Mi piazzo in banca e non se ne parla più di Matteo Spiazzi

Servizio di Roberto Tirapelle

Compagnia teatrale Micromega

Sabato 12 ottobre alle ore 21.15 presso il Teatro S.Teresa di Verona

Si tratta di una commedia brillante che parla del “sogno del posto fisso”.

Siamo in una Milano anni ’70 dove Gustavo Riva cerca disperatamente lavoro e un giorno ha un’illuminazione: per strada si ritrova ad aiutare dei lavoranti di una ditta di trasporto e con sua sorpresa viene poi pagato; da quell’episodio si scatena una serie di eventi inarrestabili che, dopo diversi colpi di scena, porteranno ad un imprevedibile finale. L’ufficio è l’ambiente in cui tutto questo avviene. Il testo è frizzante e comico, pur trattando argomenti quali la crisi ed il lavoro. L’ambientazione è volutamente anni ’70 post “crisi energetica”. In un meccanismo drammaturgico che crea situazioni paradossali e assurde, s’intravede la capacità dell’uomo di superare anche le più dure difficoltà grazie all’iniziativa e all’ingegno. Il cast giovane e affiatato, tutto under 30, è diretto dal giovane regista veronese Matteo Spiazzi.

La commedia è stata rappresentata per 5 serate a fila dal 17 al 21 luglio al chiostro di S. Eufemia a Verona, nell’ambito della manifestazione dei Cortili, interessando circa un migliaio di spettatori che hanno molto apprezzato il lavoro della giovane compagine teatrale.

Intervista al regista Matteo Spiazzi

Credit: Daily Verona Network

Lo spettacolo è stato ambientato negli anni ’70 mi sembra di capire. In quel periodo c’era ancora, però, una possibilità reale di un posto fisso? 

Spiazzi. “In realtà idealmente lo spettacolo è ambientato immediatamente dopo la crisi energetica del 73, una delle prime crisi in cui l’illusione di una crescita senza fine comincia a vacillare. Le crisi sono sempre momenti importanti e interessanti, in particolar modo per misurare la temperatura e lo stato di una determinata società.”

 Quali erano gli obiettivi dello spettacolo nei confronti del pubblico: operazione nostalgia? divertimento? drammaticità dei tempi attuali? 

Spiazzi. “Sicuramente l’immaginario anni ’70 i costumi e le musiche in molti spettatori riporta alla mente ricordi simpatici. La risata credo sia il miglior modo per poter affrontare temi i cui echi risuonano nell’attuale situazione contemporanea. Lo spettacolo è complesso, e diversi temi come il lavoro, la burocrazia, le relazioni gerarchiche, si intrecciano in una trama tutto sommato assurda fatta però di situazioni plausibili. “

Sappiamo che la “Banca” è sempre stata una icona del posto fisso ma c’era qualche altra situazione sotto traccia?

Spiazzi. “La Banca è chiaramente l’icona di un sistema fatto di regole rigide e funzionali al guadagno; questo stretto obbiettivo porta spesso ad una visione parziale di altri fattori, che come rivela il nostro testo, sono spesso fondamentali e imprescindibili” 

Ottima la scelta di prendere attori under 30. Le nuove generazioni sono capaci di cimentarsi con entusiasmo anche sul palcoscenico per un lavoro?

Spiazzi.”Certamente, spesso si sottovalutano le potenzialità dei giovani. La sfida è stata fin da subito quella di dare voce a una nuova generazione che ha talento e voglia di prendersi la responsabilità di affrontare una drammaturgia non sempre semplice che richiede capacità attoriali notevoli. L’entusiasmo dopo le repliche estive continua, e speriamo vivamente che da questa esperienza possano nascere ulteriori spettacoli. “

La locandina

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