Oscar 2021: Nomadland, da favorito a vincitore

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La notte degli Oscar premia Nomadland con tre statuette dorate. Sorprende la vittoria di Anthony Hopkins. L’Italia rimane a mani vuote

Di: Sofiasole Scotti

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Alla 93esima edizione degli Oscar, tenutasi la scorsa notte, il film protagonista è Nomadland di Chloé Zhao. Candidato con sei nomination, vince i premi per il miglior film, la migliore regia e la migliore attrice protagonista con Frances McDormand.

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Una doppietta storica per Chloé Zhao, seconda regista donna e prima asiatica a vincere la statuetta per la regia. Dopo il successo alla scorsa Mostra di Venezia come quarta regista donna a vincere il Leone d’oro, Chloé Zhao si inserisce, oggi, tra i nomi di spicco del panorama Hollywoodiano.

Frances McDormand, migliore attrice protagonista di questa edizione degli Academy Awards, in Nomadland interpreta Fern, una vedova che, trovandosi a vivere sola in una città mineraria abbandonata, decide di partire, di andarsene. Così, Fern carica un camper con gli oggetti a lei più cari e inizia un viaggio alla scoperta dell’Ovest americano. Le Badlands del South Dakota, il deserto del Nevada, fino al Pacific Norhwest, sono i panorami sconfinati e silenziosi percorsi dalla protagonista. Questo, fino a quando si trova a far parte di una comunità di nomadi, molti dei quali interpretano se stessi.

Nomadland, tratto dall’omonimo libro inchiesta di Jessica Bruder, si propone di indagare lo spirito nomade americano e il movimento della manodopera migratoria stagionale che ne deriva. Un sapiente intreccio tra realtà e poesia, che mette in relazione uno scambio continuo tra la natura incontaminata e i prefabbricati industriali. Di forte impatto le immagini, nondimeno accompagnate dalle storie di vita dei personaggi e dall’analisi interiore compiuta dalla protagonista lungo il proprio viaggio.

Tra i numerosi vincitori spicca Anthony Hopkins

Anthony Hopkins, in questa edizione degli Oscar, vanta il record di attore più anziano mai nominato: a 83 anni festeggia la vittoria come migliore attore protagonista in The Father. Per l’attore britannico si tratta della seconda statuetta, dopo quella ricevuta nel 1991 con il thriller Il silenzio degli Innocenti. Una vittoria, di fatto, anche contro i pronostici, che vedevano favorito Chadwick Boseman, scomparso lo scorso anno, dopo l’ultima interpretazione in Ma Rainey’s Black Bottom.

Yuh-Jung Youn, la nonna nel film Minari, e Daniel Kaluuya, per l’interpretazione in Judas and the Black Messiah, vincono l’Oscar rispettivamente come migliore attrice e attore non protagonista. Dopo i doverosi ringraziamenti, l’attrice coreana, il cui film è prodotto dalla casa Plan B di Brad Pitt, ha aggiunto:

“Vengo dalla Corea, vivo da un’altra parte del mondo. Solitamente, gli Oscar li vedo in tv; non riesco a capacitarmi di essere qui personalmente”.

Pete Docter, regista già premio Oscar per Up Inside out, riceve la statuetta dorata per il lungometraggio Disney Soul, scelto quale miglior film di animazione. In quanto inno all’amore per la musica Jazz, si aggiudica anche il premio per la miglior colonna sonora, di Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste.

Un altro giro di Thomas Vinterberg è il miglior film internazionale. Commuovente il discorso del regista, che tra i ringraziamenti rivolge un pensiero alla figlia, scomparsa in un incidente stradale prima dell’inizio delle riprese.

Due Oscar a Mank, l’uno per la migliore fotografia, l’altro per la migliore scenografia. Miglior sonoro e montaggio, invece, per Sound of Metal. A Tenet di Christopher Nolan il premio per i migliori effetti speciali.

James Reed e Pippa Ehrlich vincono la statuetta per miglior lungometraggio documentario con Il mio amico in fondo al mare, storia di un’insolita amicizia tra un polipo e un uomo prodotta da Netflix. Nella stessa categoria, il francese Colette trionfa quale miglior cortometraggio documentario. Tra i corti spiccano Due estranei e Se succede qualcosa, vi voglio bene, rispettivamente come miglior cortometraggio e miglior cortometraggio animato.

Svanisce il sogno italiano

Per l’Italia, la trasferta hollywoodiana si rivela sfortunata. Il nostro Paese torna da Los Angeles senza Oscar, nonostante le tre candidature. Non ce l’ha fatta Laura Pausini con la sua Io sì – Seen, canzone originale per La vita davanti a sè di Edoardo Ponti, sconfitta da Fight for You di HER per il film Judas and the Black Messiah.

Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti, candidati per il trucco, e Massimo Cantini Parrini, per i costumi del film Pinocchio di Matteo Garron, non battono il doppio traguardo del film Ma Rainey’s Black Bottom, che si aggiudica la vittoria per il miglior trucco e acconciature e il premio per i migliori costumi.

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