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A cura di Roberto Tirapelle
Cinema Italiano a Venezia
Cinema Italiano a Venezia

Corsicato, Avati, Bechis, Ozpetek: tutti in Concorso

Dopo il festival, poco prodigo di premi ai nostri cineasti, i film italiani cercano pubblico. Si sapeva fin dall'inizio che la nostra squadra non poteva ripetere gli apprezzamenti e il successo straordinari ricevuti al festival di Cannes, e dopo in sala, dove erano stati presentati "Gomorra" e "Il divo".  Del resto alla Mostra erano presenti altri film italiani come "Puccini e la fanciulla" (Paolo Benvenuti), "Vicino al Colosseo c'è Monti" (Mario Monicelli), "Yuppi Du" (Adriano Celentano), "Tutto è musica" (Domenico Modugno), "Orfeo 9" (Tito Schipa jr.), "Nel blu dipinto di blu" (Piero Tellini), "Ladri di biciclette" (Vittorio De Sica), "La rabbia di Pasolini" (Pier Paolo Pasolini), "Il primo giorno d'inverno" (Mirko Locatelli), "Pa-ra-da" (Marco Pontecorvo), non solo italiano, "Below Sea Level" (Gianfranco Rosi), mezzo italiano e mezzo americano, "Pranzo di Ferragosto" (Gianni Di Gregorio). Voglio anche citare "Machan" di Uberto Pasolini nelle "giornate degli autori". E sopra di tutto la retrospettiva: "Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato", che merita una nota a parte.  Tornando al gruppo più agguerrito è ovvio che, dopo la passerella del Lido, i quattro registi vogliono ricevere la loro parte nelle sale. Del resto un certo pubblico dovrebbero averlo, in particolare per Avati e Ozpetek, i più seguiti. Ma la sorpresa potrebbe arrivare da Corsicato e Bechis. Il primo, Pappi Corsicato con "Il seme della discordia", vuole giocare sulla sorpresa e mette in scena un film apparentemente semplice che invece va letto e riletto. Definirei il film di Corsicato un lavoro post moderno, non prevedibile, tutto collocato in una ambientazione astratta e nello stesso tempo corporale. Il secondo, Marco Bechis con "La terra degli uomini rossi",    affronta il confronto tra culture diverse. Bechis è coraggioso per portare alla luce il dramma degli Indios ma è un terreno insidioso. Pupi Avati anche questa volta non sbaglia e deve usare la macchina da presa per far fronte a temi storici e dolorosi.  I colori della memoria sono ingialliti  ma i contorni della vicenda sono attuali. Anche Ferzan Ozpetek è alle prese con una vicenda incandescente di tutti i giorni. Però attenti a non farsi prendere la mano quando il campionario va alla deriva. In questi primi giorni di proiezione pubblico scarso nelle sale. Ma le scuole stanno riaprendo e ricominciano i cineforum.

 

 

        

 

 

 

 

(17 settembre 2008)