempre parziali storni attivi promessi dalle autorità statali centrali, pigiano nervosamente sul pulsante di comunicazione con gli addetti agli uffici tributi; quello dell'ICI in particolare, la cui subitanea cancellazione ad opera del centro-destra  ha ultimamente alleggerito non di poco il lavoro di questi ultimi: i quali,  tuttavia,  non possono più  farsi illusioni sul prosieguo della melina,  ma piuttosto allertarsi, riaprire faldoni e raschiare il fondo del barile  della massa contributiva. Beninteso, quelli mica ricevono ordine di essere fiscali con i palazzinari che nel giro di tre giorni ti polverizzano  un vecchio edificio  del centro ricostruendolo in un tre mesi completamente stravolto e ad usum condomini di lusso, ma gente molto più modesta.  No, i grossi proprietari e speculatori  edilizi vanno lasciati tranquilli sotto questo aspetto, visto che con gli oneri di urbanizzazione loro richiesti più sono grandi i valori edilizi e  le cubature e più si rastrella per fare quei quattro scampoli di  strade, aiuole, fognature  e altre infrastrutture di riferimento richieste dalle situazioni. Così non rimane altro che concentrare il tiro sui piccoli, ad esempio gli  ultimi pensionati agricoli carichi di anni che continuano  a  permettersi il lusso di vivere nelle loro vecchie case di campagna con conigli e galline ricoverati in annessi cadenti magazzini e tettoie - una vista di sogno anche in fotografia! - e far loro pervenire dei begli accertamenti con ingiunzioni a pagare arretrati di migliaia di euro. In fondo il gioco è semplice: basta far loro decadere con qualche cavillo l'esenzione ICI prevista per i fabbricati rurali e il gioco è fatto -  con pregresso non pagato, 30% di penali e interessi e i poverini sono sistemati. Piangeranno e imprecheranno sulle loro pensioni scippate  in modo così poco nobile, ma chi se ne frega: nonostante tutto quelli pagheranno, per paura e  senso del dovere, paura e senso del dovere del tutto sconosciuti ai ricchi evasori sistematici che possono comunque permettersi lunghi contenziosi in cui - Pavarotti, Valentino Rossi e compagnia famosa insegnano  - alla fine salderanno un misero 35% dell'importo milionario degli accertamenti iniziali. 

I soliti noti la fanno sempre franca nel paese di Pulcinella ... e di Arlecchino; come l'esercito degli accaparratori e dei  finanzieri che indisturbati e protetti da leggi risibili e dalla franchigia delle luci della ribalta  dei mass media sono stati per lustri promossi ad angeli salvatori dell'Italia e del  nostro mondo occidentale intelligente e sviluppato. C'è da farsi venire il latte alle ginocchia adesso al pianto di certe alte vette del settore produttivo abituatesi  negli ultimi anni ad extraprofitti stellari, non di rado frutto della delocalizzazione selvaggia  verso paesi poveri abitati da operai sottopagati  disposti a lavorare tantissimo per tre denari pur di non fare la fame. E, seriamente, non è certo bello registrare  le ansie e le paure dei lavoratori specializzati di alcuni dei nostri mitici distretti  messi fuori mercato dai nuovi schiavi  asiatici reclusi nei sottoscala dei nostri paesi a lavorare per una manciata di lenticchie  per i grandi nomi della nostra moda, quelli che del "made in Italy"  hanno continuano a lavarsi la bocca anche quando non sarebbe stato più il caso  al fine di  vendere ai soliti prezzi - alti se non altissimi - manufatti confezionati da quegli operai  in quegli ambienti,  in barba ad ogni  giusta legge sull'umanità  e la verità fattuale. L'occasione fa l'uomo ingordo ... e ladro..   e sciagurato...  rispetto a chi  veramente vive nel bisogno -  leggi  gli ultimi arrivati, spesso immigrati che sono i primi a  perdere  lavoro, e non di rado  dignità in caso di subitanee crisi di settore. Per non parlare dei nostri locali pensionati con assegni  più o meno fissi e immutati negli importi che man mano si rivelano  insufficienti a far fronte al carovita in tema sia di vitto che di alloggio,  anche se questi si vergognano a farlo sapere in giro, accennandone soltanto ad amici intimi o, in confidenza, ai sacerdoti della parrocchia,  rifuggendo di passare all'ufficio assistenza dei comuni. La povertà dignitosa  ha onta di  chiedere -  perché non vorrebbe passare per parassita ed anche  in omaggio ad una vecchia tradizione che ha fatto per tanto tempo  di gran parte di noi Veneti, popolo di incassatori e di  brontoloni  sottovoce allenati ad esercitare ad oltranza  la virtù della pazienza;  come testimoniato oltre che da tanta narrativa, saggistica e teatro nostrani, anche dal bell'editoriale di Fausto Pezzato sul "Corriere di Verona" il 28 agosto 2008 ( in fase, quindi,  antecedente l'attuale terremoto economico-finanziario) sotto l'eloquente titolo "Il mutismo dei tartassati".         

(06 novembre 2008)