Post it – Negazionisti o menefreghisti?

I casi di Covid nel mondo superano i 30 milioni, i morti si avvicinano al milione. Eppure, negazionisti – o menefreghisti – continuano imperterriti a contestare le norme di protezione

Di: Andrea Panziera

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Le ultime notizie dal fronte COVID ci dicono quanto segue: i casi nel mondo hanno superato i 30 milioni; i morti si avvicinano velocemente al milione; negli Stati Uniti i deceduti sono 200.000, in Brasile 140.000 e in India quasi 90.000. (Per costanti aggiornamenti, clicca qui).

In Europa, negli ultimi giorni si è registrata una pericolosa recrudescenza delle persone infette. Punte superiori ai 10.000 casi in Spagna e Francia e corrispondente aumento del numero dei defunti. In Italia la situazione è migliore, ma anche da noi è in atto un peggioramento lento ma costante, seppur non paragonabile a quanto sta accadendo altrove. Secondo gli esperti, tutto ciò era prevedibile dopo l’allentamento estivo delle misure di sicurezza. Per di più, ora sono i giovani il maggior veicolo di contagio che si propaga all’interno dei rispettivi nuclei familiari.

Abbiamo, rispetto ai mesi scorsi, molte più conoscenze scientifiche per combattere l’epidemia; ciononostante, soprattutto le persone anziane rimangono soggette a forte rischio. Questo ad oggi. Il problema è che la presumibile “seconda ondata” deve ancora arrivare ed è prevista con i primi cali significativi della temperatura. Cosa succederà allora nessuno è in grado di dirlo, ma da più parti si temono conseguenze pesanti, sia in termini di nuovi ammalati che di decessi.

Negazionisti, riduzionisti

Questa premessa mi serve come spunto per una breve riflessione. Mi rivolgo a quella fascia di popolazione, peraltro marginale, ma piuttosto chiassosa nelle sue pubbliche manifestazioni – ovviamente del tutto legittime in democrazia -, composta da gruppi molto eterogenei per pensiero o inclinazione politica, talvolta agli antipodi, anche se prevalentemente orientata a destra.

Questa, con teorie e argomentazioni che in estrema sintesi si potrebbero definire “da negazionisti ovvero riduzionisti, contesta l’utilizzo delle norme di protezione imposte dal nostro e altri Governi in tema di contrasto al COVID. Ma do voce a questi dissenzienti, riportando in modo fedele le dichiarazioni più volte ripetute.

“Noi non siamo negazionisti. Noi non neghiamo niente se non la strategia del terrore che è stata portata avanti in questi mesi. Hanno sbagliato a curarli minacciando le persone e condannandole a morte. Siete degli assassini”.

“Perché sono in piazza? Perché sono padre di tre figli e sono un lavoratore. Perché i lockdown e le politiche scellerate ci hanno ridotto alla fame. Vergognatevi tutti, truffatori. Sono un uomo libero come tutti quelli che ci sono qui oggi. Non porto la museruola”.

Il Popolo delle mamme

Qualche centinaio di donne ha dato vita al cosiddetto “Popolo delle mamme”, le cui posizioni possono essere sintetizzate nelle seguenti: “Siamo contro la dittatura sanitaria, contro l’obbligo vaccinale, perché non si mettano più le mani sui bambini”. E ancora: “Siamo qui per dimostrare al governo che sui bambini non si passa”.

Una di esse, che afferma di essere in rapporti con il presidente USA, lancia una violenta intemerata contro l’universo mondo e proclama: “Trump è con il popolo italiano, vi porto i suoi saluti. Non mi riconosco nell’Onu perché non fa rispettare diritti della donna e dei bambini”.

Da ultimo, le cronache riportano il gesto di un individuo il cui significato mi sfugge, ma nel contempo mi lascia basito. Vengono date alle fiamme alcune foto di Papa Francesco e sollevate altre a mo’ di vessillo di Benedetto XVI. Misteri di una fede personale forse affetta da qualche strana patologia, chissà!

Il limite del dialogo

Che dire? Per mia natura sono un amante del dialogo e del confronto con chi ha opinioni differenti dalle mie. Ritengo cioè che dall’ascolto si possa sempre imparare qualcosa, che lo scambio di idee costituisca una inesauribile fonte di arricchimento personale. Tuttavia, confesso che mi risulta difficile instaurare un rapporto dialettico sereno con i negazionisti. Con chi, insomma, alzando i toni e tracimando nell’invettiva, si contrappone con argomenti spesso assai bizzarri al parere quasi unanime della Comunità scientifica internazionale.

Mi è capitato di imbattermi in un cosiddetto “terrapiattista” convintissimo. Ho provato la sensazione di essere di fronte a un alieno, il cui claim era l’abiura di Galileo e dei suoi indegni e fallaci successori. Probabilmente ha ragione Ezio Mauro, che in un suo recente editoriale scrive:

“Più forte della spinta naturale a proteggersi dal male c’è solo l’impulso primordiale a negarlo, illudendosi di cancellarlo per il puro fatto di disconoscerlo, di distruggerlo già soltanto rifiutandolo. È un gesto elementare di semplificazione della complessità: davanti a un’insidia che mi minaccia, io nego la sua stessa esistenza, e in questo modo sono esonerato dal peso del problema, dalla responsabilità di farmene carico e di cercare una via d’uscita”.

Come deve agire lo Stato?

Se le cose stanno davvero così, si pone tuttavia un altro e ben più importante problema. Come deve agire uno Stato di Diritto in presenza di comportamenti che, in modo perfettamente consapevole e deliberato, rischiano seriamente di mettere a repentaglio non soltanto la salute di chi viola le regole di protezione anti COVID , ma anche e soprattutto quella di cittadini ignari che loro malgrado possono venire in contatto con gli attivisti operativi del No Mask, No Vax e via discorrendo?

Non sono un esperto di Legge e quindi mi scuso in anticipo per gli errori e le inesattezze, ma mi risulta che l’art. 438 del Codice Penale preveda il reato di “Procurata Epidemia”. Non ne conosco la lettera, ma mi sia consentita una modesta proposta, magari già implicita nella norma, che potrebbe fungere da ottimo deterrente: non sarebbe il caso di far pagare per intero agli “inosservanti” i costi sanitari in caso di ricovero ospedaliero, proprio e dei terzi da essi contagiati, oltre ai danni cagionati a questi ultimi? In certi casi, il potere di convincimento del portafoglio risulta pari – se non superiore – a quello della scienza.

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