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A cura di Giorgio Mantovani
Sulle tracce delle antiche fiere veronesi

Nel ‘400 le grandi città italiane, Venezia, Genova, Firenze, Milano offrivano ai mercanti una fiera permanente tutto l'anno con prodotti locali e altri sbarcati dalle navi. La possibilità di trovare in quelle località merci nazionali o estere, aveva ridotto l'importanza delle vecchie fiere risalenti all'Alto Medioevo collocate nei centri dove la facilità di comunicazione consentiva una rapida affluenza di commercianti e derrate.

Le fiere italiane si svolgevano secondo gli usi tradizionali della Champagne. Di solito si sceglieva un campo spazioso fuori dalle mura dove si costruivano tettoie per le bestie e baracche per i commercianti e le mercanzie. Due erano le soluzioni: o intervenivano i Comuni o si delegavano i privati che esigevano poi una tassa, al pubblico incanto.

I poteri pubblici conservavano sempre la giurisdizione su quelle località garantendo la sicurezza con le guardie, concedendo salvacondotti, escludendo i banditi e i falsari, applicando pene a chi disturbava il pacifico commercio, bestemmiava, organizzava giochi d'azzardo. Un'altra caratteristica di quelle manifestazioni era la piena franchigia rispetto alle norme applicate nel commercio locale, così si sospendevano i diritti di rappresaglia, di arresto per debiti anteriori e si perseguivano solo i mancati pagamenti relativi a contratti stipulati durante le fiere. Le merci non vendute che ritornavano nelle località di partenza erano esenti da dazi, i versamenti avvenivano generalmente per contanti ma si concedeva anche rimandarli all'incontro successivo e l'obbligazione veniva registrata con apposito documento detto lettera di fiera.

Ricercatissimi erano i prodotti italiani come vino, grano, frutta, lana, seta, cotone e specialmente i fustagni. C'erano anche fiere specializzate per il commercio del bestiame: famose quella di Chiasso del 1453 con l'esposizione di 260 cavalli e l'altra di Bellinzona del 1482 quando su 613 bestie se ne vendettero 400.

A Verona il Mainieri nei suoi appunti ricorda varie fiere: quella del 1187 in Piazza del Duomo per festeggiare il papa Urbano III che da poco tempo era asceso al soglio pontificio. L'altra di S. Michele e S. Giustina che iniziava il 29 settembre e si concludeva il 7 ottobre,  date di nascita dei due santi. La località era Campo Marzo.

Lo storico Girolamo dalla Corte richiama alla memoria la fiera organizzata per la traslazione delle spoglie di S. Zeno nella nuova basilica a lui dedicata. Per l'elevato numero di fedeli provenienti da ogni parte d'Italia si decise di costruire molte case in legno perché i mercanti potessero ripararsi con le merci. Nel 1049 un incendio distrusse quelle costruzioni e poiché i venditori furono risarciti, si riuscì a riproporre quella fiera fino al 1550, poi per quaranta anni scese un velo di silenzio.

Una proposta di istituire una fiera a Verona fu presentata il 1 settembre 1605 al Senato della Repubblica da uno dei due Rettori veneziani di Verona, il capitano Nicolò Corner. Chiese una Fiera Francha come già avveniva in molte città e precisò che Verona per il fiume che l'attraversava avrebbe richiamato tutti i commercianti che frequentavano regolarmente le zone di Trento e Bolzano. Il progetto non venne accettato.

Una soluzione si trovò dopo la peste di Verona del 1630 quando Venezia compresa la grave calamità cercò di adottare dei rimedi. Terminato il contagio con 35.000 morti, nel 1631 Verona presentò ai Rettori veneziani  un ringraziamento per aver concesso la Fiera de cambii " Che ha seco attratto la riduttione di principalissimi Negotianti, non solo con profittevole commodo de privati, ma con ragionevole apparenza di potersi ancora avanzar all'ordinario splendore" e la richiesta di istituire delle Fiere di Merci " Doppo che questa afflitta Patria si vidde per effetto della Divina Clemenza rissorta da' passati flagelli..."

La nota  integrata da una successiva mozione approvata dai Rettori in data 25 marzo 1632 passò all'esame dei Cinque Savii della Mercanzia che diedero parere positivo.

Il 21 gennaio 1632 ( e cioè il 21 gennaio 1633 perché i veneziani avevano conservato l'antico uso romano di far iniziare l'anno nuovo dal 1 marzo anziché dall'1 gennaio) il Senato della Repubblica di Venezia deliberò di accordare due Fiere di Merci all'anno, inizialmente a carattere sperimentale poi per cinque anni. La prima era chiamata dei Santi Filippo e Giacomo ( dal 5 aprile al 10 maggio), la seconda di tutti i Santi ( dal 26 ottobre al 10 novembre).

Si stabilì che le Fiere di svolgessero in piazza Brà osservando come " quel loco saria molto commodo per l'ampiezza della Piazza et grandezza delle strade" nonché " per la commodità della Rena ( Arena) di tenir animali et altre merci a coperto...".

I Cinque Savii alla Mercanzia circa la proposta di adoperare l'Arena " come boaria" consigliarono di chiedere il parere dei Signori Rettori " ... per qualche pubblico rispetto della Piazza della Rena".

Il 23 dicembre 1897 il Consiglio Comunale approvò l'istituzione di due fiere di cavalli della durata di tre giorni ciascuna a partire dal secondo lunedì dei mesi di marzo e ottobre. Nasceva ufficialmente la fiera moderna.

(05 aprile 2008)