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Lui, già affermato direttore d'orchestra veronese; lei geniale pianista padovana.

Andrea Battistoni e Leonora Armellini: due veneti al Filarmonico
Andrea Battistoni e Leonora Armellini: due veneti al Filarmonico
 

Si sono appena spente le luci sull'ultima edizione del Premio "Basso Adige", consumata nel magnifico maniero di Bevilacqua e già mi ritrovo a spendere tutto il mio entusiasmo per un paio di nomi che meriterebbero il premio nella categoria "Musica" per la prossima annata.

Stiamo parlando di due autentici geni dell'arte del suono, un Direttore d'orchestra ed una Pianista, due artigiani della melodia, giovanissimi alchimisti delle note musicali: il veronese Andrea Battistoni e la padovana Leonora Armellini.

Battistoni è un giovane emergente nel panorama musicale internazionale. Nato a Verona nel 1987, ha debuttato al teatro di Basilea nel 2008, dirigendo la Bohème di Puccini. Nel suo blasonato curriculum, ha guidato la Saint Petersburg State Symphony Orchestra, l'Orchestra di Padova e del Veneto, la Royal College of Music Orchestra di Manchester, l'Orchestra dell'Arena di Verona e la Haynd di Bolzano e Trento. Ha partecipato a numerosi festival tra i quali il Festival di Verona Contemporanea, il Festival Giovane del Rossini Opera. Dal Gennaio 2011 è Primo Direttore Ospite del Teatro Regio di Parma, altresì ha debuttato sul podio dell'Arena di Verona dirigendo l'edizione del 2011 del "Barbiere di Siviglia".

Ancora più irraggiungibile il percorso formativo della pianista Armellini. Appena diciannovenne, ha iniziato lo studio del pianoforte a soli quattro anni. Nel 2004 ha conseguito il suo primo diploma con il massimo dei voti e nel 2009, il secondo, con altrettanto brillante risultato presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Seppur giovanissima, si è esibita in più di duecento concerti in prestigiose sedi italiane e in numerosi capitali internazionali tra cui Londra, Vienna, Parigi, New Dehli. Come solista, ha collaborato con numerose orchestre, tra le quali l'Orchestra di Padova e del Veneto, i Solisti Veneti, Kronstadt Philharmoniker, la Filarmonica di Torino, del Teatro la Fenice di Venezia, Orchestra da camera di Kiev, diretta da maestri di fama mondiale. Ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive e tra il 2007 e il 2009 ha inciso dal vivo, l'integrale delle opere per pianoforte e orchestra di Chopin.

Ma non bastano questi divini curriculum; queste sensazionali esperienze. Ho avuto modo di assistere, di persona, al Concerto che i due giovani veneti hanno tenuto Domenica 6 Novembre presso il Teatro Filarmonico di Verona. In programma c'erano i "Nocturnes" di Debussy, il "Concerto n.1 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra" di Franz Liszt e i "Tableau d'une exposition" del russo Musorgskij. Ho trascorso due ore cullato da quella sobrietà, dalla disinvoltura della bacchetta di Battistoni, mi sono perso nel disegno ancestrale delle note di Armellini; ho visto, fisicamente, la costruzione dell'opera che stavano realizzando. Dal concerto veronese ne sono uscito emozionatissimo, stravolto ma con una nitida certezza: l'evanescenza della musica, di quella musica, era un mix di armonie, ritmi, pause che andavano a scavare proprio nella profondità più gelosa della nostra anima.

Allora, il virtuosismo che i miei sensi hanno gustato nella prima Domenica di Novembre erano veramente quella "meravigliosa costruzione dell'impalpabile"- come definì la Musica il critico Camille LeSene-"arte dell'inesprimibile che canta non appena cade la parola impotente". La maestosità di Battistoni, memorabile la sua direzione de "La Grande porta di Kiev"; ma anche il linguaggio "alto" di Armellini nel suo rapportarsi al Pianoforte. "Il Pianoforte"- citando Liszt-"ha la possibilità, più d'ogni altro strumento, di partecipare alla vita dell'uomo e nondimeno vive di una vita sua e ha uno sviluppo personale suo. Microcosmo, microdeus". Premiamo, dunque, questi due valorosi artisti è un dovere per non solo per il loro brillante percorso professionale ma soprattutto per il loro tragitto umano ed identitario: ripristiniamo dignità, peso, valore, coscienza alla cultura ed alle arti lodando chi, con una manciata di anni in tasca, si ritrova meritatamente a dirigere un'orchestra o a sfidare la solitudine di un Pianoforte. Quel sudore, quella fatica, quei sacrifici, quei pianti, quell'esistenza nell'aver impregnato le fugaci ore della propria fanciullezza e adolescenza sono da valorizzare e da premiare. Consegnamo il "Basso Adige", caro Direttore, al fior fiore della nostra gioventù a chi è riuscito a farci dimenticare delle brutture della quotidianità e ha riportato, per un paio di ore, il nostro spirito nel giardino della bellezza, del gusto e dell'eleganza. Consegnamo il "Basso Adige" a Leonora Armellini e Andrea Battistoni.

 Paolo Cecco

 

(05 novembre 2011)