Tarcisio, che la terra ti sia lieve

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Si arriva e si riparte quasi sempre in punta di piedi, senza troppi clamori, ma qualcuno lascia un segno indelebile del suo passaggio sulla Terra. Ciao, Tarcisio

Di: Samuela Piccoli

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Ci sono tre cose che una persona dovrebbe fare durante la propria vita: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro. Tarcisio Benedetti ha fatto tutto questo e infinitamente di più.

L’ho conosciuto nel 2019, durante le lezioni di inglese alla Libera Università Popolare della Valpolicella. Era seduto in secondo fila, garbato, attento e partecipe agli argomenti trattati. Talvolta, ci raccontava delle sue esperienze in Cile. Quello che nessuno dei suoi compagni aveva capito, e, ad essere sincera, nemmeno io, era quanto avesse rischiato durante la sua permanenza in quel Paese dell’America Latina, soggiogato da una delle più sanguinose dittature del XX secolo.

Tarcisio e Alborada

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Tarcisio aveva attraversato l’oceano due volte. Non l’aveva fatto per diletto, ma per amore della povera gente, della libertà, della giustizia; l’aveva fatto perché tutti potessero acquisire il diritto di vivere una vita degna di questo nome. Grazie alla collaborazione tra sindacati italiani e cileni, Tarcisio era divenuto direttore di un centro grafico, la tipografia Alborada, che diventò fondamentale per la stampa dei due più importanti quotidiani d’opposizione, “La Epoca” e il “Fortín Mapocho”. Grazie ad articoli pungenti e sinceri, a differenza della stampa di regime occupata a occultare le nefandezze di Pinochet, riuscirono a portare a galla la verità sulle violazioni dei diritti umani perpetrati quotidianamente dal regime, nonché a scalfire lo strapotere della Giunta militare fino a provocarne il rovesciamento. Il Plebiscito del 1988 sancì il lento ritorno alla democrazia e la fine di una dittatura durata 17 anni.

Un uomo sorridente

Sono rimasta così affascinata dai suoi racconti da decidere di renderli protagonisti della mia tesi di laurea in Editoria e giornalismo. Tarcisio mi ha narrato molte vicende con fervore e, a volte, rabbia per “quei disgraziati farabutti assassini” che avevano sottratto la vita e la dignità a molte persone, rimanendo spesso impuniti.

Era sempre sorridente, aveva lo sguardo tipico di chi ne ha viste tante, ma non rinuncia a sperare in un mondo migliore. Aveva lo sguardo di chi confida in una società attenta anche agli umili e non solo ai profitti, come aveva sperimentato in Cile con il Neoliberismo sfrenato di Pinochet. Mi raccontava di come in Cile tutto fosse ancora precario, di quanto importante fosse la redazione di una nuova Costituzione più equa e giusta per i cittadini cileni.

Nessun libro può essere tanto potente quanto il racconto di chi le esperienze le ha vissute in prima persona, di chi si è battuto non per se stesso o per un tornaconto personale, ma per il bene di un popolo e, di conseguenza, di tutta l’umanità.

Alborada. La tipografia della libertà

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Erano in molti a ritenere i suoi racconti così importanti da spingerlo a raccoglierli in un libro, in modo da perpetuarne il ricordo, da renderlo vivo anche per le generazioni future. E lui ha tenuto fede alla promessa fatta al fratello, ha riversato sulle pagine bianche la sua storia, le sue emozioni, le paure e la gioia di aver riportato la democrazia in Cile.

Finito di stampare nel novembre 2020 per Edizioni Lavoro, Alborada è ora acquistabile in libreria. Seppur per poco, Tarcisio è riuscito a godersi il suo momento di gloria; certo, anche se, quando ho scritto il mio primo articolo su di lui, mi ha rimproverata di averlo chiamato “eroe moderno”. Ma la mia risposta non è mancata: gli ho fatto notare che persone come lui, pronte a rischiare tutto per il prossimo, nascono una volta ogni 100 anni. E che, ovviamente, percorrono questo mondo senza troppo clamore, in punta di piedi, tracciando, senza pretenderlo, la strada da seguire per molti altri.

Un valido aiuto

Era contento che parlassi del Cile e del progetto Alborada nel mio elaborato. Si è messo a disposizione dandomi materiale e leggendo il mio scritto per essere certo che riportassi gli eventi nel modo più preciso possibile. In una delle sue ultime mail, mi ha scritto:

“Sono contento che ti sia piaciuto l’argomento che, come vedi, non è affatto allegro. Per me è stato un ritornare ai tempi gloriosi della mia giovinezza. Grazie”.

Una delle sue ultime lettere, perché Tarcisio non c’è più. La scorsa settimana, è stato ricoverato per un problema cardiaco e non è più uscito dall’ospedale. Sono stata una delle fortunate a poterlo salutare: martedì, al telefono, era sereno e “pimpante” come sempre. Lo sentivo stanco, ma ero convinta che fosse davvero un supereroe, che ce l’avrebbe fatta. Il telefono muto di ieri mi ha fatta sprofondare nella tristezza e nel dolore per la perdita di un uomo speciale di grande cultura e umanità.

Grazie, Tarcisio, per la tua amicizia. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi. Grazie per averci dedicato tempo per articoli interviste. L’abbraccio della redazione del Basso Adige va alla tua amata moglie Alba e ai tuoi figli.

Caro Tarcisio, che la terra ora ti sia lieve e che noi possiamo convivere con il vuoto che hai lasciato.

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