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Di Carla Faccio
Boccate d'aria nuova
Boccate d'aria nuova

La ricorrenza del decimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, l'11 gennaio  scorso, è stata per parecchi  di noi  occasione,  oltre che di un ripasso generale della poetica e della produzione del Faber, di una riapertura del canzoniere dei genovesi, il gruppo di  cantautori che in una fase storica ben precisa ha dato all'Italia alcuni dei motivi e dei testi più belli della storia recente della nostra canzone. Tra la vena poetico-politico-arrabbiata  un po' esile sullo spartito del primo De Andrè, la scrittura  musicale più complessa, prettamente pianistica ma un po' meno varia e talvolta ripetitiva nei testi del veterano Umberto Bindi, la forte - e fragile nel contempo -  personalità di Luigi Tenco, maestro d'amore sul filo della nevrosi e anticipatore di certi temi della contestazione sessantottina e la varietà e inesauribilità dell'ispirazione di Gino Paoli,  cantautore ed artista nel senso più pieno del termine,  si dispiegò dai tardi anni '50 a tutti i  '60 e  '70,  una copiosa produzione poetico-musicale balzata, anche grazie alla mediazione e al supporto discografico milanese  e della TV, non solo  agli onori e alle attenzioni del grande pubblico, ma anche della cultura alta. Singolare è poi notare come il fenomeno, nella sua genesi, non sia  casuale ma maturi  nei dintorni di  Genova e nel contesto del clima mosso, aperto e cosmopolita  del  primo  porto passeggeri e merci italiano, allora nel suo pieno di attività di scarico e scarico,  sullo sfondo dei grandi  stabilimenti siderurgici e chimici alle spalle dei docks.

Là, prima della crisi  del trasporto marittimo degli anni '80, adolescenti della borghesia locale appassionati, scolarizzati e con un certo tot di tempo libero  come Fabrizio, Umberto, Gino, Luigi, Bruno ecc... passavano i loro tardi pomeriggi e serate al bar , a spasso tra i carruggi e le ‘creuze de ma' tra il via vai di forestieri  che dalle banchine  si addentravano nella città vecchia  per ristoro, compagnia ed altro,  mischiandosi con i locali sull'onda di  un mix di  notizie, racconti di fatti ed  esperienze di vita, gusti,  competenze musicali e quant'altro.

E' singolare come il meglio della cultura e delle intraprese economiche maturi spesso dalla confluenza di elementi endogeni ed esogeni, di cui i secondi agiscono quasi sempre a mo' di innovatrici  ventate di novità atte a smuovere e a combinare in modo diverso elementi  altrimenti fermi e stagnanti. In tale ottica, la volontà di superare il penoso strascico di dolori e distruzioni del passato recente della Seconda Guerra Mondiale attraverso un fiducioso  attivismo, si riscontrò allora un po' ovunque in Italia, comprese le località meno esposte al passaggio di genti nuove come la nostra Bassa. Anche qui, infatti, classi dirigenti - politiche, economiche e culturali - nuove iniziarono a combinarsi in un  clima di ritrovata libertà e fiducia attuando quelle che oggi chiamiamo ‘sinergie', confluenti in un agire comune finalizzato  anche al  miglioramento del bene della collettività. L'origine della filosofia veneta dei ‘distretti' -  nel nostro caso specifico della   termo-meccanica  avanzata - risale alla seconda metà degli anni '50 e a tutti '60, quando qualche famiglia di commercianti locali, andando oltre il piccolo negozio con retrobottega, decise di fare il salto verso il più ampio stabilimento industriale, passando presto dalla sola  gestione  familiare ad un  più moderno sistema di direzioni manageriali specializzate miste, affidate in genere a professionisti delle grandi città del nord e del centro. Fu allora che assistemmo  alla calata di tanti lombardi,  chiamati  in loco dai cercatori di teste e venutisi  presto a stabilire in zona con incarichi professionali di alto e medio livello. Fu  una ventata di novità  non indifferente per la vita anche sociale del legnaghese, di cui subito beneficiò moltissimo  l'edilizia locale soprattutto di alto livello, orientata all'abbellimento  e all'ammodernamento di vecchie zone abitate bisognose di restauro, per non parlare del sorgere di nuovissimi  quartieri e  zone residenziali come quello, detto del vecchio circondario,  di Porto a ridosso della Riello Bruciatori,  e di quello di Casette a due passi dal mastodontico nuovo Ospedale Civile. Fu grazie all'interazione, non sempre facile all'inizio, tra locali e ‘foresti' che le acque iniziarono a smuoversi anche nella ancora sonnacchiosa e vecchiotta Legnago di allora, contribuendo a renderla man mano  più bella e ricca delle tante  iniziative e realizzazioni economiche e culturali di oggi.  Di quella  generazione  di dirigenti, industriali e sanitari ‘esogeni' di allora che fecero del loro meglio per creare  nel legnaghese l'origine del boom dell'auto straniera  (all'inizio furono le grandi e vistose Ford Taunus  tedesche della serie M a far girare la testa di tutti al loro passaggio) e, poco dopo,  quello della stereofonia  domestica e della videoregistrazione, oltre che dell'arte e dell'abbigliamento firmato, alcuni, invecchiando, sono tornati alle località di origine, ma altri sono rimasti,  così come i loro figli e nipoti, mettendo radici in zona

Simile, sia pur nella sua specificità artigianale, si può considerare  il cammino della vicina Cerea, dove, sempre sull'onda del primo boom edilizio nazionale e locale degli anni '50 e '60, qualche titolare di piccole falegnamerie del centro ebbe  l'idea di fare il salto di qualità dal mobile casalingo generico a quello d'arte - prima ripreso pari-pari da archetipi  più titolati e poi sempre più orientato verso una produzione secondo stili originali elaborati in loco. Il tutto inserito in una lunga ricerca -  non priva di fasi di crisi, per fortuna,  di crescenza -  iniziata nello specifico anche con il sacrificio dell'emigrazione di alcuni intraprendenti  cereani verso i centri  tradizionalmente tipici  del mobile d'arte per acquisire abilità, competenze e strategie da importare a casa. Anche in tale settore, come in quello dell'abbigliamento, della cantieristica e di altri distretti oggi consacrati  del nostro Veneto,   in un senso dell'altro l'iniziativa personale ricevette stimoli determinanti dall'interscambio con l'esterno, dando a distanza frutti duraturi e copiosi. Nel ciclo odierno della massiccia, incalzante  e fortemente diversificata immigrazione da Paesi e zone lontane del Pianeta  le entrate d'aria nuova anche nella nostra Bassa assumono caratteristiche ben più tempestose e disordinate  di un  tempo, al punto da  sconvolgere equilibri dati per acquisiti e nostre abitudini e mentalità consolidate, in un mix difficile ed instabile a cui non sembrano tuttavia  esserci alternative:  o cercare una convivenza mutuamente utile e fruttifera, per quanto all'inizio difficile e problematica, o precipitare nella precarietà, nella minaccia continua e nella decadenza.

(18 febbraio 2009)