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Giornata mondiale della Gioventł 2011
Giornata mondiale della Gioventł 2011
 

Sulla chiusura della xxvi Giornata Mondiale della Gioventù è giusto spendere una riflessione, visto il travolgente impatto che ha provocato in migliaia di fedeli, specie in un abnorme numero di giovani provenienti da 193 paesi del globo.

Alla fine Ratzinger ha magistralmente vinto ma soprattutto ha convinto la certezza di quel tema scelto, non a caso, nell'epoca più flessibile della storia:"Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede". Una folla oceanica si è radunata all'aerodromo di Cuatro Vientos, non di certo per vedere le magie balistiche di Messi al Camp Nouo per tifare le "merengues" del Real Madrid. Il più seguito evento nella storia spagnola, nonché dell'intero scenario continentale è aver abbracciato le parole di un anziano Papa, vicario di una delle più antiche fedi della storia umana.

La verità, piaccia o meno, è che abbiamo un disperato bisogno di Dio e di quelle "radici" che, per l'appunto, sono rappresentate dalla testimonianza spontanea e genuina della Fede cristiana. Ammetto che mi ha sinceramente commosso, ammirare così tanti giovani ma soprattutto aver oggettivamente palpato dallo schermo, quella forza, quella spavalderia, quel coraggio di "cercare la verità" nonché il senso finale della nostra esistenza. "Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza". Questo, de facto, il testamento morale del papato ratzingeriano. Ed i due milioni di giovani pellegrini (l'età media dei partecipanti era stimata sui ventidue anni) stanno a dimostrare tutta l'efficacia della testimonianza papale. Nonostante il caldo torrido giornaliero (circa settecento fedeli sono dovuti ricorrere alle cure sanitarie) ed il nubifragio serale, non ci si è arresi e, convinti, si è onorato quella prova di fiducia e fedeltà all'ideologia che ,più di tutte, ha segnato la nostra identità ed il nostro percorso terreno. "La nostra forza è più grande della pioggia"- ha chiuso il raggiante Vescovo di Roma.

 L'adunata internazionale spagnola è stata un antidoto, un salvifico farmaco per affrontare con più consapevolezza un'epoca dettata dal relativismo, dalla frenesia, dagli egoismi e dall' invividualismo esagitato. Nella settimana di preghiera, ci siamo liberati delle pesanti catene che ci relegano alla mediocrità della vita "spesa per.." e abbiamo riscoperto la profondità e la spiritualità della quale siamo forgiati. Un fragile uomo ottantenne è riuscito a scaldare i cuori di più di due milioni di ventenni e trentenni. E questo perchè? Perchè, gentili lettori, ha confermato quelle certezze, quelle concrete parole "piene di vita e di speranza" che i più giovani si aspettano da chi conduce una comunità e che invece, molto spesso, sono tradite o rese vane dal vuoto dei nostri politici o dall'insensatezza di odierne ideologie legate alla vacuità della moda e alla fugacità dei molteplici velli dorati che caratterizzano la nostra quotidianità.

Dalla "fiesta" spagnola, ci siamo destati più consapevoli dell'immenso patrimonio che custodiamo inconsapevolmente: quel patto indissolubile con Cristo, eterno compagno di vita ed unica piena e sensata certezza alla nostra esistenza. Il resto è fuffa, al massimo la possiamo paragonare ad una cornice di uno splendido quadro: tutto quello che ci impiega nelle nostre giornate è la cornice che tiene unito a sé l'immagine rappresentata nel quadro, ovviamente l'oggetto centrale è la Fede ed il Fondatore della bimillenaria religione che, nonostante tutto, continua a completare, valorizzare e dare contenuto alla "liquidità" del nostro vivere.

Un grazie, quindi, al Santo Padre per averci rischiarito i nostri occhi portando un briciolo di luce ma il grazie più grande va a quei coetanei di tutti i paesi che, con la loro tenacia eroica hanno richiamato l'uomo al suo compito più grande: l'amore per il prossimo e la totale fedeltà a quel Padre celeste, colonna portante di tutto l'esistente.

Paolo Cecco

(24 agosto 2011)