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Il New York Times rivela l'esistenza di un laboratorio top secret a Mountain View dove vengono sviluppati i 100 progetti più tecnologici e rivoluzionari al mondo.

Il futuro nasce a Google X
Il futuro nasce a Google X

 

C'è chi sta già parlando di una sorta di Area 51 high-tech, di una Bat Caverna inaccessibile dove i geni dell'informatica e della robotica lavorano a stretto contato su gadget altamente sofisticati da far invidia all'eroe pipistrello dei fumetti.

Il suo nome, come ogni cosa misteriosa che si rispetti, è X, Google X. Ancora una volta, a mettere le mani sul futuro, a disegnare il destino dell'uomo è la superpotenza dei motori di ricerca Google, con una divisione high-tech capitanata - a quanto pare - da Sergey Brin, uno dei padri fondatori della compagnia, con l'immancabile zampino di Larry page, CEO di Google.

Che cosa ci sia con esattezza all'interno di questi fantomatici laboratori sono in pochi a saperlo. Si dice che nemmeno i dipendenti di Google stesso sappiano che succede laggiù. Le voci, però, trapelano e la Big G continua a far parlare di sé.

La playlist sembra ricomprendere un ascensore spaziale, una sorta di scala per le stelle che collega la terra allo spazio attraverso un cavo terra-cielo. Cucine intelligenti, collegate al web, che effettuano un ordine al supermercato più vicino quando nel frigo sta per finire il latte. Auto senza guidatori in grado di viaggiare sicure per le strade cittadine, robot che eseguono i lavori domestici ed interagiscono a tutti gli effetti con l'uomo.

Questo è ciò per cui Google è nata. Ricerca in campi tecnologicamente avanzati, obiettivo perso di vista dopo il successo nel mondo del web. Google X è una sorta di ritorno alle origini, dove progetti pionieristici e grandi menti trovano un posto dove fondersi, con nomi del calibro di Sebastian Thrun, inventore dell'auto che si guida da sola, Johnny Chung Lee, il massimo esperto di iterazioni uomo-macchina, Andrew Ng, il famoso esperto di intelligenza artificiale dell'Università di Stanford. E ancora, scienziati provenienti dal M.I.T, altri rubati a Microsoft o Nokia. Solo il meglio del meglio nella Bat Caverna di Mountain View. 

Gli unici ad essere titubanti (e preoccupati) sono gli azionisti, intimoriti dalle cifre necessarie per finanziare tali progetti. I portavoce di Google prontamente rassicurano, le risorse investite in Google X sono minime rispetto a quelle  destinate al core business del mondo del web. L'high-tech è soggetto a troppi rischi e ritorni incerti.

Non va però dimenticato che sono stati proprio algoritmi super-avanzati a portare Google al vertice dei motori di ricerca. A Big G, i Googler - così sono chiamati i dipendenti di Google - sono esortati dalla direzione a dedicare il 20% del loro tempo lavorativo a ideare e creare nuovi prodotti. Ciò la dice lunga sulla filosofia di questa  atipica Azienda. L'innovazione fa parte del DNA di Google e non saranno di certo i numeri a fermare il futuro.

Matteo Zanetti

(05 dicembre 2011)