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di Roberto Tirapelle
Sherlock Holmes: una vita difficile fra letteratura e cinema
Sherlock Holmes: una vita difficile fra letteratura e cinema

L'avventura "cinema e romanzo" è sempre difficile da percorrere. Oggi è il caso del film "Sherlock Holmes" diretto da Guy Ritchie e tratto dai racconti di Arthur Conan Doyle (1859-1930), l'inventore del più celebre investigatore di tutti i tempi. Gli appassionati del genere ricorderanno l'esordio del personaggio di Holmes nelle pagine di "Uno studio in rosso", datato 1887, e il successivo ne "Il segno dei quattro" (1890). Dato il successo letterario, sul mercato anglosassone seguiranno ben quattro serie di racconti, fino ad arrivare al 1927 a "Il taccuino di Sherlock Holmes".

Il percorso cinematografico otterrà un seguito pari a quello letterario iniziando da lontano, negli anni '10, con film muti americani, danesi, francesi, tedeschi. I primi interpreti sono Forrest Holger-Madsen, John Barrymore, Ellie Norwood. Poi, l'avvento del sonoro e il personaggio di Holmes passa da Arthur Wontner a Basil Rathbone a Peter Cushing, attori di grande spessore e tutti apprezzati dai fans di Doyle. Negli anni '70 brillano Robert Sthephens (diretto da un regista del calibro di Billy Wilder) e Nicol Williamson (entrambi dediti alla cocaina per superare i momenti di dubbio e depressione....). Continueranno nella saga gli Holmes interpretati da George C. Scott e Christopher Plummer. Molti i serial televisivi in America, Inghilterra e alcuni prodotti anche in Italia.

Lo "Sherlock Holmes" approdato nelle sale in questi giorni non è certo la migliore edizione realizzata, ma è quanto meno apprezzabile nei suoi momenti più cinematografici. Ovviamente da un regista come Ritchie che ha al suo attivo precedenti del tipo "Lock & stock", "Revolver", Rock'n rolla", montati con un ritmo funambolico, non ci si poteva attendere un ritratto holmesiano legato all'iconografia tradizionale né, tanto meno, uno Watson solo di spalla e semplice confidente. Cosicché Ritchie ha scelto, per il ruolo di Sherlock, Robert Downey jr che si è preso la libertà di vivere tra trascuratezza e magia, da bohémien a superman, argomentando l'investigazione al suono del violino o memore dei progressi della chimica e della fisica. La valenza attoriale di Jude Law imponeva di reinterpretare diversamente anche il Dr. Watson. Più cocchiere che testimone, meno omosessuale, più risoluto. Mutando i tempi, cambiano anche i connotati di Doyle (insignito del titolo di baronetto), tardo vittoriano, scrittore anche di romanzi storici, testi teatrali, saggi scientifici. Oggi Ritchie, ex di Madonna, doveva dar fiato al videogioco più che alla riflessione: le emozioni sono nascoste nell'ambiguo potere del soprannaturale, ma ci sono pur sempre momenti di dandy-cultura, e la bandiera del buon cinema sventola sul London Bridge.

 

Sherlock Holmes, (USA, Gran Bretagna, Australia 2009, 128 min.), regia di Guy Ritchie, con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly.

(19 gennaio 2010)