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A cura di Luisa Passarini
Madonna del Terraglio. Storia di una chiesa
Madonna del Terraglio. Storia di una chiesa

La Chiesa della Madonna del Terraglio è strettamente connessa alle fortificazioni di epoca scaligera. Cangrande I della Scala infatti costruì le mura all'interno della città per proteggere e difendere la parte periferica della città stessa. Le mura saranno costruite nel 1321 e realizzate nel giro di tre-quattro anni per merito dell'architetto Calzaro che darà l'avvio ai lavori.

Nel 1400 gli statuti della città riportano una legge nella quale si ordinava di dipingere l'affresco di una Madonna con il Bambino in prossimità degli ingressi della città. Oltre alla Madonna, potevano essere presenti pure i  Santi S.Zenone, san Pietro Martire con le chiavi della città e san Cristoforo.

Ci troviamo qui in prossimità della porta di S. Gregorio. Si fa menzione di una Madonna collocata esattamente alla parete della torre merlata, costruita da Cangrande della Scala come torre di avvistamento. Data la grande affluenza di devoti che venivano a pregare la Madonna con il Bambino, si è pensato di costruire alla fine del 1300 la Cappella per proteggere  questa immagine sacra.

Lungo la cinta muraria, in particolare tra il nuovo bastione delle Boccare e quello della Bacola, dove si trova la piccola chiesa, viene costruito un vallo esterno ed un terrapieno interno, detto in veneziano Terraglio, per consentire all'artiglieria, veloci spostamenti. Il santuario, che da quest'ultimo prende il nome, viene così interrato e ciò rende necessario l'innalzamento dei suoi muri e la creazione di un atrio con una balaustra che permette l'affaccio sul sottostante altare, collegato a questo piano attraverso una scala sul lato sinistro. Sopra di esso, nella prima metà del 1600 trova posto la sacrestia, a destra della quale esiste già un secondo edifico di cui non si hanno notizie precise.

La facciata in stile neoclassico risale invece agli ultimi decenni del Settecento, forse il periodo di maggiore attività del piccolo nucleo ecclesiale. Nel corso dell'800, sopra la sacrestia viene edificato un altro locale collegato con una scala a sinistra della torre. Nel 1806 il Decreto italico napoleonico ordina la chiusura delle chiese e viene riaperta solamente nel 1818 assieme ad altre chiesette.

Per tornare all'immagine della facciata odierna occorre aspettare il 1916 (data incisa sull'arco di ingresso del portale), quando viene rimosso il terrapieno davanti alla chiesa rendendo visibili per la prima volta i tre diversi portali dell'edificio. L'entrata originaria del santuario viene riaperta, murata la vecchia porta cui si accedeva dal terrazzamento e rimossa la scala esterna.

Alla fine dei conflitti viene allargata la breccia che dalla città porta alla Valdonega, eliminando per sempre l'arco e il vecchio portone in legno, ripristinando e asfaltando la "torrentizia" via del Terraglio. Tra il 1952 e il 1954 viene sistemata la torre campanaria e altri restauri permettono il ritorno del culto nel piccolo tempio nel 1995.

La chiesa è stata infatti restaurata e risistemata con un nuovo intonaco di calce e sono stati consolidati e restaurati gli elementi in pietra. La cella campanaria è stata restaurata e rinforzata nei piastrini di sostegno, consentendo così il ripristino funzionale delle due campane.

All'interno della chiesa è stata eseguita la deumidificazione e impermeabilizzazione delle murature, il restauro dell'affresco della crocifissione sulle scale interne. Il restauro e il risanamento hanno così permesso il recupero e l'apertura del piccolo santuario e la riappropriazione da parte dei fedeli della sede di un antico e sentito luogo di  culto.

 

L'antica immagine di Maria Santissima

L'immagine mariana, il dipinto qui venerato rappresenta la Madre con il bambino Gesù. Maria lo abbraccia teneramente, chinando leggermente il capo verso il Figlio. Interessante il velo blu che si erge formando un triangolo, richiamando in questo modo la grotta di Betlemme, si sposa bene con il vestito rosso della Vergine. Emergono in primo piano questi colori primari mentre la corona della vergine e i raggi della croce anticipano il mistero pasquale. Gesù qui presente ha la mano destra alzata quale garanzia di presenza  viva e benedizione.

Lo sfondo richiama le mura scaligere della città, fortificate da due torrioni. Fonti storiche permettono di ricostruire con certezza la collocazione originaria dell'immagine, posta sulle mura scaligere. Nell'Historia di Verona di Lodovico Moscardo la Madonna viene detta "murata nella torricella", ovvero su uno dei lati della torre che allora si trovava a fianco della Porta San Giorgio, sulla cui parete è stata edificata la piccola chiesa.

Dato il grande numero di fedeli accorsi per venerarel'immagine sacra, per onorare meglio quest'immagine, si pensa di costruire sotto di essa un piccolo altare ligneo. I documenti del tempo parlano di "immagine su lata", ovvero dipinta su una lastra, collocata sull'altare della piccola chiesa. Questo fa pensare che l'antica immagine sia andata perduta in seguito ai lavori di interramento dell'edificio e sia stata sostituita successivamente da un'altra effige dipinta su metallo.

Della preesistente immagine su "lata" si sa che nella cornice in basso erano raffigurati San Domenico e San Carlo Borromeo, in alto una gloria di Angeli e nel fondo del quadro le merlate mura scaligere. La seconda delle immagini ritrovate mostra un segno curato, simile all'incisione, simile all'attuale collocata sull'altare all'ingresso della chiesa che risale a questo secolo, ed è dipinta su una lastra di rame. L'immagine è stata recentemente pulita in modo da emergere nelle sue tonalità cromatiche.

Oggi, continua la venerazione dell'immagine continua, grazie a una comunità monacense che si riunisce la mattina e ai parrocchiani e devoti, "veri custodi" del santuario mariano.

 

(05 aprile 2008)