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A cura di Emanuele Sarria
Oscar Pistorius: quando un handicap pu? essere un vantaggio
Oscar Pistorius: quando un handicap pu? essere un vantaggio

Per lui essere senza gambe e dover usare delle protesi per camminare non significa essere bionico, ma semplicemente avere bisogno di un aiuto per fare quello che più gli piace: correre.

Nato con una malformazione genetica, che ha costretto i medici ad amputargli le gambe ancor prima del compimento del primo anno di vita, Oscar Pistorius, velocista sudafricano, è ormai diventato un simbolo non solo per le persone disabili che lottano contro un proprio handicap, ma per tutti coloro che ammirano il coraggio e la determinazione di questo giovane ragazzo nel tentativo di raggiungere uno scopo.

Determinato a non arrendersi al suo handicap fisico, ha cominciato a dedicarsi all'atletica leggera dopo un infortunio al ginocchio che lo ha costretto ad abbandonare il rugby, sport che amava molto.

All'inizio l'approccio all'atletica era solo terapeutico, gli sarebbe servito a guarire dall'infortunio, poi però la scoperta dell'amore per la corsa l'ha portato in breve tempo a vincere l'oro nei 200 metri alle Paralimpiadi di Atene 2004.

I successi ottenuti, le vittorie e i record del mondo per amputati che detiene nei 100, nei 200 e nei 400, insieme alla passione per la corsa e alla voglia di migliorarsi e di voler affrontare nuove sfide, hanno spinto il velocista sudafricano, soprannominato Blade Runner, a manifestare il desiderio di correre con i normodotati.

La IAAF, ovvero l'organo decisionale più importante per quanto riguarda l'atletica leggera, ha però mostrato da subito i suoi dubbi, a causa delle protesi in fibra di carbonio che lui usa per correre.
Questo, però, non ha fermato gli organizzatori  del Golden Gala di Roma, che a Luglio del 2006 hanno deciso di chiamare Pistorius a correre nella capitale italiana. Tra gli applausi di un Olimpico che gli dimostra di vederlo ben diversamente da un fenomeno da circo, arriva secondo nella Finale B dei 400 m con il tempo di 46"90.

 Questa gara, però, aveva un doppio significato: oltre che essere un grande traguardo per The Fastest thing on no legs ("la cosa più veloce senza gambe", un altro dei suoi soprannomi), era anche un banco di prova a cui è stato sottoposto dalla IAAF per decidere il futuro di Oscar .

Dopo qualche mese di studio da parte del Professor Peter Brueggemann, docente all'Università di Colonia, che lo ha messo a confronto con altri cinque atleti normodotati che corrono i suoi stessi tempi, il 14 Gennaio 2008 la IAAF stronca i sogni di Oscar Pistorius.

L'uomo senza gambe che vuole correre con i normodotati, infatti, non potrà partecipare alle Olimpiadi di Pechino, perché altrimenti violerebbe l'articolo 144.2: le sue gambe costituirebbero un vantaggio tecnico. Secondo questo articolo, il gesto atletico, per essere puro, non può e non deve essere condizionato da elementi tecnologici.

Ma il giovane velocista, che ha un sogno nel cassetto da realizzare, non vuole arrendersi a questa decisione, che lui reputa ingiusta, e afferma che il suo talento nella corsa è naturale e che è il risultato di un duro lavoro.

Ma il giudizio non cambia e non può cambiare, l'autorità dei potenti dell'atletica non può essere messa in discussione: le sue gambe non tradizionali lo avvantaggiano rispetto agli altri atleti permettendogli, a parità di velocità, di consumare meno energia.

Blade Runner non ci sta, lui vuole sognare, ha passato una vita ad abbattere barriere, non si ferma certo davanti ad un no e, alzando un po' la voce, cerca di difendersi dicendo che lui fa più fatica degli altri ad allenarsi e che, inoltre, in partenza e in curva è svantaggiato rispetto ai suoi colleghi, svantaggio che aumenta se c'è pioggia o vento.

Coloro che hanno preso la decisione gli fanno notare che nella gara di Roma, durante il suo rettilineo finale, si vede chiaramente che lui è avvantaggiato: sembra quasi essere spinto dalle molle, sui 400 metri, quando gli altri perdono elasticità e forza, lui le riacquista; c'è troppa disparità tra i primi 200 e i secondi 200 metri.

La IAAF ha fatto quello che riteneva giusto. In base agli studi effettuati ha ritenuto che le protesi metalliche di Pistorius costituiscano un vantaggio e ha così spezzato i sogni suoi e di tutti i sostenitori che avrebbero voluto vederlo gareggiare a Pechino con i normodotati.

Lui, però, non si arrende, per lui correre al Golden Gala di Roma "è stata un'emozione incredibile, il sogno di una vita che si corona". Pistorius è una speranza che corre su due lamine di ferro rincorrendo il sogno di arrivare alla finale dei 400 metri di Pechino a fianco di Jeremy Wariner. È un obiettivo che perseguono in tanti, ma per lui ha un grande significato che va oltre lo sport, e questo basterebbe per molti a permettergli di andare alle Olimpiadi, non considerando quella vecchia legge.

Se, però, il suo vantaggio "tecnico" è tale da permettergli di correre più forte degli altri, forse il no dovrebbe essere rispettato, però quelle protesi sono le sue gambe, con le quali si è allenato duramente migliorando i risultati come un qualunque normodotato.

Per il momento la decisione è stata presa, ma Pistorius promette battaglia. La IAAF continua a difendersi, dicendo di aver fatto rispettare le regole, evitando torti ad altri sportivi, anche se, forse, questo atteggiamento duro e autoritario dovrebbe essere utilizzato con coloro che, assumendo sostanze illecite, fanno veramente male allo sport più di due gambe artificiali in fibra di carbonio.

 

 

(05 aprile 2008)