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di Roberto Tirapelle
"La prima linea" e "Nemico pubblico"

La prima linea (Italia, 2008), regia di Renato De Maria;

con Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno.

Dal libro autobiografico di Sergio Segio "Miccia corta" ne è uscito un film "La prima linea" diretto da Renato De Maria. "Prima Linea", fondata nel 1976, fu un'organizzazione armata parallela alle Brigate Rosse, ma forse più determinata di quest'ultime. E' sempre difficile cinematograficamente aprire i capitoli di storia del nostro terrorismo però bisogna anche provarci.

Il film non è del tutto definito come costruzione e sceneggiatura, nonostante l'apporto di autorevoli nomi quali Petraglia, Castroneo, Signorile e pertanto è un film complessivamente mancato.

Tuttavia era importante realizzarlo per far conoscere ai giovani l'affresco di una generazione.

Il film parte bene con i fatti che raccontano il progetto dell'evasione della compagna di Segio dal carcere di Rovigo, Susanna Ronconi. Da Venezia a Chioggia in vaporetto, da Chioggia a Rovigo, in auto: una specie di road-movie girato con riprese sobrie, senza effetti, con le ore e i minuti che scandiscono il ritmo della storia e del loro sogno "quello di inseguire un mondo migliore". Nei titoli di coda tra i nomi degli interpreti scorrono i nomi dei produttori: Occhipinti e i fratelli Dardenne, una suggestiva ed emozionante invenzione.

 

Nemico Pubblico (Usa, 2009), regia di Michael Mann;

con Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard.

 Deep come Dillinger, hanno una faccia nascosta e si identificano a vicenda, quando calando nei loro ruoli si nascondono dalla notorietà. Se aggiungiamo, poi, che a raccontare la storia e i ritratti ci si mette un regista come Michael Mann, dieci film in una trentina d'anni, nessun Oscar, il gioco è fatto. L'ultimo suo successo è stato "Collateral", girato in digitale e anche questo "Nemico pubblico", dedicato a John Dillinger, il gangster che infiammò l'America negli anni '30, ha deciso di girarlo in quel modo, con la dovuta collaborazione di Dante Spinotti, direttore della fotografia. Queste premesse tecniche sono le scelte base volute dal regista e servono per comprendere il risultato di un film, la bellezza della costruzione, l'eleganza di un cinema virile e sempre sperimentale. Il film comincia con l'evasione da un carcere , arcaico e materico, e finisce sui marciapiedi del Biograph Theatre di Chicago dove Dillinger si accascia in una pozza di sangue, freddato dai colpi di una calibro 45 autentica dell'agente Timothy A. O'Neil. I due nemici si fronteggiano ma sappiamo già chi avrà la meglio: la legge sul cowboy, la morte sulla frontiera.

(09 dicembre 2009)