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Attacco informatico a Sony e Amazon: milioni di dati personali a rischio
  "Stimato Cliente PlayStation Network:

Abbiamo scoperto che tra il 17 e il 19 Aprile 2011 alcune informazioni relative agli account di utenti di servizi PlayStation Network sono state compromesse in relazione a intrusioni illegali e non autorizzate nel nostro sistema".

Questo è solo l'inizio di una lunga email inviata da Sony ai propri clienti che utilizzano la piattaforma di gioco online delle famose console della casa di Tokio. E' stato un attacco senza precedenti, milioni di informazioni, dati personali e numeri di carte di credito in mano a terroristi informatici che ne faranno chissa quale uso. Stessa sorte per il servizio di Cloud Cumputing di Amazon, la cui "nuvola" è andata in fumo negli stessi giorni dopo un attacco di tipo DOS (denyal of service). Due black-out di tale portata, nel giro di così pochi giorni, devono far riflettere sul tema della sicurezza informatica. La vulnerabilità del web, in un mondo dove ormai tutto viene guidato dal flusso digitale dei dati che scorre nella rete, racchiude il rischio di una nuova guerra fredda, dove il nemico è preparato e la popolazione invece è in balia di una infrastruttura senza difese. Qui ci si trova di fronte a gruppi organizzati di esperti informatici, che seguono una propria e discutibile etica, che si oppongono allo strapotere delle corporazioni e che portano il combattimento nel loro territorio, quello dei bit. E a farne le spese sono sempre i cittadini, la cui privacy è già da tempo compromessa, i cui dati finanziari vengono scambiati, rubati e utilizzati con una semplicità a volte disarmante, le cui identità sono diventate di dominio pubblico.

L'attacco condotto a Sony è stato inizialmente attribuito agli Hakers di Anonymous, il gruppo attivista che ha promesso vendetta contro le azioni delle società americane coinvolte nel caso WikiLeaks. Il loro portavoce, però, ha subito sconfessato l'accusa, pubblicando su Facebook un post di smentita, "per una volta non siamo stati noi", anche se non si può escludere l'iniziativa di qualche hacker indipendente, forse affiliato all'organizzazione. E il sospetto è lecito, anche perché Anonymous qualche scaramuccia con Sony ce l'ha già avuta, anzi, ha pubblicamente giurato di vendicare il loro "collega" coinvolto in una causa legale col colosso americano per esser riuscito a craccare il firmware della loro piattaforma ludica Playstation 3. Ma non è una vera vendetta se non se ne può ostentare il merito, e forse questo un po' scagiona il gruppo di hakers e fa temere che altre e probabilmente più potenti forze stanno entrando nel panorama informatico del cyber crimine. Soggetti ben lontani da quelli raccontati nel libro di Steven Levy, Hackers - Heroes of the Computer Revolution. Secondo il giornalista-scrittore statunitense, gli Hackers sono "programmatori e progettisti di computer che considerano l'informatica come la cosa più importante al mondo". Oggi ci si trova ad affrontare persone senza scrupoli, che hanno il mondo ai loro piedi, grazie alla tecnologia, che possono bloccare un'economia, sempre più interconnessa, sempre più dipendente dalla rete, completamente vulnerabile. E ora, a chi spetta il compito di rispondere?

Matteo Zanetti

(12 maggio 2011)