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A cura di Carla Faccio
L'informazione italiana negli ultimi cinquant'anni
L'informazione italiana negli ultimi cinquant'anni

Nel suo secondo V-Day, il 25 aprile 2008  in parallelo con la celebrazione della Resistenza,  Beppe Grillo ha lanciato, nel suo consueto modo urlato e provocatorio,  una sfida all'informazione italiana  schiava dell'ordine professionale, dei poteri forti  e della politica, cose su cui - si condivida o meno il tutto -  dovremmo tutti riflettere almeno un po'. In attesa di riprendere anche noi in modo diretto su queste righe il tema  - per altro tra i nostri preferiti - si propone qui adesso un  impressionistico excursus  sulla  stampa e la televisione  nel nostro Paese negli ultimi cinquant'anni.

I quotidiani  italiani sino alla fine della decade dei  '60 erano molto più seri e manierati di quelli di oggi  sia per quanto concerne l'impostazione e la struttura,   - mai richiami alla cronaca rosa  in prima pagina e  ambito culturale,  piuttosto elevato quanto a linguaggio e tematiche,  riservato  alla terza pagina - che per i contenuti, tra i quali si distinguevano in particolare quelli politici, piuttosto selettivi, conformisti e quasi sempre favorevoli alla maggioranza di governo. Bisogna anche dire che la gente comune allora non comprava regolarmente i quotidiani - non poteva permetterseli economicamente - ma solo sporadicamente, più che altro per vedere in dettaglio  i risultati locali dei vari partiti dopo un'elezione generale o amministrativa ,  leggere le cronache di Coppi e Bartali al  Giro d'Italia e dei campionati mondiali di calcio, così come di qualche fattaccio locale di nera tipo il delitto di Vigo di Legnago o l'arresto per bancarotta di qualche signorotto della zona in altri tempi ricco e facoltoso al massimo. Preferiti, rispetto ai quotidiani erano, in ambito popolare i  settimanali  illustrati, tipo  Oggi e  L'Europeo, che oltre a trattare di  politica e attualità culturale,  riportavano anche ampie sezioni su attori, re, regine,  principi e principesse e armatori d'assalto, tipo Aristotile Onassis, così battuto dalle cronache da ossessionare e suscitare emuli - solo nel vestire e non certo quanto a mezzi - anche in ambito locale, dove nel giro di un chilometro  si era arrivati ad enumerare in due i signori di una certa età con capelli impomatati tirati indietro, eleganti completi bianchi o neri - a seconda della stagione - con cravatta  a farfalla  e pesanti occhiali fumé, che navigavano - si fa per dire - le calme acque della Bassa a bordo  di monumentali  fuoriserie - nel senso di lucide ma obsolete -  biciclette d'altri tempi. I grandi periodici illustrati nazionali nelle  parti non frivole  erano comunque  - eccetto per  le solite sezioni politiche -  molto più completi ed esaurienti quanto a trattazione dei loro omologhi attuali, per non dire  delle foto - allora quasi tutte in bianco e nero e valorizzate dal formato grande di pagina - eseguite da professionisti seri di primarie agenzie nazionali e internazionali e sempre esatte  quanto a inquadratura, nitidezza e composizione - niente a che vedere con gli  sciatti e frettolosi, se non proprio sbagliati,  scatti  scelti dai direttori  attuali degli stessi, o di analoghi,  periodici.. Tra le ragazze  diffusa era  la lettura dei fotoromanzi, ad uscita mensile o settimanale resi più appetibili nel dopoguerra dal ricorso alla striscia fotografica invece che a quella disegnata di una volta, ulteriormente valorizzata negli anni '60 quando le foto che narravano le storie iniziarono ad essere a colori.  Anche da noi in provincia "Sogno", "Bolero Film", "Grand Hotel" e simili, nonostante le grandi riserve della chiesa, dei genitori e delle sinistre che li bollavano come  frivoli e diseducativi, erano i favoriti delle giovani dei laboratori e delle piccole fabbriche che spesso li leggevano e commentavano insieme nella pausa-pranzo. Il clima di liberazione e contestazione del vecchio mondo introdotto dal  '68 con il contemporaneo elevarsi del livello medio di cultura e scolarizzazione delle generazioni nate subito dopo la fine della guerra, tirò comunque dei calci decisi  a tutto il sistema dei media del mondo occidentale, contribuendo a togliere molta polvere anche dalla stampa  e dalle TV italiane, pur introducendo, da noi più che altrove e per un periodo più lungo, una marcata politicizzazione nei registri di trattazione con derive in alcuni casi estremistiche, non lontane dalle posizioni dei nuovi adepti della violenza e del terrorismo armati. La televisione, dal suo punto di vista, pur se nata tardi da noi - le trasmissioni sperimentali  erano iniziate nel 1954 -  comunque già partire dagli anni 1957-'58 era diventata efficace testimone dell'avvenuta ricostruzione e del nuovo miracolo economico italiano e propagatrice di gusti, mode e nuove abitudini   indotte dal benessere e da un certo affermarsi alla grande  anche da noi dell'American  way of life. L'istantanea popolarità dei programmi a quiz, soprattutto "Lascia o raddoppia?" e "Il Musichiere" - format statunitensi solo un po' -  testimoniò dell'importanza anche sui nostri lidi del nuovo connubio sapere-successo-denaro. Che poi le conoscenze verificate in trasmissione  fossero più che altro nozionistiche rimane un fatto, così come evidente nei confronti attuali rimane la grande consistenza e difficoltà delle batterie di domande sottoposte ai concorrenti di una volta rispetto ai loro corrispondenti attuali, gratificati oggi da monte-premi  stellari rispetto ad un tempo. La televisione italiana degli anni '50 e '60 e parte dei '70  ha prodotto  comunque una gamma molto ampia, autoctona e unica di programmi di  buona fattura e caratura culturale tali da diventare strumento di avvicinamento delle  masse al grande cinema, teatro e alla letteratura., così come alla lingua italiana.  La novità della seconda metà degli anni '70 della liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive, con la pratica fine del monopolio Rai e l'entrata in campo di altri operatori concorrenti del settore  che si autofinanziavano con la pubblicità invece che far pagare un canone, malgrado i grandissimi  entusiasmi  suscitati all'istante, si sarebbe ben presto tuttavia rivelata fortemente deludente, con il proliferare sfacciato di spot  ad ogni ora del giorno  e della notte e  il dominare di programmi di intrattenimento volgari e diseducativi spesso fatti confluire in modo strisciante e furbastro  anche nelle trasmissioni di informazione - lo scellerato ‘infotainment! -  colpevole di aver tolto  serietà e impronta etica a molto del sistema nazionale d'informazione tanto fustigato - e a ragione al di là dei modi - da Grillo.   (carla faccio)

(01 giugno 2008)