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Dall'alimentazione alla moda, i mille usi del bambù

LA MINIERA VERDE
LA MINIERA VERDE

L'agricoltura già da qualche anno è in crisi specialmente per i produttori di cereali, ma soffrono anche i produttori di ortaggi e frutta. Insomma essere agricoltori oggi si fa fatica a campare. La cosa peggiora per chi ha un terreno e non lo coltiva direttamente. Sono questi i momenti in cui bisogna inventarsi qualcosa, cercare nuovi tipi di coltivazione che si dirigano verso le nuove esigenze dei mercati. E così come in molte altre parti d'Italia (in questo momento sono 1000 gli ettari destinati a questa coltivazione), due proprietari terrieri di Castagnaro, i primi del basso veronese, hanno messo a dimora, a ottobre dell'anno scorso, due ettari di bambù gigante, della società "Consorzio Bambù Italia Srl" di Cattolica, a scopo commerciale e industriale. Bambù?

Si Bambù. La maggior parte di noi quando sente parlare di questa pianta pensa alle regioni umide sub-tropicali dell'Asia o alle siepi che spesso vediamo nei giardini di alcune ville. Niente di tutto ciò e allora di cosa parliamo? Vediamo di cosa si tratta.

Confucio lo riteneva un modello di virtù per gli uomini per la sua capacità di crescere ben diritto ma pronto a piegarsi se necessario e quindi un esempio di modestia, umiltà e giovinezza. Il suo nome latino è Phillostachis pubescens o edulis detto commercialmente MOSO. Non è un albero tant'è vero che a differenza di quest'ultimo ad ogni taglio ricresce. E' un vegetale della famiglia delle graminacee (il suo antenato era il riso). Vive benissimo alle nostre latitudini tant'è che resiste ad una temperatura minima di -25°. Cresce velocemente. In 60 giorni dalla nascita del germoglio arriva alle sue dimensioni definitive con un'altezza che varia dai 14 ai 25 m. e un diametro di 8/15 cm. Si propaga per rizomi ma a differenza del cugino nostrano, senza foglie muore. Il bosco di bambù prospera per oltre 80 anni. Ma vediamo le peculiarità ambientali e di utilizzo di questa coltivazione ecosostenibile.

Un bosco di bambù assorbe il 15% in più di anidride carbonica di un bosco di latifoglie di pari superficie. Non è attaccato da parassiti, non ha bisogno né di pesticidi né di anticrittogamici. Con la sua rete di radici che scendono ad una profondità massima di 50/60 cm può essere usato in zone con problemi di dissesto idrogeologico o a copertura delle discariche.

Dal punto di vista commerciale ha più di 1500 utilizzi. Con il bambù si possono fare mobili, parquet, vestiti e tessuti, oggettistica varia, carta, edifici, ponti, biciclette, bibite, carbonella, viene anche usato come alimento e nella cosmesi. Il bambù è considerato il maiale verde perché non si butta vie niente.

Ma un ettaro di bambù, superficie minima dell'impianto, quando può rendere?

I prodotti principali del bosco di bambù sono i germogli che si raccolgono da fine marzo a metà maggio e i culmi o canne che si raccolgono da ottobre a gennaio. La raccolta sia dei germogli sia delle canne avviene manualmente. I primi con una zappa e le seconde con la motosega.

Un ettaro di bambù, in piena produzione, può produrre all'anno almeno 7500 Kg. di germogli che al prezzo stimato di 2 € al kg. (la domanda dei germogli è in crescita, con quotazioni che si avvicinano ai 10€/kg) danno un ricavo di 15000 €.

Lo stesso ettaro produce almeno 2500 canne che al prezzo stimato di 12 € a canna danno un ricavo di 30000 € (oggi sul mercato, un pezzo di canna di 2,5 m costa circa 25 €).

Di norma, quindi, un ettaro di bambù produce un fatturato di 45000 € dal quale dobbiamo detrarre un 25% dovuto a spese colturali (irrigazione, solo i primi tre anni e concimazione, consigliata ma non obbligatoria) e alla raccolta (manodopera).

Detratte le spese, l'utile è di circa 30.000 € all'ettaro. Non è forse una miniera verde?

 Giovanni Tegazzin

 

(21 gennaio 2016)