Saioa Hernández, il celebre soprano spagnolo: 25 ruoli in 10 anni

"Tosca", Arena di Verona, 2019 (Cr. Ph. Ennevi/Fondazione Arena)

Saioa Hernández: “In Italia il pubblico migliore e la tradizione migliore”. “Verona, un festival bellissimo, ambiente fantastico. Nel 2021 ritorno in ‘Nabucco’”.

intervista di Roberto Tirapelle

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Saioa Hernández, oggi affermata star del teatro lirico internazionale, non ha mai abbandonato la passione per il canto fin dal suo inizio nel prestigioso coro della Università di Madrid. Ha studiato con cantanti famosi e vinto numerosi premi. Poi, la sua carriera si è sviluppata velocissima intorno a un galleria di personaggi, addirittura più di 25. Tra le sue interpretazioni, infatti, spiccano: Tosca, Wally, Nedda, Leonora; Amelia, Aida, Francesca, La Gioconda; Imogene, Maddalena, Abigaille, Lady Macbeth; infine, oratori e barocco, Messe, Requiem, Vespri.

Nel 2019, Saioa Hernández ha fatto una tournée in Italia molto fortunata. Ve ne raccontiamo alcune tappe grazie a una gradevolissima conversazione intrattenuta con l’artista, una specie di “diario italiano”.

L’intervista a Saioa Hernández

Signora, Lei ha ormai cantato molte volte in Italia. Posso dedurre che le piaccia il nostro paese?

“Certo. Mi trovo benissimo in Italia. Soprattutto operisticamente, ha un pubblico migliore, ha una tradizione migliore. E per me questo è il fatto più importante”.

VERONA

“Aida”, Arena di Verona, 2019 (Cr. ph. Ennevi/Fondazione)

2019, il suo esordio a Verona in Arena con Tosca e Aida. Aveva dei timori per lo spazio all’aperto?

“In realtà avevo cantato poco all’aperto. Avevo fatto Zaira a Martina Franca, dove lo spazio è abbastanza piccolo, e il Macbeth a Macerata, ma anche lo Sferisterio non può confrontarsi con l’Arena. Alla fine, in Arena mi sono trovata benissimo come acustica, molto meglio di quello che pensavo. Del resto, me lo avevano anticipato amici e colleghi”.

Cominciamo con Tosca. Come ha vissuto il ruolo?

“Innanzitutto, è un Festival bellissimo. L’ambiente è fantastico e la città è meravigliosa. Qualche giorno prima del mio debutto, ero andata a vedere La Traviata: è stata la mia prima volta in Arena, una esperienza emozionante. Con Tosca siamo riusciti a fare la prova generale con la pioggia. È stata difficile: già avevo un vestito che pesava 40 chili, mi hanno avvolto nella plastica e con l’umidità ne ho risentito molto. Le recite hanno avuto un buon esito e sono stata molto contenta del pubblico”.

Con Aida invece ci sono state situazioni diverse?

“Il risultato è stato molto positivo, ma per me era un ruolo decisamente più difficile. Prima di allora l’avevo cantata solo in Oman con il Maestro Noseda e a Verona, facendo parte di un secondo cast, normalmente non si fanno prove; quindi, ho affrontato una situazione rischiosa che sono riuscita a superare grazie anche al sostegno del Maestro Ciampa”.

PARMA

“Nabucco”, Parma, 2019

Al Teatro Regio di Parma ha avuto uno strepitoso successo nel ruolo di Abigaille in Nabucco. Anche questo personaggio le è richiesto dai Teatri; come è nato questo interesse?

“Curiosamente, dopo che feci Attila alla Scala nel 2018, mi furono proposte molte Abigaille. A cominciare dal Teatro Real di Madrid, che mi ha ingaggiato per una Abigaille nel 2022. Allora dichiarai che non sapevo se fosse un ruolo di mio gradimento, perché non lo avevo ancora debuttato. Poi ho debuttato finalmente Abigaille all’Opera di Dresda con una regia moderna (David Bosch) ed è stato un successo.

Quello di Parma è stato un risultato particolare. Abbiamo affrontato la regia di Stefano Ricci subito con amore e odio, ma poi ci è piaciuta. Visualmente bellissima, moderna. Quando una situazione nasce con un senso e le persone riescono a capirlo, allora tutto diventa più facile, piacevole, bello. E anche a una larga parte del pubblico è piaciuta. Inoltre, dirigeva sempre il Maestro Ciampa”.

