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La marcia di Radetzky

A volte la memoria fa brutti scherzi. O, più semplicemente, l'oblio dove
abbiamo ermeticamente rinchiuso la nostra identità e le nostre origini, non
perdona quelle situazioni ridicole che solo un popolo preoccupato della frugale
e  sbadata quotidianità  può causare. Mi riferisco alla celebre marcia di
Radetzky. Con il nuovo anno sono iniziate le celebrazioni per i 150 anni della
nostra unità  nazionale. Ebbene, se me lo si consenta, mi sembra tragicomico
iniziare l'anno  rendendo omaggio al  feldmaresciallo austriaco autore di
innumerevoli delitti e massacri nel Belpaese.  La Radetzky - Marsch fu composta
in onore del maresciallo Josef Radetzky per celebrarne il ritorno a Milano,
dopo i moti rivoluzionari in Italia del 1848. Dopo una lunga serie di scontri
militari durante la primavera e l'inizio dell'estate di quello stesso anno, il
25 luglio 1848 l'ottantaduenne comandante in capo dell'esercito imperiale,
Johann Joseph Wenzel, conte Radetzky Von Radetz , riuscì a guidare le truppe
imperiali in una decisiva vittoria sulle forze piemontesi nella località di
Custoza. Dopo tale vittoria l'esercito di Radetzky  entrò a Milano: tre giorni
dopo l'Austria e il Piemonte conclusero l'armistizio, con l'obbligo (per i
piemontesi) di lasciare Lombardia e Veneto precedentemente occupati. Furono
questi gli eventi che portarono all'epilogo della prima guerra di indipendenza
italiana che si sarebbe conclusa l'anno successivo con la sconfitta dei
piemontesi a Novara. A Vienna, ancora in preda alla rivoluzione, questo
significativo evento militare venne accolto con grande gioia dai fedelissimi
della monarchia asburgica. Fra questi fedeli, l'intraprendente Friedrich
Pelikan, proprietario del "Cafè-pavilion" sulla Wasserglacis di Vienna, colse
al volo la vittoria di Radetzky per organizzare per la sera del 31 agosto 1848
nel suo Cafè  un "Festival per la Gran vittoria, in onore dei nostri coraggiosi
soldati in Italia, e per beneficenza ai soldati feriti". I volantini che
pubblicizzarono l'evento del 31 agosto annunciarono anche che il direttore dei
balli imperiali di corte, Johann Strauss avrebbe diretto la musica avendo
l'onore di dare l'anteprima, tra i vari brani musicali, anche di una nuova
marcia dal titolo Radetzky-Marsch, composta in onore del comandante e
dell'esercito imperiale. Strauss scrisse il nuovo lavoro in appena due ore.
Questa è la Marcia di Radetzky.  Un inno ad un militare che fece della violenza
repressiva una pratica naturale all'attività di governo.  Il nostro,infatti, 
non seppe mai svincolarsi da un atteggiamento strettamente repressivo.  Ripulì
le amministrazioni di tutti coloro  che si erano compromessi con le
sollevazioni: l'aristocrazia milanese fu punita con la perdita dei palazzi,
saccheggiati e trasformati in alloggi militari; a chi aveva avuto cariche nel
governo provvisorio venne imposta una requisizione straordinaria di guerra pari
alla enorme cifra di venti milioni. Il celebre comandante,  intensificò la
caccia ai patrioti: tra le moltissime vittime si ricordano  il milanese Sciesa,
fucilato il 2 agosto 1851 per possesso di un manifesto mazziniano, il comasco
Dottesio, impiccato l'11 ottobre dello stesso anno per possesso di materiale
propagandistico, i martiri di Belfiore, impiccati a Mantova dopo il sequestro
di titoli del debito. Per dare un'idea della determinazione del Radetzky, a
questi ultimi venne anche negato un funerale cristiano ed il seppellimento in
terra consacrata.
Ed ancora, l'autriaco,  sottopose molti alla cerimonia della "pubblica
bastonatura", eseguì quasi 1 000 condanne a morte per insurrezione o altri
delitti politici e molte più ne comminò.

Pene e punizioni falcidiarono una intera generazione di professionisti, medici
e non pochi sacerdoti un po' in tutte le città lombarde e venete. Senza contare
il dramma (personale e familiare) degli esuli, i cui beni vennero sequestrati
(con particolare cura ai più facoltosi). Ed allora che cosa canticchiamo?
Perché si battono le nostre mani quando sentiamo questa  melodia austriaca?
Perché continuiamo ad umiliare i caduti di Custoza (8147 tra morti e feriti), i
168 morti della battaglia di Curtatone, le migliaia di patrioti bastonati in
pubblico solo perché sospettati di avere simpatizzato con i moti
risorgimentali? Inutile nasconderlo: la marcia di Radetzky fu l'inno degli
invasori, degli oppressori, dei persecutori del popolo italiano. Un bel inno,
una lieta melodica ma con intenti nefasti! Anziché canticchiare la marcia
austriaca, per il primo dell'anno andiamo tutti a Custoza e perché no ad
Asiago, a Gallio, sul monte Grappa, a Bassano,a Gorizia,a Trieste e in tutti
quei luoghi della memoria dove fu incisa da eroici giovani con le lacrime, il
sangue, l'odore della morte la nostra storia, ed il nostro lungo e difficoltoso
cammino comunitario.

Paolo Cecco

(05 gennaio 2011)