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È da poco calato il sipario sui Giochi della xxx Olimpiade svolti in terra britannica ed è possibile sancire un personale bilancio sul magnifico spettacolo che si è consumato, dal 27 Luglio al 12 Agosto, a Londra, la prima città che ha ospitato per tre volte un'Olimpiade estiva.

Olympia a Londra
Olympia a Londra
 

Puntualizzo fin dal principio che non tratterò di sport. Certo, le imprese del leggendario velocista Usain Bolt, il canoista Daniele Molmenti, l'eterna Josefa Idem (costruitele una statua, per piacere!), la tiratrice Jessica Rossi, il keniota David Lekuta Rudisha, D'Artagnan Valentina Vezzali, il tiratore Niccolò Campriani, l'immortale portiere del Settebello Stefano Tempesti, "Cuor di leone" Oscar Pistorius ed il "dio Nettuno" Michael Phelps; meriterebbero di consegnare i loro nomi nei libri di storia per le gesta irripetibili e le emozioni che ci hanno offerto.

Niente sport, dunque, ma un sincero plauso ad una nazione, l'Inghilterra, ed al vero vincitore di queste Olimpiadi moderne: il regista Danny Boyle, autore della colossale cerimonia d'apertura della manifestazione. Non c'era la poesia e la nobiltà della serata di Atene di otto anni fa ma l'artista, con il suo perfetto lavoro, ha assicurato forti trepidazioni, andando a scuotere i bassifondi dell'animo degli spettatori che hanno assistito letteralmente al parto di Nazione. Vivaddio, per una volta si è accantonata la peste ideologica degli ultimi decenni: il relativismo, il melting polt, il tecnicismo, il pogrom livellatrice, l'anonimato culturale, lo smarrimento delle identità dei popoli e l'Inghilterra ha mostrato all'intero pianeta, quello che ha attraversato negli ultimi secoli. Finalmente sono ricomparsi gli inglesi! Finalmente nel ricettacolo liberticida delle identità, è emerso un popolo ed una nazione! Ed i complimenti valgono doppio se a presentargli è un simpatizzante irlandese e chi ha da sempre nutrito genuina antipatia per la "Perfida Albione". Boyle, con il suo spettacolo ci ha insegnato quanto è preziosa e salvifica (anche economicamente..chiedere agli inglesi!) l'identità di un popolo. Senza essere manichei o semplicisti, al netto di zone d'ombra sono inglesi.

E tanto basta. Autoironici, autocritici, superbamente ecclettici, poetici, vivi. Letterati, cineasti, sportivi, militari, rivoluzionari, statisti. Hanno raccontato di essere moderni e di essere il popolo che ha anticipato la modernità planetaria, dalla produzione industriale, allo stato sociale, alla cultura moderna, alla musica (sono la patria della musica contemporanea). Sono stati i fautori della rivoluzione industriale, dei primi sindacati, delle prime lotte sindacaliste e delle suffragette. Con "Green & Pleasant Land" e "Pandemonium" si è tratteggiata la storia dell'Isola, andando a scrutarne le viscere e gli umori dello spirito inglese. Dall'idillio rurale e autarchico dei primordi, con tanto di prati verdi, capanne, animali domestici, poetica campagna e canti nazionali (ma che bello, che sublimità!), abbiamo assistito all'interpretazione di Kenneth Brahagh che ha giganteggiato con la "Tempesta" del Dante anglofono: William Shakespeare.

Successivamente si è passati alle ciminiere fumanti, ai visi sporchi di cenere e fuliggine degli operai, ai borghesi, alla commemorazione dei fantasmi che si aggirano oggi per il Vecchio Continente: il lavoro, i sindacati, le lotte sociali. Il momento più commuovente della serata è aver ascoltato il silenzio della Grande Guerra e la danza tribale sulla magnifica voce di Emily Sandè, in un silenzio rombante per far rivivere chi non c'è più. Doveroso spazio l'ha conquistato il National Health Service (con uno stadio pieno di letti d'ospedale, bambini, medici ed infermieri) e per la lettura dei romanzi e lungometraggi che hanno accompagnato l'età più felice di più generazioni: da Peter Pan, a Mary Poppins, Poi la London Symphony Orchestra, diretta da Simon Rattle e nella quale il chapliniano Rowan Atkinson, (da 10 e lode la sua performance) suona col sintetizzatore le note della colonna sonora di Momenti di gloria.

Un flashback di vera e profonda Inghilterra, luoghi, personaggi, emozioni, lotte, tribulazioni, gioie che hanno caratterizzato una comunità in cammino verso la sua evoluzione sociale, morale, culturale. Per una sera contavano gli usi, i costumi, la lingua, i prodotti tipici, gli operai, i contadini, le suffragette, i borghesi, i sindacalisti, le storie, gli statisti, i Churchill, i Disraeli, i Lord Nelson, Il Duca di Wellington e le regine e meno gli spread, i tecnici, le cartelle di Equitalia, i Draghi, la Bce, Eurolandia, Bruxelles, ed il Bilderberg. Per una sera si è celebrata una nazione con le sue fortune e disgrazie, con i suoi innumerevoli pregi ed immancabili difetti. Per quella sera il cuore ci si è stretto stretto perchè si celebrava uno stato, una aggregazione di popoli e di storie. Per una sera ho gridato: Forza Inghilterra!

Paolo Cecco

(14 agosto 2012)