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A cura di Emanuele Sarria
Un ponte fra due mondi: il difficile ruolo della comunicazione scientifica
Un ponte fra due mondi: il difficile ruolo della comunicazione scientifica

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"

Per Ulisse, come descritto nella Divina Commedia di Dante, gli uomini sono stati creati per sapere e per conoscere.Questo vale anche per l'uomo di oggi che, spinto dalla curiosità, aspira a capire e partecipare alle decisioni che determinano il futuro della società.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico negli ultimi decenni ha subito una forte accelerazione rendendo scienza e tecnologia fondamentali nella gestione e nella risoluzione dei problemi che affliggono il pianeta, problemi specialistici che richiedono soluzioni specialistiche. È qui che nasce il bisogno del cittadino di essere informato per capire e per dare il suo contributo.

Come spiegare, però, alle persone comuni, scarsamente allenate in materia scientifica, le scoperte della scienza il cui linguaggio risulta poco accessibile? La strada della comunicazione scientifica è ancora lunga, ma indubbiamente di miglioramenti in questi ultimi anni ce ne sono stati.

Negli anni sessanta, nonostante i grandi successi scientifici ottenuti dall'uomo (per esempio il primo trapianto di cuore nel 1967 o lo sbarco sulla Luna nel 1969), il mondo della scienza era ancora visto come un universo misterioso, lontano dalla vita di tutti i giorni. Affascinava, stupiva, ma era difficile da comprendere, e c'era ancora poca voglia di capire.

Negli anni successivi lo sviluppo dell'ingegneria genetica e la nascita dei robot rilanciano il ruolo della scienza nella vita delle persone, ma, allo stesso tempo, avvenimenti come lo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl e la rapida diffusione dell'Aids portano le persone comuni a voler essere informati, a conoscere per non trovarsi impreparati. La scienza è vista come una possibilità per rendere migliore il futuro, ma anche come qualcosa che si è spinto ben oltre, condannando le persone ad una punizione che deriva dalla colpa di quei pochi che hanno voluto superare i limiti.

In risposta a questo desiderio diffuso di imparare, nasce la figura del divulgatore scientifico che, a cavallo degli anni '80 e '90, prende forma grazie a giornali come Focus e Newton, ma soprattutto con la figura di Piero Angela che, con i suoi programmi, entra nelle case dello spettatore con l'obiettivo di rendere più accessibile il mondo della scienza.

Il ruolo del comunicatore scientifico serve a soddisfare il bisogno di informazione, e in particolare di informazione scientifica dell'uomo comune.

Basilare per un divulgatore è la scelta del linguaggio, cioè delle parole giuste, per esprimere il tipo di messaggio che si vuole trasmettere, e questa scelta è dettata dal genere di pubblico cui ci si rivolge.

Chi deve comunicare la scienza si trova nel ruolo di interprete, che traduce da una lingua complessa a una più accessibile. È fondamentale che questo chiosatore conosca sia l'una che l'altra, che conservi della prima rigore e precisione e sappia trasformare i messaggi in un linguaggio più ordinario tipico della seconda. Occorre, inoltre, attirare l'attenzione, incuriosire la persona che sta ascoltando o leggendo.

Per fare questo, un qualsiasi divulgatore di scienza deve cercare di utilizzare metafore e analogie tratte dalla vita comune, non abusandone e rivolgendosi al destinatario della propria comunicazione in maniera amichevole e non saccente. Deve essere, inoltre, in grado di identificarsi perfettamente nel pubblico per cui sta scrivendo l'articolo o sta parlando, cercando di raggiungerlo nel modo più adeguato, magari con l'ausilio di immagini, non dimenticando mai il lato umano che sta dietro la scoperta scientifica. Va posta, però, attenzione a non banalizzare quello di cui si sta parlando: le scoperte scientifiche non possono essere semplificate troppo, possono, però, essere spiegate in modo semplice.

Il divulgatore scientifico ha un ruolo importante di mediazione. Può riempire il vuoto lasciato da scienziati spesso poco inclini a presentare le loro scoperte ad una vasta platea.

Il limite degli studiosi è quello di usare abitualmente termini troppo complicati per il lettore o l'ascoltatore. D'altro canto i giornalisti scientifici tendono a sfruttare al massimo gli strumenti del linguaggio comune per rendere più semplici i loro testi, con il rischio di risultare talora superficiali e di attribuire eccessiva importanza allo scienziato, facendo passare in secondo piano la scoperta.

Probabilmente, come molto spesso accade, la soluzione sta nel mezzo. Un buon comunicatore scientifico può rappresentare il ponte fra due mondi considerati a lungo così diversi: quello della gente comune, semplice e quotidiano, e quello della scienza, ancora lontano e poco accessibile, cui la comunicazione scientifica potrebbe fornire la chiave di accesso per tutti.

(22 giugno 2008)