Home » Arte/Cultura
stampa
 
 

 

Intervista  al produttore Marco Visalberghi

  
Venezia 70 - Gianfranco Rosi vince il Leone d’Oro con "Sacro Gra".
Venezia 70 - Gianfranco Rosi vince il Leone d’Oro con

Un regista sconosciuto in Italia, un cineasta di documentari, Gianfranco Rosi riporta il Leone d'Oro in Italia, dopo quindici anni che la Mostra veneziana ci aveva insignito del più importante premio con il film "Così ridevano" di Gianni Amelio.  

Coincidenza vuole che lo stesso Amelio sia presente in gara alla 70^ edizione del Festival con "L'intrepido". 

    Invece vince "Sacro GRA", un documentario sul Grande raccordo anulare, quella strada che cinge Roma per una settantina di chilometri. Quell'anello di Saturno come lo definì Fellini in "Roma", del resto i personaggi che popolano "Sacro Gra" sarebbero piaciuti sia a Fellini che a Pasolini:

un nobile piemontese e sua figlia laureanda, assegnatari di un monolocale in un moderno condominio ai bordi del Raccordo; un botanico armato di sonde sonore e pozioni chimiche cerca il rimedio per liberare le palme della sua oasi dalle larve divoratrici; un principe dei nostri giorni con un sigaro in bocca fa ginnastica sul tetto del suo castello assediato dalle palazzine della periferia informe a un'uscita del Raccordo; un barelliere in servizio sull'autoambulanza del 118 dà soccorso e conforto girando notte e giorno sull'anello autostradale; un pescatore d'anguille vive su di una zattera all'ombra di un cavalcavia sul fiume Tevere.

Vicino e lontano da Roma il raccordo si trasforma in un collettore di storie di personaggi altrimenti invisibili a margine di un universo in espansione.

    Ma chi è Gianfranco Rosi? Un documentarista con grossi successi all'estero: al Sundance, a Toronto, ad Amsterdam, a Locarno. In Italia il documentario non è catalogabile come opera cinematografica. Con "Sacro Gra" ha girato solo altri quattro documentari dal 1993:  "Boatman", quattro anni di lavorazione sui barcaioli del Gange, presentato a numerosi Festival; poi "Afterwords"
presentato a Venezia; "Below sea level", cinque anni di lavoro sul deserto americano del drop out, vincitore nel 2008 a Venezia-Orizzonti;  "El Sicario Room 164", girato in Messico sui killer del narcotraffico, Premio Fipresci a Venezia nel 2010. 

C'è sempre quel filo rosso che collega i suoi film raminghi nei quali luoghi di confine e di attraversamento offrono scorci di umanità inedita. Insomma Gianfranco Rosi è un filmmaker border.  E' stato sempre poco a Roma, avanti e indietro dagli Stati Uniti. Adesso per il "Sacro Gra" si è fermato tre anni per duecento ore di girato, ma Roma non è neppure sullo sfondo.

E chi è il produttore che ha avuto la forza di investire in questo progetto: si chiama  Marco
Visalberghi. Ha  costruito una solida rete di rapporti con i maggiori broadcaster italiani e con le
migliori emittenti internazionali, ha fondato la DocLab, una delle principali case di produzioni di factual e documentari in Italia. Ne parliamo con lui.


Come è venuto a conoscenza di questo progetto?

"Me ne parlò subito la Signora Lizi Gelber (montatrice, editor, producer, italo-francese-americana,
nda) - diventata poi produttore associato -   perché in Francia si stava trattando con una produzione francese (un'altra signora Carol Solive per "La Femme endormie", nda). L'idea iniziale era quella di un film a episodi con 5 registi diversi. Erano premesse che non mi interessavano.  Più tardi emerse il nome di Nicolò Bassetti, un grande personaggio a livello paesaggistico e urbanistico. Mi disse che
Gianfranco Rosi avrebbe girato il documentario. A questo punto conoscendo l'indiscutibile serietà e professionalità dei due artisti, decido di entrare e divento coproduttore di maggioranza. Successivamente intervengono RAI Cinema, il Mibac cioè il Ministero, Lazio Film Commission.  Mai visti tanti supporti sul tappeto per un documentario.


