Massimo Campigli e gli Etruschi: una pagana felicità

Dal 23 maggio al 30 settembre 2021, ACP – Palazzo Franchetti, Venezia, ospita la mostra “Massimo Campigli e gli Etruschi a cura di Franco Calarota. Un vero dialogo tra le opere del maestro e gli esempi del passato

Servizio fotografico di: Luigi Tiriticco

“Nei miei quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti che nello spirito del lavoro che si fece più libero e lirico”.

– Massimo Campigli

È con queste parole che Massimo Campigli descrive la visita al Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma, nel 1928. Una visita a cui attribuisce una valenza fondamentale per lo sviluppo della fase più matura della sua produzione artistica. Ed è a partire da queste parole che prende forma la mostra presso ACP – Palazzo Franchetti di Venezia, a cura di Franco Calarota, con la supervisione generale di Alessia Calarota, che vuole proporsi come un vero dialogo tra le opere del maestro e gli esempi del passato da cui ha tratto così forte ispirazione.

Le circa 35 opere di Campigli selezionate per la mostra si affiancano a una cinquantina di reperti della civiltà etrusca. Molti di questi, inediti ed esposti qui per la prima volta, sono stati individuati dalla Soprintendente Margherita Eichberg assieme agli studiosi del Comitato Scientifico Leonardo Bochicchio, Simona Carosi, Daniele Federico Maras, Rossella Zaccagnini, affiancati dal direttore di ricerca Arch. Giovanni Cesarini.

L’esposizione ha potuto inoltre contare sul prezioso apporto scientifico della storica dell’arte Martina Corgnati. Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, si completa con testi di Enrico Mascelloni e Eva Weiss.

Massimo Campigli e gli Etruschi

“A partire dalla famosa visita al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, nel 1928, si assiste a una sorta di ritorno a una purezza primordiale nell’arte di Campigli”, sottolinea Franco Calarota. “A un sapore antico, fatto di colori tenui come dipinti ad affresco così simili a come il tempo ci ha restituito le immagini etrusche, di forme plasmate secondo il disegno di statue votive o di anfore, di figure femminili con busti a clessidra che si astraggono in immagini atemporali”.

Molti dei reperti sono assolutamente inediti. Provengono da importanti operazioni di recupero di materiale archeologico, anche da rinomati musei internazionali, e ora nella disponibilità della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

“Sono stati privilegiati i volti di terracotta dai quali l’artista trasse ispirazione per l’ideazione di un tipo di ritratto stereotipo e svincolato dalla riproduzione diretta della realtà; i bronzi e i vasi di ceramica decorati con figure umane e animali, soggetti che compaiono nelle opere dell’artista; i vasi di bucchero e di impasto con forme geometriche e curve che hanno ispirato le sagome femminili in alcune sue opere; e, infine, i gioielli, una vera passione di Campigli”, spiega la Soprintendente Margherita Eichberg.

Una nota meritano due preziosi sarcofagi in terracotta del Museo Civico di Viterbo: l’uno, un sarcofago fittile femminile della seconda metà del III secolo a.C.; l’altro, invece, un sarcofago fittile maschile di fine III-inizio II sec. a.C.

Per verificare giorno, orario e disponibilità della visita, invia un’email all’indirizzo tickets@acp-palazzofranchetti.com con oggetto “Visita Guidata per Privati”. In alternativa, telefona al Call Center +39 333 101 2415 nei seguenti orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 13.00.

Si ringrazia Francesco Gattuso, PRESS & PARTNERS

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