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di Federica Tirapelle
Giovani: lavoro uguale miraggio
Giovani: lavoro uguale miraggio

In Italia come in tutto il mondo occidentale, al di là delle manovre, dei conseguenti scossoni sociali e politici, che cosa pensano i giovani del loro avvenire?
I giovani dell'Europa mediterranea sono scoraggiati, credono ben poco ad un futuro rappresentativo. Lo dimostrano per prime, dopo anni di netta ripresa economica, Spagna e Grecia, strette nella morsa di una pesantissima incertezza. Secondo una ricerca, molto documentata, della Fondazione per l'innovazione Politica, tra i 200mila ragazze e ragazzi dai 16 ai 29 anni, interrogati sulle aspettative, sulla percezione del lavoro, della politica, dei soldi, i più fiduciosi nel proprio potenziale, sono gli Asiatici. Gli statunitensi, nonostante la crisi sia partita proprio da lì nell'estate del 2008, continuano la politica ottimistica dell'età yuppie (anni '980) e sperano in grandi cambiamenti. Come del resto gli scandinavi. La gioventù francese è in forte crisi d'identità. Lo hanno dimostrato i ribelli delle banlieux ma anche gli studenti dei più famosi centri universitari di quel Paese, amante della cultura progressista e della libertà individuale da oltre duecento anni. E gli italiani, 'bamboccioni' forzati, contano fino in anni maturi (forse è l'unica eccezione, questa, in Europa) sulla famiglia e sulla casa d'origine, culla contro la vergognosa incognita di un futuro che stenta a decollare perfino nel precariato. I dubbi della globalizzazione vengono esaminati al microscopio: la Fondation pour l'innovation politique, che ha sede a Parigi, fa il punto sulla situazione della gioventù mondiale in partenariato col settimanale L'Express. Ne è nato" I giovani faccia a faccia al loro avvenire", sondaggio multiplo fra Europa, Asia e Stati Uniti. Per giungere poi alla gioventù cinese, indiana, giapponese, russa, di Taiwan (Istituto di sondaggi Kairos Future) con l'obiettivo di sondare, tra i ragazzi dai 16 ai 29 anni, pareri su futuro, globalizzazione, rapporto con il danaro, con la famiglia, parere sulle istituzioni, anche valutando il parametro delle generazioni precedenti. Stando alle statistiche incrociate, il 60% degli americani contro il 26 % degli italiani affermano positivi che avranno un buon posto di lavoro nel futuro. E soprattutto il 63 % degli ragazzi americani ritiene di poter dare una buona svolta al destino del proprio Paese, a fronte di un gruppo di disarmati tedeschi (solo il 22%); polacchi (23, 5%); francesi (26%) e del 28% degli italiani.

Ma sono gli Asiatici, i ricchi del nuovo Millennio. Paesi, anzi pianeti giovanissimi (per indice di età della popolazione). Entusiasti, dopo secoli di miseria fisica e morale, godono a pieno diritto il boom economico dovuto soprattutto alla tenacia, all'umiltà di emergere. Ecco il primato mondiale per l'innovazione tecnologica e l'abbattimento dei costi lavorativi, grazie ad una snella burocrazia diretta agli investimenti imprenditoriali. D'altra parte, lo spot di un nostro istituto di credito bancario esalta e illustra chiaramente la ripresa (di qui a un decennio) e la necessità di guardare ad Oriente, contro il pericolo dell'inflazione. A noi, meteore piccine, che cosa resta? Diventare la terza generazione di emigranti? E sia, molti lo sono già e sognano mondi nuovi. La mia esperienza è uno tra i tantissimi esempi di studente espatriato. E, dopo due anni ed oltre di Francia - difficile ad accoglierti (siamo i cugini non prediletti...) ma ottimo banco di prova -, l'Australia non è un sogno impossibile. Anzi, è decisione da valutare e soppesare. Però, lasciatecelo dire, doverci allontanare dalle nostre radici, lasciare la nostra terra così bella e ricca di autentici tesori, chiamare Patria l' altrove, è ben triste...
(14 luglio 2010)