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Di Carla Faccio 
Estate e tuoni
Estate e tuoni

E' un'estate contraddittoria, questa del 2009 ancora in corso,  con periodi di caldo bruciante senza precipitazioni che si alternano a fasi  fresche - a momenti anche  fredde - temporalesche con venti forti e  piogge battenti, non di rado miste a grandine. Anche nelle nostre zone del Basso Veronese  i temporali, accompagnati da nubifragi e trombe d'aria, hanno messo a dura prova i sistemi fognari  dei centri cittadini  provocando l'entrata rovinosa di vere e proprie ondate umide negli scantinati e ai primi piani delle abitazioni; per non parlare dei campi, allagati per la tracimazione dei fossati,  e delle colture danneggiate dalla grandine. Insomma stiamo pagando le conseguenze di un tempo atmosferico abnorme nelle sue inattese manifestazioni, ma anche della proverbiale inadeguatezza italiana in tema di  prevenzione e di comportamenti virtuosi  atti a scongiurare tragedie annunciate. 

Quando l'agricoltura era ancora la colonna portante dell'economia del nostro Paese - sino alla metà degli anni '60 - le così dette ‘scoline' , i piccoli e stretti rigagnoli  che  a ragnatela scorrevano per le nostre campagne  per portarvi le acque dei fossati di media portata emissari ed immissari del grande Adige, erano  tenute bene e scavate regolarmente nel letto dagli stessi contadini delle zone di pertinenza. Non  c'era bisogno di tante  gride e minacce dell'autorità allora, perché i tempi lenti ma duri e inesorabili del coltivare facevano immediatamente capire che lasciare che le rive dei  fossati di scolo franassero all'interno impedendo loro di esercitare la loro funzione  in caso di precipitazioni  forti e abbondanti - ce n'erano anche allora - sarebbe stata operazione dannosa e autolesionistica prima di tutto per i  proprietari degli stessi -  oltre che per il sistema idrogeologico  generale. Il successivo  passaggio all'agricoltura  meccanizzata e l'accorpamento delle piccolissime aziende in unità coltivative più grandi, tuttavia,  incominciarono a far perdere ad alcuni il senso delle realtà minute e tuttavia essenziali,  per cui la rapidità di lavoro e la gittata e profondità di aratura di vomeri multipli si svilupparono a danno delle vecchie  scoline, di fatto in poco tempo  inglobate nelle terre arate ed origine delle frequenti  e dannose pozze d'acqua  ristagnanti per giorni  nei nostri poderi  odierni dopo  manifestazioni piovose veloci e  abbondanti. D'altro canto, sul versante urbano,  rari sono attualmente  i centri cittadini  con fognature efficienti e fatte a regola d'arte, soprattutto perché lo sviluppo, a fasi, degli insediamenti residenziali non di rado  ha consigliato agli amministratori locali di curarne la progettazione ed esecuzione dei lavori  in modo  razionale e coordinato con l'intero sistema, con le conseguenze materiali sotto gli occhi di tutti in questi ultimi tempi e fonte, a breve,  di fastidiosi  contenziosi legali.. Ancora,  chi ha terreni -  anche piccolissimi appezzamenti - nelle nostre zone   continua a  pagare  in moneta rivalutata agli attuali consorzi  alle acque  consistenti contributi annuali tassativi al fine di avere, soprattutto,  una regolare manutenzione dei grandi e medi fossati, cosa di fatto quasi mai attuata, almeno nel modo tangibile e sistematico di una volta.   Anche le autorità amministrative, dal loro canto,  sembrano più impegnate in effimere operazioni di facciata come curare le gare  per il balcone più fiorito o  la piantumazione  - oggi si dice così - di arbusti di vario tipo per  addobbare le aree dello spropositato numero di rotatorie  create di recente, che indire  iniziative pubbliche e provvidenze incentivanti anche i comportamenti virtuosi dei privati, impegnati a reintegrare le utili siepi segna-confini di una volta o le scoline di fatto scomparse, ma  ancora presenti nelle vecchie carte topografiche come fili  sottili rispetto ai nastri marcati di corsi d'acqua come, tra i tantissimi della zona,   il Terrazzo e il Dugale  di fatto oggi ridotti a  miserande pozze d'acqua dal letto irregolare e pieno di erbacce  con  bottiglie di plastica galleggianti ovunque qua e là.

Le tempeste di questa bizzarra ed estremistica estate 2009 non hanno tuttavia solo interessato il tempo atmosferico,  ma anche la politica, sul cui versante  le  sedute di insediamento dei nuovi consigli e delle giunte comunali a seguito del  voto dei primi di giugno  hanno fatto registrare un livello di litigiosità  indegno e stratosferico. Ad onta di quanto si va dicendo a livello generale da ormai un decennio e oltre sulla bontà dei nuovi  sistemi di elezione dei sindaci, di fatto anche sotto i campanili i principii dell'alternanza  e del rispetto per l'avversario sono ancora ben lontani dal divenire prassi,  ingenerando sempre più nei  semplici elettori e spettatori locali la fastidiosa sensazione che gli interminabili battibecchi  e  offese gravi  tra avversari   siano mossi più dall'astio degli  interessi economici di parte che da una giusta cura del bene comune.

 Per finire, un  accenno a una piccola disfunzione che con le situazioni estreme - meteorologiche e non - di questa nostra estate 2009  non ha niente a che vedere  e che  riguarda i nuovi commessi giovani che si vedono sempre più nei negozi dei nostri bei centri cittadini. Questi ragazzi e ragazze, cordiali e servizievoli nel senso migliore del termine, evidenziano  sovente  un difetto: quello di dare del tu a tutti gli avventori - giovani e anziani  indifferentemente. Chi scrive ha avuto modo  di apprezzare la sostanziale voglia di fare e di collaborare di questi giovani  con il cliente,  ma bisogna anche dire pure  che un ‘buongiorno' agli orecchi di  un avventore anziano suona più fine e personalizzato di un brevissimo e uniforme ‘ciao' , così come, subito dopo, la consueta frase introduttiva "in che cosa posso servirla " o una  equivalente sembra  molto più amichevole di certi, anche imbarazzanti,  silenzi che si frappongono adesso dopo il breve informale cenno di saluto. 

 

 

 

 

 

 

(31 agosto 2009)