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di Roberto Tirapelle
Avatar salva l'Ecosistema e gli incassi al botteghino
Avatar salva l'Ecosistema e gli incassi al botteghino

E' una settimana densa di uscite cinematografiche: c'è "La prima cosa bella" il buon film di Paolo Virzì, c'è "Un uomo solo" l'elegante esordio di Tom Ford, lo stilista che ha scelto il romanzo di Isherwood, edito da Adelphi, e c'è "Avatar", l'ultimo kolossal di James Cameron a tredici anni dal suo "Titanic"che tutti conosciamo.

Su questo numero parliamo di "Avatar" perché è il film che fa notizia, che divide la critica nazionale da quella internazionale, che è destinato a superare il record di audience del suo storico predecessore ("Titanic"). E perché, sostanzialmente, non è un film "baraccone", un luna park che produce solo chiasso e video giochi. Non crediamo che Cameron abbia lavorato sei anni per realizzare un film da playstation. Cominciamo per ordine. Come "La prima cosa bella" si è ispirato alla commedia italiana degli anni '70 con gusto consapevole e gradevole, "Avatar" ha avuto la sua gestazione non solo quando si è resa disponibile una certa tecnologia (che Cameron ha preparato anche lavorando su documentari con cineprese nuove in tre dimensioni o serie TV) ma è necessario considerare le fascinazioni in cui è stato coinvolto Cameron prima e durante la sua attività: dal fumetto francese di Moebius, all'illustrazione di "Pocahontas", alla saga del "Signore degli Anelli". Poi se sfogliamo la sua filmografia troviamo personaggi e situazioni che richiamano le situazioni di "Avatar". Il colonnello Quaritch (Stephen Lang) sembra essere uscito dall'endoscheletro di "Terminator" (Cameron ha diretto il primo - 1984 - e il secondo - 1991), un sorta di cyborg che si autoalimenta citando "un giorno senza sangue è come un giorno senza sole", ma ha anche qualche parentela con William Bill Kilgore, il colonnello valkiriano di "Apocalypse Now"; l'avatar di Jake Sully (Sam Worthington) non è certo il militare, il marinaio, l'esploratore di "Pocahontas", è un marine che ha più affinità elettive con l'Harry Tasker di "True Lies" (sempre di Cameron, 1994), tra la commedia e l'avventura; la principessa Neytiri (Zoe Saldana) è lo specchio di altre eroine di Cameron perché anche la Rose di "Titanic" va controcorrente, ma soprattutto il tenente Ripley (Sigourney Weaver) di "Alien - Scontro finale" una vera guerriera per il futuro; la stessa Sigourney Weaver in carne ed ossa che continua, guarda caso nel ruolo della scienziata, il filo rosso con il regista. E' necessario anteporre queste premesse, come per tutti i grandi registi, per valutare questa opera in tridimensionale. Ora potremo cominciare a valorizzare tutta la preparazione del film ma saremmo fuori luogo in questa sede. Cameron gioca bene sulle tematiche oggi alla moda ma riesce a trasformarle in puro cinema spettacolare. Sul filo, invece, delle sue invenzioni citiamo alcune sequenze che fanno pensare: il gusto di correre nel paradiso di Pandora, o di assaporare un frutto esotico, piaceri primitivi che rimandano molto lontano nel tempo terrestre e cinematografico; i Bansheeray, le creature alate addomesticati da un Na'vi che ricordano il sogno di Icaro. Si tratta di "visioni" sull'uomo (il sogno, storie d'amore e di morte), sul cinema (il cambiamento tecnico dal sonoro al meraviglioso), sui mondi (la scoperta di nuovi mondi e la valorizzazione di quelli che già esistono). In sostanza Cameron mette in gioco la "visione" reciproca tra gli esseri viventi, umani e alieni si specchiano e decidono. E' una scommessa rischiosa che Cameron ha lanciato. Adesso aspettiamo Peter Jackson con "Amabili resti" per un'altra lezione di cinema.

(23 gennaio 2010)