Home » Attualità
stampa
 
 
A cura di Emanuele Sarria
Yes we can!
Yes we can!

Ha vinto un'idea, il sogno degli Americani, soprattutto dei giovani, di cambiare, di ottenere qualcosa di nuovo che si allontanasse dagli otto anni di mandato di George W. Bush.

Molti hanno investito i loro soldi, ma principalmente le loro speranze in Barack Obama, caricando di tante aspettative il primo Presidente nero della storia che il 20 Gennaio 2008 si insedierà ufficialmente nella Casa Bianca prendendo il posto del suo ormai poco amato predecessore.

Figlio di una donna bianca del Kansas e di un keniano ex pastore di capre che si sono incontrati negli anni universitari, per Obama si è realizzato il sogno americano. Queste sue origini, però, lo hanno reso troppo nero per i bianchi e troppo bianco per i neri, anche se lui durante tutto il periodo della campagna elettorale non ha mai voluto calcare l'aspetto razziale affermando che, andando oltre il colore della pelle, lui è portatore di veri valori americani.

E proprio per quello che è riuscito a trasmettere e per le idee che ha sostenuto è stato circondato da moltissimo entusiasmo, consensi e appoggi. Numerose, tuttavia, sono state anche le critiche e i sospetti che hanno accompagnato la rapida ascesa di Obama a leader degli Stati Uniti.

Da molti era considerato troppo giovane e inesperto per poter diventare Capo dello Stato, e anche i suoi avversari hanno puntato su questo aspetto. Ad esempio ha avuto molta popolarità uno spot della campagna della Clinton in cui l'ex first lady rispondeva al telefono della White House, che squillava nel cuore della notte per annunciare una crisi mondiale, sottolineando il fatto che in una situazione del genere le persone potevano fidarsi di lei e non certo del suo inesperto rivale.

Alla lunga, però, l'inesperienza del candidato democratico si è trasformata in una carta vincente. Obama è una pagina bianca, un progetto in cui non solo i suoi concittadini hanno voluto credere, tutto il mondo ormai celebra il clima di rinnovamento che proviene da Occidente.

Nel suo cammino elettorale il nuovo Presidente degli Stati Uniti si è trovato di fronte avversari di tutto rispetto, prima la signora Clinton e poi il veterano di guerra John Mccain.

L'ex first lady e il nuovo Presidente degli Stati Uniti si sono dati duramente battaglia durante le primarie. A Hillary però non sono bastati la celebrità, l'esperienza, l'impegno del marito e i soldi dei finanziatori per conquistare la nomination del Partito Democratico. Probabilmente gli otto anni a fianco del marito alla Casa Bianca e gli altri otto al Senato l'hanno fatta apparire troppo vecchia ad un elettorato alla disperata ricerca di cambiamento.

L'età ha penalizzato anche il candidato repubblicano John Mccain, 72 anni, che, se vincitore, sarebbe diventato il più vecchio Presidente mai eletto. Lui, nonostante gli anni, si dimostrava in grande forma. Veterano del Vietnam, dove fu ferito seriamente e dove fu prigioniero di guerra, Mccain incarna la figura dell'eroe americano. Ma la gente aveva bisogno di un rinnovamento e né Mccain né la Clinton potevano essere, come Obama, l'uomo nuovo per il futuro.

Il quarantasettenne nativo delle Hawaii è riuscito a coinvolgere migliaia di persone, avvicinando alla politica tanta gente disinteressata, annoiata o delusa da otto anni di amministrazione Bush. Soprattutto i giovani hanno appoggiato Obama e hanno creduto nella possibilità di cambiamento dell'America. La mobilitazione giovanile è stata la sua forza. Moltissimi ragazzi hanno sostenuto la sua campagna a loro modo, ovvero nel Web, attraverso i vari Social Network, Facebook e My space su tutti, oppure attraverso You Tube, inserendo video a favore del candidato democratico. Tra questi spicca quello in cui la modella Amber Lee canta con gesti ammiccanti  "I got a crush...on Obama", ho preso una cotta per Obama.

Gli Stati Uniti hanno scelto chi li dovrà rappresentare e da parte di tutti ci sono grandi attese.

Il nuovo inquilino, appena insediato alla Casa Bianca, avrà già a che fare con la situazione in Iraq e con la delicata questione della crisi economica, con il difficile compito di non deludere nessuno di quelli che si sono fidati completamente di lui.

 

 

                                                                                                                                   

(29 novembre 2008)