#Danzaconme, 1 gennaio 2021: l’intervista ad Antonella Albano

Cr. ph. Teatro alla Scala, Brescia & Amisano

#Danzaconme: il 1 gennaio 2021, Antonella Albano e Roberto Bolle hanno danzato contro la violenza sulle donne

Servizio di: Roberto Tirapelle

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A Capodanno, in “Danza con me”, quarta edizione dello spettacolo ideato da Roberto Bolle, l’étoile si è esibito con Antonella Albano, prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, nella coreografia “Violenza” di Bigonzetti, tratta dalla struggente Behind The Wall di Tracy Chapman.

Antonella Albano si è fatta sempre notare sia nel classico che nel contemporaneo. Riesce a essere una Odette/Odile perfetta e, nello stesso tempo, entra con la sua bellezza artistica nelle coreografie di Bigonzetti, Spoerli, Preljocaj. In lei coesistono musica e corpo, gesto e interpretazione: il volo di una farfalla che trasmette sincronizzazioni mediterranee.

Per questo servizio e dopo il successo ottenuto dalla trasmissione (17% di share), abbiamo incontrato Antonella Albano per una conversazione sulle sue più recenti produzioni.

“Per ‘Violenza’ abbiamo usato le nostre armi e sono contenta quando la danza diventa linguaggio”.

– Antonella Albano

“Per me, Roberto, affrontando un tema del genere, è stato grandioso.”

– Antonella Albano su Roberto Bolle

“Mi sento libera di portare me stessa nelle sue coreografie”.

– Antonella Albano su Mauro Bigonzetti

“E’ un musicista della voce”.

– Antonella Albano su Paolo Rossini

“A Parma abbiamo aperto dei luoghi magnifici e costretti purtroppo alla chiusura in questo momento”.

– Antonella Albano

L’intervista ad Antonella Albano

Antonella, lei ha partecipato al primo evento dell’anno sulla Danza, cioè quello ideato da Roberto Bolle. Le è stato affidato un tema difficile e delicato come la violenza sulla donna. Può dirci come è nata questa idea e che problemi avete avuto a realizzarla?
“Violenza”, cr. ph. archivio fotografico “Danza con me”

“Roberto Bolle, che è il Direttore Artistico del suo spettacolo “Danza con me”, la scorsa estate mi ha contattato. Naturalmente, essendo colleghi, mi conosce molto bene ed è stato un grande onore per me sapere che, con Mauro Bigonzetti, che è il coreografo del pezzo, avevano pensato a me per creare una coreografia con un tema così importante e profondo come appunto la denuncia della Violenza sulle Donne. Però, per capire meglio la situazione, devo andare un attimo indietro nel tempo.

Prima del lockdown, Bigonzetti stava preparato una coreografia per il Teatro alla Scala dal titolo ‘Madina’. Lo spettacolo alla fine non andò in scena: venne tutto bloccato a causa della pandemia. Roberto doveva rappresentare il cattivo del soggetto. ‘Madina’, che sarebbe stato il mio ruolo, è un personaggio tratto dal romanzo La ragazza che non voleva morire di Emmanuelle de Villepin, per cui Fabio Vacchi aveva composto la Musica. È una storia molto forte di una ragazza cecena costretta a diventare kamikaze per mano di suo zio, capo dei ribelli, ruolo affidato a Roberto.

Quindi, già a quel tempo Io, Roberto e il Maestro Bigonzetti ci siamo ritrovati a lavorare a uno spettacolo diverso sul fronte del balletto. Una creazione che innesca dinamiche di violenza, un lavoro di Danza e Teatro. Si tratta di una danza forte, molto profonda e complessa nel concetto, e già allora con Bigonzetti c’era stata una forte alchimia.

Pertanto, penso che per questo abbiano pensato a me per realizzare ‘Violenza’. Io ne sono stata subito entusiasta, perché, oltre ai passi di danza a cui noi siamo abituati come ballerini, abbiamo dovuto approcciarci ad una teatralità e drammaticità decisamente particolari. Sono molto contenta quando la danza diventa linguaggio; e, forse, è la prima volta che la forza di questo linguaggio serve a introdurre un argomento così importante.

