Dobbiamo preoccuparci dei nostri risparmi?

       In questi giorni, e soprattutto oggi (martedì 20 novembre) ho ricevuto molte telefonate estremamente allarmate da amici, conoscenti o semplici lettori dei miei articoli, con un unico comune denominatore: dobbiamo preoccuparci per i nostri risparmi? A tutti ho risposto allo stesso modo: siamo in una situazione estremamente delicata e lo spread a quota 330 riflette il giudizio della Comunità Internazionale sul nostro Paese, il cui deficit di credibilità sta diventando palpabile ogni giorno che passa. L’ultima prova di questo “sentiment” purtroppo assai condiviso è rappresentata dal fallimentare collocamento del BTP Italia, sottoscritto in minima parte nonostante rendimenti allettanti che garantiscono un “plus” rispetto all’inflazione. Non siamo ancora in zona di allarme rosso, ma il quadro di fondo potrebbe divenire più oscuro nelle prossime settimane se i nuovi riscontri macroeconomici si rivelassero inferiori alle attese. Come spesso capita in queste contingenze, fra i player economici a soffrire in misura maggiore sono le banche i cui valori di bilancio dei ratios patrimoniali subiscono in termini significativi il calo delle quotazioni dei titoli di Stato che copiosamente esse detengono in portafoglio. Questo nel medio termine potrebbe avere ripercussioni serie sui prestiti a privati e imprese, il che provocherebbe una quasi immediata contrazione delle compravendite immobiliari, degli investimenti aziendali e in ultima analisi della crescita. A mio avviso è necessaria e urgente una profonda revisione della linea di politica economica, senza la quale la situazione rischia di avvitarsi su se stessa con esiti imprevedibili.

Andrea Panziera

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