La DocLab come casa di produzione ha affrontato spesso progetti ambientalisti e pensavo che questa fosse anche la motivazione principale della sua scelta a partecipare al "Sacro Gra"?

"Diciamo che ci sono collegamenti molto stretti con quello che lei dice. Ad esempio sia Bassetti che Rosi si interessano del rapporto tra uomo e impatto paesaggistico. C'è un'altra somiglianza molto forte che mi ha indotto a questa scelta: Rosi gestisce le sue storie e i suoi personaggi con lunga pazienza, cerca in solitudine quello che si può raccontare, come il fotografo o l'operatore che
riprende i movimenti della natura aspettano ore, giorni. Ecco, in entrambe le attività c'è una attesa ed è questa esplorazione lenta e meticolosa nel regno dello spaesamento che mi interessava".


Venezia ha abbattuto il muro tra "documentario" e "film".  E' soddisfatto?

 "Diciamo che prima si usava dire al documentario "No, tu no". Adesso forse si può cominciare a dire "Sì, tu sì". Vedremo con l'uscita nelle sale che effetto avrà il film sul pubblico. Certamente la spinta di Venezia, il premio sono ottimi punti di partenza. Se il documentario, in generale, incassasse un po' di decine di migliaia di euro, potrebbe cominciare una nuova svolta. Bisogna capire che sul mercato esistono bellissimi documentari senza alcun finanziamento, non distribuiti e quindi senza incassi."                    

Il progetto SACRO GRA:

Sacro Gra è un progetto articolato che non si esaurisce con il film di Gianfranco Rosi. L'idea originaria parte da un saggio di Renato Nicolini il cui titolo, "Una macchina celibe", ne anticipa la geniale visione. Secondo il compianto architetto, il GRA - che fu progettato dall'ingegnere dell'Anas Eugenio Gra (nomen omen) -"non produce alcuna organizzazione, non supporta nessuna
struttura, esiste solo in funzione del suo inventore, delle sue entrate e delle sue uscite. È un'opera eccentrica, totalmente fine a se stessa, che maschera e nasconde le contraddizioni della città". 
Le parole e le riflessioni di Nicolini sul GRA convincono Nicolò Bassetti a partire alla ricerca di questo "gigantesco serpente cinetico, figlio del boom economico e della motorizzazione di massa, moderna muraglia che dal dopoguerra cinge la Città Eterna".  Il progetto quindi diventa una grande ricerca multidisciplinare sull'identità di Roma contemporanea condotta da un paesaggista-urbanista, un regista, uno scrittore, sei fotografi e due ricercatori: un film, un libro, un sito web, una mostra. "SacroGra"  diventerà anche un libro, scritto da Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci, corredato da foto curate da Massimo Vitali, che uscirà in autunno edito da Quodlibet.  

Servizio e intervista di roberto tirapelle

 

SACRO GRA, (Italia, Francia, 2013, 93'), regia, fotografia, suono  GIANFRANCO ROSI; da un'idea originale di  NICOLO' BASSETTI; montaggio  JACOPO QUADRI; montaggio del suono  STEFANO GROSSO, RICCARDO SPAGNOL, GIUSEPPE D'AMATO; aiuto regia  ROBERTO RINALDUZZI; produttore creativo  DARIO ZONTA.

I personaggi principali nel ruolo di se stessi: L'ANGUILLARO, Cesare; IL nobile PIEMONTESE E
SUA FIGLIA,  Paolo e Amelia; IL BARELLIERE,  Roberto; IL PALMOLOGO, Francesco; IL PRINCIPE E LA CONSORTE, Filippo e Xsenia; L'ATTORE DI FOTOROMANZI, Gaetano.



 

 



 

(18 settembre 2013)