Home » Legnago e dintorni » Protagonisti
stampa
 
 
A cura di Luciana Gatti
Addio, caro professore
Addio, caro professore

E' stato nel segno di un grande  e commosso rispetto, l'ultimo saluto al Prof. Ivo Gasparini.

Nella chiesa di Porto gremita, spiccavano il gonfalone del suo paese natale, le fasce tricolore dei sindaci di Urbana, Bevilacqua, Legnago. Tra la gente, personaggi insigni del mondo della cultura,

come lo scrittore Ferdinando Camon, suo amico personale e prefatore del libro di ricerca storica che lui aveva scritto, in omaggio alla terra delle sue origini, intitolato "San Salvaro, La Chiesa il Monastero il Territorio" (2000, F.lli Corradin Ed.). Oggi a me particolarmente caro per le gratificanti parole della sua dedica.

Se n'è andato un autentico protagonista della bassa, dove ha profuso con sobria signorilità i doni del suo sapere e del suo impegno civico. Quando si è cimentato in cariche istituzionali, ha mostrato sempre doti di capacità e la misura della sua saggezza.

E' stato sindaco in seno alla comunità di Bevilacqua, favorendo l'insediamento di una grande fabbrica come l'Aermec di Giordano Riello e poi di Legnago. Ha  ricoperto ruoli di prestigio, come la presidenza del comitato di sconto della Cassa di Risparmio. Con Mario Crocco è stato fondatore del tribunale del malato. Lo stesso Crocco, nel corso della cerimonia funebre, ha tracciato di lui un alto profilo umano, sottolineando come la sua correttezza stava anche nel civile confronto di idee non sempre condivise.

Ma è fra i banchi della scuola "Frattini", che ha speso i suoi anni e i talenti della sua sensibilità e della sua cultura letteraria per appassionare generazioni di ragazzi, come indimenticabile professore. E non ha istruito solo i ragazzi. Molti a Legnago sono stati arricchiti dal suo impegno nelle vesti di Rettore dell'Università del Tempo Libero, ancora volto a veicolare conoscenza e sapere, perché d'imparare, diceva, non si finisce mai. Mi piace trascrivere qui, a tal proposito, queste sue significative parole tratte dalla premessa al libro sopra citato "...il sentirsi partecipi della civiltà del mondo in cui si vive non può essere prerogativa esclusiva del dotto, ma è diritto di ciascuno...".    

Ma è l'uomo che amava e faceva amare la poesia, che io desidero, soprattutto, con affetto ricordare. L'ho conobbi tanti anni fa, al Premio Merega, che lo ha visto presidente per ben 36 edizioni. Un Premio portato a livelli di prestigio nazionale. La competenza sua e della giuria che aveva a fianco, erano, per chi partecipava, una garanzia di serietà e d'integrità di giudizio. Ed è stato a Marega, in una luminosa mattinata di settembre dello scorso anno che l'ho incontrato per l'ultima volta. Mi ha parlato con la cordialità che sempre mi riservava, dicendomi con pacatezza del suo male, senza lamentarsi.  - Gioco a tennis, quando posso... -  mi disse. Ancora, il professore, dava lezione di forza, di coraggio, di una fede praticata più che predicata.  Io, l'ho pregato di leggere, con la sua inimitabile voce, la mia poesia. Era un fine dicitore il professor Gasparini. La tonalità della sua voce era calda, profonda, armoniosa. Declamava l'"Infinito" di Leopardi, come nessuno sapeva fare, regalando a tutti l'intensa emozione di un momento di vera poesia. Ma se conosceva la  poesia ai suoi più  alti livelli, pure si prestava generosamente all'ascolto di chi a lui si rivolgeva per un giudizio, per un consiglio su di un poetare, semplice magari, ma sincero. "Nelle pagine, fra le rime" - mi disse una volta -  " si può rinvenire, dove non credi,  una perla autentica..."  Letto da lui, anche il verso più modesto, prendeva dignità. Sapeva francamente dire però, a chi si presentava con presunzione, magari credendosi novelle Saffo, crude verità, per non alimentare false illusioni.

Tra le splendide parole di ricordo a lui dedicate da Don Giampaolo Beltrame, spicca la citazione che accomuna il luogo sacro dove arde il biblico roveto a quello della poesia, a cui ci si deve accostare togliendosi i calzari. Certamente il professore, nell'infinito in cui si trova, "sedendo e mirando interminati spazi di là da quella e sovrumani silenzi, e profondissima quiete", nel riabbracciare dolcemente la sua amata Raffaella, sorridendo avrà annuito.

Come mi ha sorriso quel giorno in cui gli ho dedicato, con la modestia della mia penna, ma con affetto e gratitudine, questa poesia:

                                                                                                    Luciana Gatti

L'Uomo dalla sciarpa rossa

 

S'azzurrava di glicini l'ombra

e un canto era

il gocciolio  dell'acqua

nel canestro di frutta...

 

Stava seduto sulla pietra degli anni

l'uomo dalla sciarpa rossa.

 

Come tra sfilacci di cotone

gli filtrava i capelli

l'ora ramata del tramonto.

Sul bavero un rametto di menta,

rubato all'abbandono dell'orto,

aveva dato un aroma di buono

allo strusciare delle mani

sui malleoli

presi a calci dal tempo.

 

Era non sollievo

quel profumo d'albori,

quando il vaso di lei

zuccherava di festa i feriali mattini

e la sua zappa cavava malerbe,

pure dal cuore.

 

Non era rimpianto

il suo cammino di granchio

andante a ritroso al suo mare,

ma la voglia di uscire

da una muta orazione

lì, sul sagrato nuziale,

ove lei l'attendeva

in un cono di veli,

strappati da uno stilo di luce.

                                       

                                        Luciana Gatti

 

   
(17 luglio 2008)