Abbiamo usato le nostre armi, i passi sono venuti molto spontanei. Il maestro Bigonzetti è molto bravo ad affrontare certe argomentazioni e modularle in una maniera non forzata. Le prove sono andate altrettanto bene e in breve tempo avevamo già montato il pezzo. Il racconto e la danza si rivelano notevolmente crudi e d’impatto; d’altronde, non si poteva fare altro per raccontare la verità e rappresentare una denuncia”.

Mi sembra che lei abbia una bella sinergia con Mauro Bigonzetti
Mauro Bigonzetti, cr. ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

“Mi sono trovata sempre bene con le coreografie di Mauro. Ho cominciato a conoscerlo a vent’anni, quando, insieme all’allora direttrice Elisabetta Terabust, mi affidarono subito un passo a due molto difficile: il Passo a Due Errante dal balletto ‘Mediterranea’. In seguito, ho ballato tanto altro di Bigonzetti: ‘Progetto Handel’, poi ‘Cinderella’, dove facevo una delle sorellastre e gli interpreti principali erano Roberto e Polina Semionova. Una esperienza indimenticabile.

Mauro mi ha affidato anche il suo meraviglioso Passo a due di ‘Cantata’. Anche a settembre ha creato un duetto per la ripresa del balletto alla Scala e ho preso parte a ‘Do a duet’ su musica di Mozart con una solista del Teatro, Maria Celeste Losa. Mi trovo a mio agio, perché lui ha sempre qualcosa da raccontare. La sua danza non è scontata: ha sempre una motivazione, un argomento di fondo, e questo mi ispira tantissimo. Mi sento libera di portare me stessa nelle sue coreografie”.

Dal balletto “Mediterranea”
In “Violenza”, la sua performance è stata realizzata all’Ansaldo?

“No. All’Ansaldo è stato realizzato il pezzo con Vasco Rossi, altro pezzo straordinario; noi, invece, abbiamo registrato al Social Music City di Milano, dove hanno allestito lo studio”.

A mio parere, visto l’esito del successo ottenuto, “Violenza” potrebbe diventare una sorta di manifesto dell’anno sul tema. Cosa ne pensa?

“Dipende dall’idea che è nata in Roberto. Sicuramente, con questa esibizione ha espresso un linguaggio che ha voluto fare la sua parte. Per me, Roberto, affrontando un tema del genere, è stato grandioso. Ho letto, per esempio, un messaggio che mi ha colpita: diceva che quattro minuti di rappresentazione sono arrivati più diretti alla coscienza delle persone di mille parole. Credo e spero che il messaggio sia passato, quindi penso che si possa diffondere. Molte persone me lo hanno già chiesto. E se l’arte può essere motore dell’Anima, beh, allora è bene che divulghi anche questo messaggio”.

A fine novembre, ha partecipato a una affascinante progetto nel nome di Frida Kahlo, ambientato a Parma in più location e sempre a teatri chiusi. Può raccontarci qualcosa?
Parma, cr. ph. Federico Zardi

“È stato un progetto totalmente mio, una necessità e un bisogno nato durante il lockdown. Ho contattato un mio caro amico compositore e musicista, Piero Salvatori, perché volevo unire in un unico video Danza, Musica e Poesia. È nato all’inizio così, semplicemente. Avevo già individuato la poesia di Frida e non sapevo a chi farla recitare. Ho cercato delle voci di attori e sono rimasta colpita da Paolo Rossini. L’ho contattato, gli ho detto chi ero e cosa facevo. Gli ho chiesto se fosse interessato a fare parte di questo mio video. È stato subito contento e mi ha inviato in pochissimo tempo cinque registrazioni con la sua voce incisa sul brano di Piero. Paolo ha il dono di una voce molto espressiva e profonda”.

