Il Dantedì secondo Sara Fontana

Cr. ph. Verona Sera

Il 25 marzo si celebra il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Ma qual è il suo significato? L’abbiamo chiesto alla dottoranda Sara Fontana

Di: Simone Massenz

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Ogni 25 marzo, in Italia, si celebra la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, meglio nota come Dantedì. Una data approvata il 17 gennaio 2020 in occasione del settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, datata 14 settembre 1321.

Ma qual è il significato del Dantedì, quale il senso di una giornata dedicata a Dante? L’abbiamo chiesto a Sara Fontana, dottoranda dell’Università degli Studi di Verona da due anni coinvolta in un progetto di ricerca interdisciplinare sulla fortuna dantesca nel teatro e nelle arti performative europee contemporanee.

“Una storia d’amore molto lunga”, la definisce Sara, che l’accompagna sin dalle superiori e che ha reso Dante “in tutto e per tutto lo mio Maestro e il mio autore, come per lui è stato Virgilio”.

L’intervista a Sara Fontana

Perché il Dantedì? Cosa c’è di importante in questa giornata?

“Prima di tutto, è il giorno in cui mia cugina si è laureata in Medicina. Durante il lockdown, l’anno scorso, è stato istituito il primo Dantedì della storia. Il Dantedì è una ‘lontananza presente’. Mi spiego meglio: quest’anno credevamo di uscirne e invece siamo ancora qui, divisi e profondamente diversi rispetto a chi eravamo solo un anno fa; dunque, il Dantedì è un’occasione di speranza, speranza che vuol dire decidere come agire per creare un migliore futuro. Dante, in fondo, ha fatto questo per tutto l’arco della sua vita da esule. Gli dobbiamo molto, ma il debito non si può estinguere se non inverando quel patto tra lettore e scrittore. Dato che la sua opera somma è la Commedia, che ha per obiettivo il mostrare la via della salvezza a tutto il genere umano, noi dobbiamo a Dante il fatto di provare ad essere felici, insieme”.

Quali sono gli eventi organizzati per il Dantedì che giudichi più interessanti?

“Ce ne sono veramente molti e validi. La maratona dantesca promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e creata con le Società Dante Alighieri in tutto il mondo (#Dante700), per esempio, oppure le dirette che coinvolgono Verona, l’Università e altri centri di ricerca. Ciò che maggiormente seguirò saranno gli spettacoli, anche se in modalità online, tra cui segnalo quello in streaming del Ballet Dortmund e altri più nostrani, tra grandi compagnie – come Lombardi Tiezzi – e alcune più vicine a noi veronesi – come Casa Shakespeare. Sicuramente, un appuntamento insolito per alcuni/e sarà Re-done Dante, promosso dal progetto ‘Illuminated Dante’ della Federico II di Napoli. Un convegno bellissimo”.

Personalmente, ne aggiungeresti alcuni? Hai qualche idea a riguardo? E, in caso, quali e perché?

“Aggiungere è fin troppo facile; sarebbe meglio programmare e diluire. Se c’è un aspetto positivo della trasmissione del sapere tramite gli eventi in streaming, è che tutti/e avranno accesso a questo sapere. Ma la conoscenza vera ha bisogno di dialogo e di tempo per depositarsi e maturare. Quest’anno è tutto un po’ una grande corsa. Vorrei personalmente vedere ogni anno questo vigore e questa intenzione nella promozione del nostro patrimonio culturale, e possibilmente per ogni autore e autrice. Ovviamente, questa è la logica dei centenari ed è sempre stato così, però credo che sia un dato importante che ci mostra quanto la cultura e le arti siano amate e necessarie e creino iniziative seguitissime. Dobbiamo impegnarci non solo a tutelare il nostro passato glorioso, ma a creare le basi per il futuro, partendo dal dare spazio e valore a chi ogni giorno opera nella cultura e nell’arte”.

Alcuni studiosi ritengono che il viaggio di Dante sia iniziato proprio oggi: sei d’accordo?

“Non mi sono mai occupata di questo aspetto estremamente puntuale e filologico, quindi mi astengo dal rispondere. Ritengo che a parlare e a dare risposte debbano essere altri studiosi e altre studiose. Non credo nei tuttologi, ma nel lavoro fatto bene; dunque, segnalo la biografia dantesca pubblicata recentemente dal Professor Paolo Pellegrini. Un piccolo tesoro”.

Che cosa rappresenta il Dantedì in generale? E che cosa rappresenta per te?

“In generale, Dante rappresenta un patrimonio inestimabile della cultura italiana e mondiale. È onesto e giusto celebrarlo in un giorno e rinnovare questa memoria con viva voce, attraverso nuove esperienze e dando spazio alla creatività dei nuovi interpreti della scena culturale e artistica. Per me, è l’occasione in più per dire alla mia famiglia che ha un senso spendere così tanto tempo ed energie nello studiare un Poeta vissuto e morto 700 anni fa. Ci vuole questa larghezza di cuore e di vedute. Dante vive ogni giorno nella nostra lingua, nell’immaginario visuale, culturale e spirituale che abbiamo: darlo per scontato o non valutarlo come un patrimonio vivo è sintomo di un atteggiamento miope”.

Da dove nasce il tuo amore per Dante Alighieri?

“Nasce dal liceo, dove la mia professoressa recitava a memoria la Commedia. Il resto è stato un continuo lavorio, un continuo trovare collegamenti tra Dante e la mia vita. Non saprei spiegarlo in altri modi: è un tesoro del cuore che vivo e cerco di alimentare ogni giorno, affinché sia fontana vivace per chi entra in contatto con me, con la mia ricerca, con la poesia. Avere a che fare ora con attori, attrici, interpreti, danzatori, danzatrici e cantanti che si avvicendano e prendono spunto da Dante e dalle sue opere, facendone materia viva di condivisione con il pubblico, è un sogno diventato realtà. Dante parla ancora e ha il volto di mille e mille uomini e donne. È incredibile”.

Concludiamo con una domanda classica. Inferno, Purgatorio, Paradiso: quale preferisci e perché?

“Credo sia invero la più difficile. Penso che il mio posto, come quello di Dante, sia il Purgatorio. Le vette del Paradiso e le voragini dell’Inferno le vivo ogni giorno, tra le gioie e i dolori. Sto ancora tentando di trovare il coraggio di voler essere autenticamente umana, anziché cercare un altrove dove rifugiarmi o un motivo per cedere alla mia furia. E, poi, lì è dove Dante sperimenta la vera amicizia e l’amore puro: cosa chiedere di meglio?”.

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