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A cura di Roberto Tirapelle
"Hotel Meina," di Carlo Lizzani

Anche in un recente incontro televisivo, proprio in commemorazione della Shoà, l'ottantacinquenne autore di grandissimi film - da "Achtung! Banditi!" a "Il processo di Verona" - ha ribadito, raccontando i suoi ricordi, un profondo legame con la Storia.

In particolare, riferendosi in questa ultima opera (presentata alla Mostra del Cinema a Venezia 2007) alla fase più drammatica della guerra, vissuta attraverso gli occhi e il cuore della gioventù e, tanti anni dopo, regalataci con il medesimo pathos, ma senza ombra retorica.

La vicenda si svolge nei giorni successivi all'armistizio (8 settembre 1943) e all'immediata vigilia della razzia al ghetto di Roma. A Meina, piccolo ridente borgo sul lago di Como, l'unico albergo ospita un gruppo di 16 rifugiati - ebrei e non ebrei, comunque - che si illudono sulla rapida soluzione del conflitto e attendono, un giorno dopo l'altro, la fuga verso la libertà, oltre confine. Un manipolo di nazisti compie un sopralluogo, apparentemente un semplice controllo di documenti che porterà i predestinati all'ultimo viaggio. Dal bel romanzo di Marco Nozza (ispirato a sua volta ad un episodio realmente accaduto, tra i tanti in Nord Italia), Lizzani ha saputo ancora una volta raccontare con sensibile semplicità - senza star o effetti speciali -, e immedesimandosi negli sguardi e nel dolore dei suoi protagonisti, un tassello di Storia da non dimenticare.

Regia: Carlo Lizzani. Con B. Sadler, F. Costantini, I. Lotito.

Italia 2007. Distribuzione: Mikado. Durata 115'.

 

(03 aprile 2008)