Home » Attualità
stampa
 
 
Raymond Aceto, Zaccaria nel “Nabucco” areniano

 

"devo molto a Verdi,  è stata la mia vita: come a James Levine, che mi ha aiutato in questa carriera"  

Raymond Aceto

In realtà quella del basso statunitense Raymon Aceto è già una carriera vasta, costellata di successi in tutti i teatri americani, ma anche nella vecchia Europa è brillata la sua vocalità possente.  A Verona, Raymond Aceto ha proposto uno Zaccaria incisivo non tanto nell'esuberanza quanto nella nobiltà della linea di canto.

Nel Caffè dove ci siamo incontrati, domina quella voce dal timbro grave ma contenuto, ricco di tessiture italo-americane proprie alla seconda generazione - il nonno paterno era originario di Agerola (Napoli) -. La comunicabilità di  Aceto non fa di certo ravvisare il maestoso sommo sacerdote che illumina il destino di un popolo, piuttosto uno sportivo a carica di adrenalina.

Lei ha cominciato al Metropolitan... quindi ha conosciuto James Levine. 

"Ho fatto un'audizione di fronte al grande Levine, all'età di ventidue anni. Mi prese nel programma dei giovani artisti nel 1991. Sono rimasto in questo progetto per un triennio. Il mio debutto in Tosca, nel '92, con Pavarotti. In quel periodo ho coperto ruoli primi e secondi e poi , nel ‘95/'96, ho iniziata la  carriera."

Circa  l'esperienza con Levine?

"Ho lavorato molto con lui, imparando tantissimo. E' sempre stato molto bravo con i cantanti".

Come sono accolti i compositori italiani in America, in particolare Verdi?

"Il Maestro Verdi è la mia vita. Ha pagato tante cose nel mio percorso (nda, con aria gioiosamente ieratica), potrei definirlo il mio sponsor. Altro grande compositore del ‘900, Puccini, ma ha scritto poco per il ‘basso'. Il ruolo di Scarpia (baritono), ad esempio, è un mio successo. In America è molto conosciuto anche Wagner. Infatti io canto "L'oro del Reno" e "Siegfried". In ogni caso affiancherei  sulla stessa linea di audience Verdi e Wagner."

Raymond Aceto

Lei ha calcato molti teatri americani e anche in Europa ormai conosce Londra, Vienna, Berlino... Trova delle differenze organizzative?

"Indubbiamente, negli States, maggiore è l'organizzazione. Ma l'aspetto più importante è il minimo  raggio d' intervento governativo per il Teatro. In Italia, lo sapete anche voi, ci si aggira sul 70%, in America, meno del 10%. Da ciò consegue l'orientamento verso un altro spirito riguardo l'organizzazione del lavoro, con un'altra mentalità per il fund raising...E' tutto molto, molto diverso."

In Verdi c'è uno scontro tra tipologie vocali più che tra i personaggi! Ad esempio, in "Nabucco" , tra Nabucco e Zaccaria, baritono e basso. E' d'accordo?

"A mio parere in Verdi l'aspetto più importante sono le voci più che i personaggi. In sostanza tutto risiede nella musica. Poi ogni artista vede il personaggio in un certo modo, il baritono vuole fare Nabucco in un modo, il basso cerca di fare Zaccaria alla sua maniera. Tutti hanno la loro idea del personaggio." (foto Ennevi)

Nel libretto originario di Solera, Zaccaria è il grande pontefice, figura solenne, ieratica. Verdi lo trasforma in un profeta, eloquente, guidato dalla fiducia nel suo Dio. Secondo Aceto, invece, che tipo è Zaccaria?

Sintetizzo in poche parole. Zaccaria con la fede è fermo. E' innanzitutto umano e forte. Vuole portare il suo popolo ad essere illuminato, come nel recitativo iniziale "Sperate, o figli!". Nabucco è una guida, un condottiero, Zaccaria è una speranza".

(foto Ennevi)

Quali sono i momenti più difficili di canto nel ruolo?  Nel primo o nel secondo atto?

Nel mio ruolo ci sono tre arie importanti ma quella più difficile è la Preghiera del secondo atto,"Tu sul labbro". Quanto canti questa aria sei praticamente da solo sul palcoscenico, non hai coro, qualche solista dell'orchestra, solo le tue note davanti a quindicimila persone. E' un momento di grande intimità, quando canti la Preghiera è come tu pregassi."

  Lei ha già cantato in Arena nel ruolo di Ramfis in "Aida"e in quello di Escamillo in "Carmen". Un' esperienza positiva?

"Mi piace molto esibirmi in Arena. E' un'esperienza unica. Siamo all'aperto. Caldo, freddo, pioggia,  aria, vento. Piccoli, i camerini, tanta la gente. In Arena si sperimenta uno sport estremo, pura adrenalina. Non si trova, al mondo, un teatro così."

I suoi prossimi impegni?

A San Francisco sarò Timur in "Turandot" e, a Chicago, Pimen nel "Boris". Ma Timur "is a vacation confronto a Zaccaria. Okay?".

(intervista raccolta da Roberto Tirapelle)

Si ringrazia la Direzione Comunicazione della Fondazione Arena

(22 luglio 2011)