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Titoli di Stato “irredimibili”: quei Buoni del Tesoro senza scadenza che pagano per sempre un interesse annuo certo e fisso

Di: Andrea Panziera

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Molti lettori mi chiedono un commento sull’andamento dei Mercati finanziari. Mercati che, a dispetto delle previsioni più catastrofiche, hanno recuperato quasi del tutto (come quelli americani) o in buona parte (nel resto del Mondo), le quotazioni pre-Covid. A questo proposito, consiglio a tutti un’attenta lettura di un’ottima e recentissima analisi del gruppo elvetico Lemanik. Da un lato, essa spiega la scaturigine di questo rally per molti osservatori inaspettato; dall’altro, delinea interessanti – e per certi versi imprevedibili – scenari futuri.

In attesa nelle prossime settimane degli sviluppi relativi alla non scontata trattativa in sede europea del Recovery Fund o Next Generation EU che dir si voglia, desidero occuparmi di una proposta avanzata da più parti ed in prima battuta fatta propria da una voce autorevole come quella del Presidente CONSOB Prof. Paolo Savona. Per chi non avesse nozione della questione, parlo della ventilata introduzione dei Titoli di Stato detti “irredimibili”; in altre parole, quei Buoni del Tesoro senza scadenza che pagano per sempre un interesse annuo certo e fisso.

I consols, Titoli di Stato irredimibili

In termini anglosassoni sono chiamati consols, acronimo che sta a significare Consolidated Annualities o “annualità consolidate”. Si tratta di obbligazioni senza un termine formale, quindi di durata perpetua, che in alcuni casi prevedono una o più date per l’esercizio della opzione call da parte dell’emittente, ovverosia la facoltà (non l’obbligo) per questi ultimi di rimborsare i titoli. Regno Unito e USA li hanno emessi in passato, vuoi per finanziare programmi bellici, vuoi per realizzare importanti programmi di investimenti pubblici.

Già da queste precisazioni si evince come per il Prof. Savona la contingenza attuale sia equiparabile a una fase bellica. Nella sua proposta pare inoltre implicito un richiamo neanche tanto velato a una sorta di patriottismo collettivo. È vero, lui parla di sottoscrizione su base volontaria e di offerta quantitativamente aperta (quindi chi ci sta ci sta, senza obblighi di sorta e con importi in acquisto discrezionali ); poi, però, la locuzione diviene inequivocabile.

I Titoli di Stato irredimibili? “Una scelta dai contenuti democratici più significativi”

“Se i cittadini italiani non sottoscrivessero questi titoli, concorrerebbero a determinare decisioni che, ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale. Emettere titoli irredimibili sarebbe quindi una scelta dai contenuti democratici più significativi perché, se sottoscritti, limiterebbero i rischi per il futuro del Paese e di conseguenza gli oneri sulle generazioni future, quelle già in formazione e quelle che verranno”.

Tradotto per l’inclita e il colto, ciò significa che una mancata adesione di massa alla sottoscrizione comporterebbe, inevitabilmente o quasi, due possibili effetti. In primis, l’insostenibile aumento del nostro Debito Pubblico – che toccherebbe livelli molto più elevati di quanto già non sia, ben oltre il 150% del PIL – e la necessità conseguente di introdurre nuove forme di Fiscalità Generale, leggasi Imposta Patrimoniale. E il tutto per evitare di ipotecare in modo drammatico l’avvenire delle generazioni future. In secondo luogo, i Bond perpetui come forma di risparmio democratico e necessitato.

Un aut aut: quanto renderebbero questi Titoli di Stato?

Senza essere maliziosi, più che una moral suasion mi sembra un aut aut neanche tanto dissimulato. Quanto renderebbero agli investitori questi titoli di cui a suo dire non è possibile fare a meno? La sua proposta è quella di fissare la cedola ad un tasso massimo pari al valore-obiettivo dell’inflazione della BCE (2%) in totale esenzione fiscale. Ritengo, ma questa specifica è del tutto mia per parità di trattamento con gli altri Titoli di Stato, che tali obbligazioni siano liberamente trasmissibili agli eredi senza imposte successorie; quindi, penso che la convenienza o meno per l’investitore risieda nella sua valutazione in merito al peso del vincolo di irredimibilità rispetto alla comparazione con il rendimento attuale degli altri Buoni del Tesoro attualmente in circolazione.

Nella situazione attuale, il decennale di più recente emissione esprime un interesse netto annuo di circa l’1,30%. Vale però la pena di ricordare che in un recente passato si era arrivati anche oltre il 2%. La domanda, a cui non darò risposta e che lascio alla libera opinione dei lettori, è la seguente: uno 0,7% in più su base annua, considerando la situazione debitoria del nostro Paese, è una remunerazione sufficiente a vincolare in perpetuo i propri risparmi?

Scienza e coscienza

Sì, certo, qualcuno potrebbe obiettare che i Bond perpetui saranno anch’essi quotati nei Mercati ufficiali; tuttavia, considerando tutte le nostre complesse problematiche macroeconomiche, quale sarà il possibile valore di realizzo in caso di future turbolenze dello spread? Il rischio è purtroppo oggettivo, visto il grado di precarietà permanente delle Pubbliche Finanze. Le circostanze sfavorevoli potrebbero costringere questi titoli a rimanere nel cassetto dei loro sottoscrittori – una sorta di eterno riposo forzoso – onde evitare pesanti perdite in conto capitale. Ma per fortuna, almeno per ora, siamo in un Paese dove esiste ancora il libero arbitrio; ognuno tragga le sue conclusioni e decida secondo scienza e coscienza.

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