A Parma l’hanno soddisfatta particolarmente anche i costumi?

“È vero, i costumi nell’opera sono molto importanti per tutti, in particolare per le donne. Per me sentirsi bene e bella nel personaggio e nel vestito è un fatto determinante. Qualcuno mi ha detto che sembravo Evita Peron. Il vestito pareva avere il significato di una dittatrice, ma molto bella. Bisognava trovare qualcosa di bello per avere un equilibrio di idee. I vestiti straordinari di Gianluca Sbicca risalgono alla fine degli anni Cinquanta”.

MILANO

“Tosca”, Milano, 2019 (Cr. ph. Brescia & Amisano)

A dicembre 2019 è ritornata a inaugurare la Stagione alla Scala con Tosca dopo il suo esordio in Attila dell’anno precedente. Che sensazioni le ha donato ripresentarsi nel teatro più famoso del mondo?

“Ero stata scritturata per il secondo cast e invece sono dovuta subentrare prima delle mie recite; quindi, è stato un impegno maggiore, ma ripagato da un favorevole successo. Era una produzione bellissima. Già ai tempi di Attila avevo trovato una intesa straordinaria sia professionale che musicale con il Maestro Riccardo Chailly e il regista Davide Livermore.

Sento che il Maestro Chailly mi stima moltissimo e gli sono molto grata. Livermore per me è un genio della regia: sa sfruttare la tecnologia per fare opera in modo tradizionale, ma dentro la modernità. Tutto il suo team è fantastico: Gianluca Falaschi per i costumi, Antonio Castro per le luci, Giò Forma per le scene.

Per me sarebbe già stato difficile superare la produzione di Attila; ebbene, anche con Tosca sono stati magistrali. Lavorare con Livermore è fantastico perché ha una energia incredibile: quando una prova dura delle ore e tutti siamo stanchi, lui ha la capacità di rimetterti in campo. Sa sempre di cosa sta parlando sia musicalmente che drammaturgicamente”.

Alcuni ruoli uguali l’hanno impegnata più volte fino ad oggi in teatri diversi e con registi e direttori sempre nuovi. Mi sembra una fantastica occasione per approfondire e rinnovare i personaggi

“Certamente. Io non sono una ‘inquadrata’ e quindi, se il pubblico vede Saioa Floria Tosca, non la vede sempre uguale. A me piace arrivare in bianco. Tosca la conosciamo tutti ed è meglio dare un senso diverso, scoprire qualcosa di più, e questo lo fai con l’aiuto di registi diversi; e, nello stesso tempo, anche loro imparano da noi.

È un lavoro di team, dobbiamo essere una squadra e trovare tra di noi un feedback. Il che non vuol dire cambiare libretto o le modalità della musica; si interpreta con intelligenza, diversamente, e il pubblico può uscire dal teatro pensando di non aver mai visto quel profilo e può essere interessato a osservarlo da un nuovo punto di vista”

Saioa, ha qualche cantante di riferimento che le piace ricordare?

“Io sono una tebaldiana; tuttavia, mi piacciono anche Rosa Ponselle, Virginia Zeani, Anita Cerquetti e soprattutto Marcella De Osma, che ho conosciuto di recente a Milano. È simpaticissima, un soprano fantastico e ho studiato Nabucco sulle sue registrazioni perché ritengo che interpreti Abigaille in modo perfetto”.

La rivedremo a Verona nel 2021?

“Sì, in Nabucco. L’anno scorso avevo chiesto di poter partecipare a questo allestimento perché mi interessava. Mi piaceva l’idea, una scenografia incredibile e costumi bellissimi”.

Ho visto che è appassionata di ricette. Le piace di più il dolce o il salato? Può darci qualche suggerimento spagnolo?

“I dolci caldi li preferisco d’inverno. Adesso sicuramente i salati. Cuciniamo molto in pentola. In questa stagione mi piace un piatto fresco e leggero, un’insalata: riso, pollo, mela, lattuga. Oppure riso integrale, uova sode, tonno, olive nere e mais”. 

Si ringraziano Ariosi Management e Ufficio stampa Fondazione Arena

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