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Etica e sport
Etica e sport
 

Lealtà, coraggio, tenacia, sfida ai propri limiti, senso dell'appartenenza, rispetto delle regole, rispetto dell'avversario, rispetto di se stesso, fratellanza universale, spirito di sacrificio, determinazione, affidabilità, coerenza, costanza, gioco di squadra.

Questi i valori basilari che caratterizzano la pratica sportiva in tutte le società del mondo contemporaneo.

È all'interno della gara sportiva che si declina, nel modo più fedele e genuino, la pratica della vita con le sue ansie, tristezze, gioie, dolori, emozioni, tutti stati d'animo che ci accompagnano nella nostra quotidianità e che, quasi magicamente, ritroviamo nell'arco di un evento sportivo allo stadio, in piscina, in palestra o su un campo da tennis.

Sintetizzare su un foglio A4 il binomio "Etica e Sport" è un'impresa ardua e assai difficoltosa. Tra le innumerevoli storie che hanno dato l'esempio di perfetta congiuntura tra i valori sportivi ed etici, si dovrebbe citare quella di Matthias Sindelar, leggendario capitano e punta di diamante del Wunderteam, la meravigliosa nazionale austriaca degli anni Trenta; come non si può non menzionare la formazione ucraina dello "Fc Start", una mista composizione dei giocatori della Dynamo e Lokomotiv, che nell'agosto del 1942 sfidarono e batterono in un'epica partita di calcio la miglior squadra dell'esercito nazista, la Flakelf, una gara che sfocerà in tragedia (a differenza del film Fuga per la Vittoria, che si ispirò alla suddetta partita della morte); inoltre l'impresa di Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra del 1908, che commosse una nazione intera nonché la stessa regina Alessandra d'Inghilterra che, nonostante la mancata vittoria olimpica, lo premiò ugualmente con una coppa d'argento dorato. Ancora, l'eroico fantino (medaglia olimpica a Los Angeles 1932), il Colonello Takeichi "Barone" Nischi, che non si sottrasse nella battaglia di Iwo Jima ad utilizzare le scarse forniture mediche su un soldato marines ferito.

Se proprio vogliamo fornire un'immagine, un fotogramma all'etica nello sport mi soffermerei sulla straordinaria amicizia che ha legato un afro americano e un ventenne studente di legge ariano: la storia di Jessie Owens e Ludwing Long. Quello che avvenne all'Olympiastadion di Berlino, in occasione delle xi Olimpiadi moderne, racchiude quei valori fondamentali che identificano lo sportivo modello. Il grande favorito del salto in lungo, Jesse Owens, stava rischiando di venire escluso dalla finale, dopo aver sprecato già due salti. Owens, fresca medaglia d'oro dei 100 e 200 metri e della staffetta 4 per 100, versava in evidente difficoltà e cominciava ad intravvedere lo spettro dell'eliminazione. Ma proprio nel momento peggiore gli venne in soccorso la stella dell'atletica teutonica Long, incitandolo e sussurrandogli nel suo inglese dal forte accento germanico:" uno come te dovrebbe essere in grado di qualificarsi ad occhi chiusi". Long, animato dal più profondo spirito decoubertiano, aveva consigliato al campione dell'Alabama di staccare almeno una ventina di centimetri prima della linea di battuta. E per realizzare questa strategia, aveva appoggiato una maglietta all'altezza del punto della linea di battuta. Lo statunitense riuscì a eseguire correttamente il salto e a qualificarsi per la finale.

Come da pronostici, Owens era riuscito a conquistare il suo quarto oro olimpico, grazie ad un salto di 8,06 metri con il quale aveva superato proprio Luz Long arrivato a 7,87 metri. Il primo a congratularsi con l'americano fu proprio l'atleta germanico, che andò ad abbracciare l'amico Owens. L'amicizia tra i due campioni concepita in quella storica competizione si cementò negli anni successivi; fino a quando alla fine del 1942 inviarono alla residenza di Amburgo di Luz la cartolina di precetto. L'ex campione di salto in lungo veniva mobilitato in fanteria con il grado di sergente maggiore. Dopo essere stato assegnato nell'Aprile del 1943 alla divisione Hermann Goring, il mese successivo venne inviato in Sicilia. Quattro giorni dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, il 14 luglio del '43, Long venne gravemente ferito, catturato dagli americani e trasportato in un ospedale da campo inglese, dove i medici poterono solo constatarne il decesso.

Solo nel 1950 la Croce Rossa rinvenne i suoi resti per accudirli nel cimitero di Motta Sant'Anastasia, dove si trovano tutt' ora. Nel dopoguerra Jessie Owens dicharò di aver ricevuto dall'amico tedesco questa commovente lettera proveniente dal fronte:" Mio caro amico Jesse, dove mi trovo sembra che non vi sia null'altro se non sabbia e sangue. Io non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino, che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l'ultima lettera che ti scrivo. Se così deve essere, ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita, va in Germania a trovare mio figlio e raccontagli di suo padre. E raccontagli anche che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia". Terminata la guerra, Owens tornò più volte in Europa e si prodigò per adottare la famiglia dell'amico Luz e per ricordare la grandezza di quest'uomo. Lunedì 11 Dicembre 2000 venne assegnato a Edson Arantes do Nascimento detto Pelè e a Diego Armando Maradona il premio" Sportivi del Secolo".

Di Matthias Sinderlar, Dorando Pietri, degli eroici componenti dello Fc Strart, del "Barone" Nishi e di Luz Long nessuno parlò. Non sappiamo se il tempo, come spesso succede, potrà rimediare. Però sappiamo che una candidatura a questi personaggi avrebbe portato a considerare altri valori, oltre a quelli meritati sui campi da gioco. Valori, da sempre e per sempre, decisivi per gli uomini.

Paolo Cecco

 

(04 agosto 2012)