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A cura di Roberto Tirapelle

Vince il cileno Tony Manero, importanti le retrospettive dedicate a Polanski, Melville e alla British Renaissance.
Torino: il Festival di Nanni Moretti
Torino: il Festival di Nanni Moretti

La 26ma edizione del Torino Film festival ha registrato accrediti in crescita del 40% (2.396 ), e più del 15% di biglietti venduti (18.929), per un incasso incrementato del 25% ( la cifra totale si attesta su euro 168.739).  Già l'edizione del 25°, quando il regista Nanni Moretti aveva accettato la direzione dopo polemiche e ripensamenti - ma solo per un biennio -, aveva visto numeri al raddoppio in tutte le categorie. Alla luce di questo grande rilancio del Festival, Moretti potrebbe pensare ad un altro biennio all'ombra della Mole.

Equilibrata la composizione dei giurati: il regista Alexey German Jr., gli scrittori USA Jonathan Lethem e Dito Montiel (in realtàn quest'ultimo ha anche esordito nella regia con Guida per riconoscere i tuoi santi) e gli attori Alba Rohrwacher e il polacco Jerzy Stuhr.
Come da pronostico, ha vinto Tony Manero del regista cileno Pablo Larrain, che si è guadagnato anche il riconoscimento della critica internazionale col Premio Fipresci. Per la verità era un titolo di seconda mano. E infatti il film di Larrain era già passato alla Quinzaine di Cannes ed è stato nominato all'Oscar per il suo paese. Del resto, nella lotta tra Festival per aggiudicarsi anteprime ed esclusive bisogna fare i conti con quello che offre il mercato. Non dimentichiamo che Torino va a collocarsi appena dopo il festival di Roma. 

Il soggetto del film vincitore è molto curioso: un disoccupato innamorato del John Travolta de La febbre del sabato del sera, le tenta tutte pur di interpretarlo in un film prodotto in Cile. L'aspirante divo arriverà alla selezione per il miglior Tony Manero del paese ma senza la dote di quella fortuna che era certo di essersi conquistato, anche a prezzo altissimo, per le peggiori violenze sulle persone che gli stanno accanto. Alfredo Castro, nei panni dell'emulo di Travolta, è stato giudicato miglior attore.
Premio speciale della giuria a Prince of Broadway, un titolo Usa molto apprezzato. Si è parlato di atmosfere alla Cassavetes: racconta di un emigrato del Ghana che cerca di sopravvivere vendendo merce taroccata per le vie di New York. Emmanuele Devos - per il film belga Non-Dit, di Fien Troch - è stata premiata quale migliore attrice.
Nella sezione documentari italiani, che qui a Torino hanno una vetrina molto prestigiosa, la giuria ha scelto Napoli Piazza Municipio di Bruno Olivero, mentre il premio speciale è andato a Rata nece biti (Non ci sarà la guerra) di Daniele Gaglianone.
Per i cortometraggi vince A chi è già morto a chi sta per morire di Fulvio Pepe, premio speciale a Ottana di Pietro Mele e menzione speciale a La nonna di Massimo Alìm Mohammad.
Nell'ambito del festival di Torino lo spazio più importante comunque è sempre lasciato alle retrospettive, che quest'anno erano tre. Le più significative dedicate a Polanski, presente al festival, e a Jean-Pierre Melville.

A Torino è stata presentata la filmografia completa di Melville e sono intervenuti alcuni critici a parlarne, tra cui,  Rui Nogueira, Olivier Bohler che ha realizzato un documentario, Sandro Toni, Nicoletta Vallorami, Mauro Gervasini,  Matteo Bortolotti, Emanuela Martini, Giorgio Gosetti.

E Polanski ha fatto la parte del leone non solo per la sua partecipazione diretta ma anche per una copiosa  presenza dei suoi film che ha curato personalmente, selezionando le copie proiettate.

 

(29 novembre 2008)