Ho capito bene? Cinque registrazioni diverse?

“Sì, cinque registrazioni con la stessa musica, lo stesso testo, ma realizzate in modo diverso. Mi ha colpito molto. È un musicista della voce. Nel brano ci sono un violoncello e un piano, suonati entrambi dal maestro Salvatori, e Paolo è riuscito a subentrarvi nei momenti giusti, dando il corretto spazio alle note e ai respiri. Era tutto perfetto.

In seguito, Paolo mi ha indicato un suo amico regista, grande professionista e direttore della Fotografia, Filippo Chiesa. Grazie a Simone Verde, direttore del Complesso della Pilotta, siamo riusciti a realizzare il progetto di Spettacolo a Porte Chiuse in questi luoghi e spazi magnifici, quali il Teatro Farnese, la Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e i Saloni ottocenteschi della Galleria Nazionale. E, ultima ma non ultima, ci hanno permesso di girare il video anche nella fantastica chiesa di San Francesco del Prato.

È stato davvero un bel progetto, ma la Magia più grande è stata quella di aver aperto dei luoghi magnifici e in quel momento, purtroppo, costretti alla chiusura. Il video dura circa 5 minuti. Il risultato è quello di un bel Viaggio attraverso la bellezza dell’arte, della storia e della poesia, elementi essenziali che, ahimè, in questo periodo siamo costretti a non poter vivere”.

Parma, staff delle riprese
Qual è il titolo del Video e dove si può vedere?

“Il titolo del video è ‘Il Complesso Volo di Frida’. Si può vedere su YouTube, su Vimeo, sul mio profilo Facebook e sulla pagina Facebook del Complesso della Pilotta”.

A questo punto, mi sembra di capire che lei sia una ballerina piuttosto versatile. Cosa ricorda con maggior interesse di questo tipo di esperienze dentro e fuori La Scala?

“Ho cominciato a fare Danza all’età di quattro anni in una scuola privata, a Bari, e in seguito a Fasano, con la mia cara e bravissima Maestra Silvia. Oltre alla Danza classica, non mi sono mai posta limiti. Ricordo, ad esempio, che spesso negli spettacoli di fine anno facevamo musical dove recitavamo e cantavamo. Mi è sempre piaciuto approcciarmi a diversi tipi di arte, l’importante è che fosse comunicativa. Mi piace sperimentarmi.

Già da quando il Maestro Bigonzetti mi ha affidò in ‘Mediterranea’ il suo passo a due errante, forte e molto intenso, con movimenti molto estremi , ho capito che la Danza Classica da sola non poteva bastarmi”.

E di “Who Cares” cosa ricorda?
“Il Complesso Volo di Frida”, cr. ph. Federico Zardi

“È stato proprio il primo ruolo. Tanta emozione, ma di fatto Balanchine è stato uno dei primi coreografi rivoluzionari, facendo avvicinare il classico a quei magnifici movimenti quasi Jazz, soprattutto in ‘Who Cares’. Danza classica e moderna sono molto differenti, ma a mio avviso uno indispensabile per l’altro.

Ricordo ancora la Signora Terabust, che prima del mio debutto nel ‘Lago dei Cigni’ mi disse che dovevo pensare ai ruoli di Odette e Odile come ai più moderni che ci fossero, perché il Classico dei Classici è pieno di movimenti estremi. Riesco sempre a mettere una Antonella nei vari stili, la differenza è che nel Classico, pur uscendo dagli schemi, bisogna sempre attenersi al ruolo che ti si affida, mentre nella danza moderna e neoclassica, nei movimenti che il Maestro Bigonzetti crea per me, trovo la totale libertà di espressione, la verità di me stessa”.

Altri progetti futuri?

“Progetti reali no, perché dobbiamo aspettare che la situazione pandemica si sblocchi. Sicuramente un lavoro che non vedo l’ora di riprendere è ‘Madina’. Quindi, il mio desiderio fondamentale al momento è ‘Madina’. Uno spettacolo in sospeso non è bello”.

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