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di Emanuele Sarria
VANCOUVER 2010: Le olimpiadi invernali passate quasi inosservate
VANCOUVER 2010: Le olimpiadi invernali passate quasi inosservate

Si erano aperte With Glowing Hearts , con I Cuori Ardenti, i XXI giochi olimpici che avevano come sede il Canada e come motto proprio quello che sottolineava il fuoco della passione che accende gli atleti e coloro che seguono le discipline invernali. Nonostante questa infiammata attesa, però, la partecipazione del pubblico italiano è scemata lentamente scontrandosi con problemi che andavano al di là dell'interesse personale.

Alcune gare, che potevano essere coinvolgenti per il loro fascino e per la partecipazione di alcuni atleti azzurri, andavano letteralmente in onda nel cuore della notte. Di questo problema si era coscienti ancora prima delle Olimpiadi: il fuso orario con il Canada è di nove ore. La voglia di sport poteva superare quest'ostacolo, ma a sfoltire ancora di più il già provato gruppo di spettatori olimpici ci ha pensato la televisione italiana. I diritti delle Olimpiadi sono stati acquistati interamente da Sky, canale a pagamento che non tutti possiedono, mentre sulla rete nazionale, la Rai, andavano in onda alcuni spezzoni di gara che venivano incastrati nel palinsesto di Rai Due e Rai Tre.

Il risultato è stato una difficoltà dietro l'altra che ha reso difficile ricreare quella magica alchimia che ha legato il pubblico italiano e i XX Giochi Olimpici: l'edizione di Torino 2006.

Quattro anni fa i giochi furono un evento nazionale che tutto lo stivale aspettava. Dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, dalle Alpi al Mediterraneo era arrivata insistente l'eco di questi giochi. Tutti ne parlavano e tutte le tv li pubblicizzavano. Oltretutto quell'edizione fu memorabile per i colori azzurri, anche dal punto di vista sportivo. Cinque medaglie d'oro e sei di bronzo. Undici medaglie che avevano esaltato una nazione e alcune emozionanti gare che rimarranno nella memoria degli appassionati per molti anni. Enrico Fabris e le prime medaglie nel pattinaggio di velocità, Armin Zöggeler,, vera e propria leggenda dello slittino e poi Giorgio di Centa eroe della 50 km e la staffetta di fondo trionfatrice davanti alla favoritissima Norvegia.

Quattro anni fa tutto era perfetto e lo spettatore poteva appassionarsi a questi sport senza fare il minimo sforzo e senza essere costretto a levatacce per guardare i propri beniamini gareggiare.

C'era di mezzo l'orgoglio nazionale e quelli erano i giochi dell'Italia intera e nessuno, nemmeno volendo, potava evitare di prendere parte a quella festa.

Finiti i giochi di Torino però, oltre al braciere Olimpico, si è spenta anche la luce dei riflettori che l'Olimpiade in casa aveva portato sui poco conosciuti sport invernali. Emblematico è il caso del Curling diventato quasi di culto per qualche settimana e poi ritornato subito nel dimenticatoio.

Vancouver 2010 ci ha provato. Ha provato a riaccendere i cuori, ma in Italia quei cuori sono rimasti freddi come il ghiaccio su cui scivolavano agili i pattinatori. Non c'era di mezzo l'orgoglio nazionale, le gare erano trasmesse poco e spesso a orari difficilmente inseribili nella quotidianità e in più ad allontanare gli spettatori dallo schermo ci hanno pensato gli atleti azzurri con i loro risultati. Le poche soddisfazioni sono arrivate da Pietro Piller Cottrer, argento nella quindici chilometri di fondo, dall'eterno Armin Zöggeler bronzo nello slittino, la sua quinta medaglia in cinque olimpiadi diverse (due ori, un argento e due bronzi). Accanto ai due "vecchietti", trentasette anni per entrambi, due giovani appena ventenni che hanno vinto due medaglie di bronzo in specialità poco praticate: Alessandro Pittin, prima medaglia in assoluto per l'Italia nella combinata nordica, e Arianna Fontana bronzo nei 500 metri dello short track, la più giovane medagliata azzurra alle olimpiadi invernali con il bronzo della staffetta a Torino 2006 a soli quindici anni. L'unico oro è arrivato dal venticinquenne emiliano Giuliano Razzoli, trionfatore dello slalom speciale. Senza la sua non pronosticabile vittoria, si sarebbe rischiato di chiudere il medagliere a quota zero ori, cosa che non succedeva da Lake Placid nel 1980.

Risultato finale un oro, un argento e tre bronzi e sedicesimo posto nel medagliere che per la cronaca ha visto dominare il Canada con quattordici ori davanti alla Germania con dieci e agli Stati Uniti con nove.

Nonostante l'oro di Razzoli, che in parte ha salvato la spedizione azzurra, per il presidente del Coni Gianni Petrucci ci sono molte cose da analizzare tra cui anche il comportamento di alcuni campioni molto attesi che invece hanno mancato il così importante appuntamento olimpico.

I già citati Enrico Fabbris e Giorgio Di Centa, eroi della trionfale spedizione di Torino 2006, hanno completamente deluso a Vancouver. In verità tutto il fondo sia maschile che femminile (a parte Piller Cottrer) è mancato all'appuntamento con le medaglie nonostante sulla carta le potenzialità ci fossero. Anche lo sci Alpino stava rischiando di tornare a casa con un zero nel medagliere. Qui però è anche stata la sfortuna ad accanirsi contro i nostri sciatori. L'incidente dell'accreditata Nadia Fanchini poco prima che iniziassero i giochi, il quarto posto di Werner Heel in super gigante per due centesimi e poi la disfatta dei gigantisti femminili e maschili, tra le squadre più competitive presenti all'interno del circo bianco, a causa di un terreno con poca neve e reso molle dalla pioggia e quindi non adatto alle condizioni dei nostri atleti che amano sciare sul ghiaccio.

E per finire, di delusione si può parlare anche per Carolina Kostern. L'angelo biondo del pattinaggio artistico, unica europea a poter competere con le asiatiche e le nord americane, dominatrice nel vecchio continente, ma incapace, forse, di reggere la pressione dell'evento olimpico. Ripresa pubblicamente da Petrucci sulle prime pagine dei giornali, si è difesa dicendo che si sarebbe rifatta ai mondiali, ma il Presidente del Coni le ha risposto che le Olimpiadi sono un'altra cosa.

I giochi olimpici sono la festa dello sport. Una gara che può cambiare la vita di un atleta, un momento frutto di quattro anni di lavoro che si consuma regalando a chi segue attimi di magia in cui passioni, delusioni, gioie e sconfitte si intrecciano in una festa dello sport a cui tutto il mondo assiste. Ora, dopo il momento di bilancio, si azzera tutto per concentrare gli sforzi in direzione dell'Est verso la Russia, dove a Soči fra quattro anni saranno di nuovo protagonisti gli sport del freddo.

 

(23 marzo 2010)