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Il vero prodotto italiano si chiama “Made in Italy”

La globalizzazione e la variabilità dei mercati, la nascita di nuove superpotenze come la Cina, la crescente vicinanza/dipendenza dall'economia americana hanno ridisegnato nell'ultimo decennio lo scenario competitivo internazionale. Le aziende italiane - ancora fortemente incentrate sulla figura dell'imprenditore - si trovano ad affrontare costi della manodopera superiori alla media, investimenti tecnologici distanti anni luce dagli standard vigenti e mancanza di managerialità nelle strutture gerarchiche. E' una corsa, a quanto pare, persa in partenza. L'economia italiana, invece, ha reagito. Made in Italy è la risposta. Made in Italy è sinonimo di qualità, prestigio, stile, immagine. L'idea nasce nel settore della moda, durante l'internazionalizzazione delle imprese del lusso, al fine di valorizzare un prodotto di elevato livello qualitativo e giustificarne il prezzo fuori mercato. Una strategia che si è rivelata fin da subito vincente quanto necessaria, tramutatasi poi in una sorta di "carta d'identità del prodotto finito" utilizzabile in tutti i settori manifatturieri italiani.

Nel 2009, il marchio "made in Italy" ottiene un forte riconoscimento legislativo con il Decreto Legge 135/2009, che all'articolo 16 fornisce una serie puntuale di indicazioni su che cosa si debba effettivamente ritenere prodotto in Italia. Il primo comma dispone infatti che "si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano". Pertanto, chiunque voglia utilizzare tale marchio nei propri prodotti deve attenersi a questi stretti criteri di fabbricazione per evitare di incombere in un'azione illecita, punibile con 2 anni di reclusione e la non trascurabile sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 ad un massimo di euro 250.000, secondo quanto disposto dall'articolo 517 del codice di procedura e dallo stesso articolo 16, comma 6.

Il Decreto Legge 135/2009 aggiunge inoltre che chiunque fa uso di un'indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano», in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, è punito con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo. L'obiettivo del legislatore è qui ben chiaro, evitare qualsiasi forma di abuso del marchio che possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto è stato fabbricato in Italia quando invece la sua provenienza non lo è.

Già da dieci anni i produttori italiani hanno istituito un ente certificatore - l'Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani - con lo scopo di verificare e garantire, attraverso l'ausilio di soggetti qualificati, che il prodotto recante il marchio "made in Italy" possiede i seguenti requisiti:

  • fabbricazione eseguita interamente nel territorio dello Stato italiano;

  • realizzazione del prodotto con semilavorati Italiani;

  • uso di materiali naturali di qualità e di prima scelta;

  • design e progettazione esclusivi dell'azienda;

  • lavorazioni artigianali tradizionali tipiche italiane.

Inoltre, è richiesto che il processo produttivo rispetti elevati standard di sicurezza e di osservanza di norme sull'igiene.

La certificazione è volontaria e si compone dei seguenti passaggi:

1. Richiesta dell'Azienda con autocertificazione;

2. Approvazione temporanea;

3. Autorizzazione all'uso dei segni distintivi;

4. Compilazione del disciplinare;

5. Delibera del comitato tecnico-scientifico ed iscrizione al registro Nazionale dei Produttori Italiani.

Attraverso l'iter di certificazione, il richiedente ottiene l'iscrizione nel Registro Nazionale Produttori Italiani. E' indubbiamente un ulteriore costo da sostenere e anche una sorta di vincolo, che può arrivare a impedire scelte strategiche di esternalizzazione o delocalizzazione dell'attività produttiva. D'altra parte, però, il prestigio e la fama che il prodotto certificato acquisisce permettono alle Aziende di spuntare prezzi e margini nettamente superiori rispetto a quelli della concorrenza.

Matteo Zanetti

(10 marzo 2011)